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Volti, storie, racconti si intrecciano alla tragedia del terremoto in Abruzzo (qui la cronaca minuto per minuto). Testimonianze drammatiche di coraggio e altruismo che si susseguono di ora in ora; tante a lieto fine tante disperate.
Dalle macerie di un'abitazione a San Gregorio è stata estratta viva una bambina di due anni mentre la mamma è morta nel tentativo di fare scudo con il proprio corpo alla piccola, riferiscono fonti dei vigili del fuoco.
A Fossa invece una bambina di appena 3 anni, riferisce il sindaco Luigi Calvisi è morta, mentre la sorella gemella si è salvata ed è in buone condizioni.
Non dimenticherà mai quegli attimi Bernardino Persichetti, medico dell'ospedale civile dell'Aquila, che ha visto morire tra le sue braccia quattro bambini, soffocati dai calcinacci caduti loro addosso a causa del sisma. Spiega il medico: "Ero di turno nel mio reparto quando c'è stata questa scossa tremenda, siamo andati prima in reparto e poi al pronto soccorso, ma ho visto morire tre o quattro bambini sotto le mie mani, soffocati dai calcinacci. E' una tragedia".
Onna è invece un paese fantasma. Padri e madri cercano i cadaveri dei propri figli. Un paese completamente raso al suolodove ora vi sono solo file di bare.
Tre ore sotto le macerie sono quelle trascorse da Guido Mariani studente di ingeneria elettronica, che ha visto morire accanto a lui l'amico con cui condivideva l'appartamento da due anni.
Buone notizie si alternano a drammatiche. E tra lacrime, abbracci, isterismi e commozione si continua a sperare, senza sosta mentre il resto dell'Italia si mobilita come può.
Già perchè oggigiorno il terremoto diventa un fatto personale anche per chi non lo vive da vicino. Sui principali social network, Facebook e Twitter, sin dalle prime ore di stamani sono si sono susseguite richieste di notizie su amici e parenti, praticamente in tempo reale. Su Facebook sono nati numerosi gruppi, come "Aiutiamo l'Abruzzo" (15 mila gli iscritti), "Terremoto in Abruzzo" in cui gli iscritti si scambiano informazioni utili come i numeri di telefono per l'emergenza, i riferimenti per donare il sangue o le segnalazioni per organizzare aiuti concreti. Ma attenzione agli sciacalli.
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dispiace molto noi xk kst essere un problema molto brutto noi fare di tt x aiutare voi..
allora posso dire ke mi dispiace nel profondo del cuore e posso dire di farsi forza a koloro ke nn hnn piu figli o mogli o mariti o cani o gatti o conigli tutti morti..mi dispiace davvero ..
vi aiuterò fino in fondo
ci dispiace tanto perchè in questi episodi si dimostra sempre la nostra solidarietà anche se per chi non c'è passato è impossibile concepire il fatto di aver perso tutto anche perchè a sentire una situazione così lo stato d'animo è indescrivibile perchè le parole non possono descrivere drammi umani che segnano ferite immortali
ci dispiace molto x kst tragedia..lo sappiamo sono parole k dikono tt ma nn esistono parole x definire la tristezza delle xsone k sn vittime di kst evento
THE READER: L'IMPOSSIBILITA' DI AMARE AD ALTA VOCE Recensione scritta a quattro mani a cura di Concetta Di Lunardo e Francesco Cecchino Antonini
Da l’Aquila:
Concetta Di Lunardo Abruzzo, tremano anche i “sotterranei dell’anima” “L’Aquila era una bella città. D’estate la notte faceva fresco e la primavera degli Abruzzi era la più bella d’Italia”, ha scritto Hemingway in Addio alle armi. Adesso il terremoto ha cancellato un territorio nella sua cultura, nella sua quotidianità, nei suoi valori. Ad una settimana da the big one delle 3.32 del 6 aprile, per la città si comincia ad immaginare un futuro. La gente potrà andare nei luoghi della memoria ma solo con la mente. I bambini ne potranno percorrere le strade e ricordarne gli antichi colori,persino i profumi, ma nulla potrà cancellare il ricordo interiore della fine del mondo e della loro innocenza, forse. Dopo dieci giorni la terra continua ancora a tremare. Più di mille scosse, di cui un centinaio percepite nettamente in tutto il Centro Italia, 294 morti, 1500 feriti, una casa su due inagibile sia nel centro storico sia nelle periferie edificate senza scrupoli. E’ imponente l’inventario da fare dei beni culturali da catalogare, imballare e trasportare in attesa del recupero dei siti ora diroccati. Di fronte ad una tenda verde a Piazza D’armi, una delle 112 tendopoli sorte nei giorni successivi, un cartello informa i 1300 abitanti: “Supporto Psicologico, colloquio in corso, non disturbare”. Ci lavorano volontari dell’associazione regionale di psicologia d’emergenza (Pea) formati a curare i mali dell’animo nelle situazioni post traumatiche, professionisti in allerta per aiutare ad affrontare le crepe del “ distacco dalla terra, dalle radici, dagli affetti, da un pezzo di vita, dai legami essenziali che aggrediscono l’emotività”.Si chiama disturbo post-traumatico da stress, in gergo (Dpts), lo stesso che ossessiona chi subisce violenza, abuso, stupro, lo stesso che fiacca la capacità di adoperare efficacemente i comuni strumenti di difesa fisica e psicologica di cui siamo dotati. E’ lo stesso setting delle guerre lampo che trasformano in 20 secondi un paese in un cimitero di guerra con 300 croci.Su un volantino che circola negli accampamenti una sintesi dei sintomi: ansia, paura di sé o per i propri cari, melanconia, affaticamento mentale, palpitazioni, vertigini, tremori, sensi di colpa, mal di testa. Alla tenda verde, centinaia di volte al giorno, spiegano che «parlare ed elaborare aiuta senz’altro, non è positiva la chiusura, l’isolamento». Le due psicologhe di turno raccontano di aver visto bambini ammutoliti per giorni, molti hanno paure ed incubi, molti fanno la pipì a letto. Fondamentale il lavoro di medici-clown. I bambini devono riprendere a giocare, disegnare, recuperare l’aspetto ludico pur in un quadro dolente e decontestualizzato per effetto delle perdite delle persone scomparse e degli spazi distrutti. Anche per i grandi è necessario «condividere piuttosto che isolarsi», dice Vincenzo Irace, vigile del fuoco in servizio in Lombardia e arrivato con la squadra di supporto psicologico. E poi ci sono le problematiche di ambientazione, di gestione di spazi decontestualizzati, gestire la rabbia e l’aggressività in questi giganteschi condomini blu, il colore delle tende della protezione civile. E’ un lavoro di totale condivisione con gli sfollati.Gli psicologi lavorano a tempo pieno, dormono nei campi e supportano con colloqui individuali e di gruppo anche i soccorritori che a loro volta vivono la duplice condizione di soccorritori e terremotati. «Chi ha tirato fuori i corpi dalle macerie deve poter tirare fuori il proprio vissuto».Per comprendere può essere utile consultare esperienze consolidate. Così un adolescente al tempo del terremoto dell’Irpinia: «Ogni giorno penso al mio paese, a come era bello, alle sensazioni semplici che mi trasmetteva, alla sirena del comune che avvisava che era ora di pranzo perché anche i contadini sperduti nelle terre più distanti dal paese sapessero che era finalmente ora di mangiare, le voci di Fausto e Diego che, ancora oggi, mi risuonano nella mente. Come era bello il mio paese. Adesso è una collina, ci sono perfino cresciuti gli alberi al posto del sangue e di tanti corpi straziati. Adesso posso andarci solo con la mente: ne percorro le strade, ne vedo i colori, ne sento perfino i profumi, e nessuno me lo potrà più rubare». Si ricomincia da capo, se hai dei pezzetti te li porti dietro, si ricomincia da sé. Attivarsi significa ricominciare e andare avanti.mi dispiace tanto di questa tragedia spero che ricomicia subito mi dispiace tanto per i bambini e per gli anziani e per le persone ammalate e a tutti le persone del modo
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alle 18:30
Maria Cecilia
Qualche giorno fa ho letto una bellissima testimonianza su un giornalino edito da ragazzi che vivono nelle zone terremotate, relativa al piccolo Antonio di 5 mesi di età, è stata la vittima più piccola di questo tragico evento.
http://www.site.it/terremoto-siteitzeronove-numero-3-del-giornalino-ciclostilato-dei-ragazzi-di-san-demetrio/09/2009/
Maria Cecilia