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Manifesto anti-violenza sulle donne a Milano: arriva la censura

Matteo Failla avatar Sabato 15 Novembre 2008, 09:03 in Cronaca italiana di Matteo Failla
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Quando ci ritroviamo a parlare di censura prevale sempre un senso di sconforto. Com'è possibile che un'autorità decida se è possibile o meno vedere qualcosa. Sì, così la mettiamo giù un po' troppo semplice, è vero, soprattutto se ci limitiamo ad analizzare il concetto "censura". Nel caso delle pubblicità però le cose cambiano.

Non è la prima volta che assistiamo a polemiche intorno ad una campagna pubblicitaria (Toscani è un maestro in questo tipo di provocazioni), anche se questa volta ci apprestiamo a parlare di una campagna di sensibilizzazione. Già, non cambia molto. Qualcuno ha deciso che la campagna pubblicitaria della Onlus Telefono Donna non s'ha da vedere. Lo ha deciso Maurizio Cadeo, assessore al Decoro Urbano.

Giusto? Sbagliato? Lascio a voi i commenti. E' una riflessione personale. Un indizio però vorrei lasciarlo: per riflettere intorno alla violenza sulle donne, in costante crescita, serve una campagna pubblicitaria scioccante? Bah, viste le poche denunce il fatto di essere incuriositi da un manifesto e di avere sott'occhio anche un numero da chiamare non è un'idea così malvagia.

Comunque sia sopra vedete la foto che non troverete mai in giro per Milano. Qui sotto invece riportiamo la notizia (che trovate in versione intergale sul Corriere). A voi decidere se era il caso o meno di censurarla. Ma se proprio dobbiamo dirla tutta il Comune, come spesso accade in questi casi, ha ottenuto l'effetto contrario. Oggi ne parlano tutti e i giornali riportano il manifesto.

Una (bella) donna distesa e semi-nuda su un letto (di dolore?). A braccia aperte. La scritta poi toglie ogni dubbio: «Chi paga per i peccati dell'uomo?». Evidente, così, il riferimento al crocifisso e al martirio cristiano. È bufera sulla campagna pubblicitaria di Telefono Donna, onlus fondata nel 1992 e insignita dal Comune una decina d'anni fa con tanto di benemerenza civica. La donna crocifissa avrebbe dovuto campeggiare su cinquecento spazi pubblicitari. Testimonial choc (la campagna è dell'agenzia internazionale Arnold WorldWide) in vista della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, in calendario per il 25 novembre. Tutto fermo, congelato. Perché da Palazzo Marino le pressioni sono fortissime.

L'assessore al Decoro Urbano, Maurizio Cadeo (An), davanti al rendering dei primi manifestini è sobbalzato. No, quell'immagine non deve passare. Non almeno sugli stalli pubblicitari del Comune. Il messaggio spedito agli uffici che gestiscono la pubblicità del Comune è chiaro: opporsi in ogni modo. «Perché rispondere alla violenza con violenza?», domanda Cadeo. Una questione anche di decoro. La pensa così anche il capogruppo di An, Carlo Fidanza: «Il manifesto strumentalizza il simbolo della cristianità. In una città dove giustamente si sanziona chi viola il decoro pubblico, è giusto opporsi a questo tipo di campagne».
 
Stefania Bartoccetti, presidente dell'associazione cade dalle nuvole. «I manifesti sono già stati stampati dopo il primo via libera degli uffici comunali. Ora staremo a vedere. Domani (oggi ndr), con l'agenzia che ha curato la campagna, decideremo il da farsi». «A noi non risulta che tutti i permessi siano stati accordati — replica Cadeo —. E comunque, in casi come questi, bisogna distinguere l'iter burocratico dalle responsabilità politico-amministrative». Campagna blasfema? Si difende la Bartoccetti: «Io sono cattolica praticante. La crocifissione vuole solo essere l'immagine della sofferenza estrema». Da Salemi si fa vivo anche l'ex assessore Sgarbi: «Quella di Milano è un'amministrazione che dovrebbe dimettersi, invece di continuare a menarla con queste stupidaggini». E i poster? «Sono pronto a ospitarli a Salemi ».
[Tratto da Corriere.it]
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6 commenti
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06 Gen 2010
alle 13:23

Maria Luisa

Ci sono donne,che non subiscono violenza fisica,ma subiscono violenza psicologica,plagio,violenza economica,si ammalano gravemente,come nel mio caso,che per aver inserito un figlio nella mia azienda,adesso ne sono fuori,,,,e non so come fa,ma ogni avv.che prendo,o commercialista....riesce a farlo fuori.

5
04 Giu 2009
alle 19:04

Er Rachidi

Secondo me le donne sono il bene più prezioso per la vita. Trovo disdicevole e stupido gli uomini che vanno a profanare e distruggere questo immenso patrimonio, questo tesoro prezioso, che è, appunto, la donna

4
23 Nov 2008
alle 20:38

Giovanni Battista Sambuelli

L'iniziativa mi sembra lodevolissima e senza tempo, tant'è vero che nel 2000 ho realizzato la campagna di sensibilizzazione basata sullo stesso concetto.
Allora era stata pubblicata su molti media ed ha partecipato ufficialmente al Second International Festival of Public Service Communication, promosso da Pubblicità Progresso con la collaborazione di Università Bocconi, proprio a Milano.

La pubblicità era questa http://www.glamouravenue.com/Pubbl.Progresso.jpg

Mi sembra un oltraggio alle donne, oltre che all'arte, censurare un'immagine come quella attuale, del bravo Rosfer.

Preciso che nella mia immagine, qui purtroppo in bassa risoluzione, i seni ed il pube erano coperti da nastro nero, a metafora di ulteriore negazione della femminilità.

Quanto alla presunta "crocefissione" della modella, mi sembra ridicolo ridurre ad un contesto religioso una posa. Non dimentichiamo che la crocefissione è stata una delle più usate forme di messa a morte con sofferenza della persona condannata e che, quindi, deve essere disgiunta dalla sfera religiosa.

Se poi qualcuno vuole vederci comunque anche Nostro Signore Gesù, buon pro ne venga; il suo sacrificio sarà servito a farci ulteriormente riflettere.

Giovanni Battista Sambuelli

3
16 Nov 2008
alle 08:08

Emanuela Zerbinatti

Io invece credo che semplice marketing o campagna di sensibilizzazione, utilizzare il crocifisso sia da evitare. Pochi giorni fa un'opera d'arte che rappresentava una rana in croce è stata fatta togliere da dove era esposta.... non è più solo una questione di rispetto per chi è credente: a quasi 2 mila anni dalla morte di Cristo chiunque sa che utilizzare invano il crocifisso solleva polveroni e perciò chi si ostina a usarlo lo fa per attirare attenzione.

Inoltre, il fine non giustifica i mezzi nemmeno in questo caso: che sia buono e giusto poco importa perchè rispecchia la tendenza assurda della comunicazione vuota di senso di oggi e cioè quel "parlatene! anche male, purchè ne parliate!".

Le campagne di sensibilizzazione non devono perdere la qualità per la quantità e soprattutto ritengo profondamente contraddittorio che una campagna di sensibilizzazione verso il problema di qualcuno manchi di sensibilità verso il problema di un altro.

E ribadisco che non lo dico perché è il crocefisso: avessero usato il simbolo di un altra religione avrei detto lo stesso. La comunicazione dovrebbe occuparsi delle cose terrene perché la comunicazione tra l'uomo e il divino (chiunque esso sia) è qualcosa di estremamente personale, sacro e inviolabile. Il mettersi in mezzo è paragonabile alla violazione etica che avrebbe una macchina per la lettura del pensiero se esistesse. 

2
16 Nov 2008
alle 01:02

Giulia

D'accordissimo con Francesca.

Leggevo tempo fa che un PM Udinese ( dott.ssa Maria Grazia Zaina) disse ad una conferenza quanto sia importante denunciare atti di violenza sessuale, ed io sono pienamente d'accordo con lei in questo, voglio dire che bisogna fregarsene dei giudizi e pre-giudizi delle altre persone, se si sono subiti atti di violenza è giusto che vengano denuniciati, poi in quanto alla pena e alla giustizia sarebbe un discorso molto articolato.

LANCIO UN APPELLO, DENUNCIATE SE SUBITE O AVETE SUBITO ATTI CONTRO LA VOSTRA VOLONTA', ANCHE SE IL COLPEVOLE E' UN FAMIGLIARE, PERCHE' RICORDATE CHE LA VIOLENZA SESSUALE SI CONSUMA SEMPRE PIU' NELLE MURA DOMESTICHE!!

E' ORA DI FINIRLA DI FARCI UMIGLIARE DAGLI UOMINI, SU DONNE FORZA DI REAZIONE, CREDETEMI HO 19 ANNI, MA CARATTERE E CORAGGIO NON MI MANCANO, NON A CASO DA TRA UN PAIO D'ANNI FARO' L'AVVOCATO PENALISTA E PROMUOVERO' PROGETTI CONTRO LA VIOLENZA DOMESTICA.

Un caro saluto a tutte le donne

1
15 Nov 2008
alle 10:18

Francesca da pv

Pubblicità che fanno riflettere no, però le modelle semi nude e volgari si.

 

 

 

Mah.

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