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Terremoto in Abruzzo, tra testimonianze della tragedia e un orrore "vissuto" su Facebook e Twitter

Francesca Airaghi avatar Lunedì 6 Aprile 2009, 16:00 in Cronaca italiana di Francesca Airaghi
terremotoabruzzo.jpg

Volti, storie, racconti si intrecciano alla tragedia del terremoto in Abruzzo (qui la cronaca minuto per minuto). Testimonianze drammatiche di coraggio e altruismo che si susseguono di ora in ora; tante a lieto fine tante disperate.

Dalle macerie di un'abitazione a San Gregorio è stata estratta viva una bambina di due anni mentre la mamma è morta nel tentativo di fare scudo con il proprio corpo alla piccola, riferiscono fonti dei vigili del fuoco.
A Fossa invece una bambina di appena 3 anni, riferisce il sindaco Luigi Calvisi è morta, mentre la sorella gemella si è salvata ed è in buone condizioni.  

Non dimenticherà mai quegli attimi Bernardino Persichetti, medico dell'ospedale civile dell'Aquila, che ha visto morire tra le sue braccia quattro bambini, soffocati dai calcinacci caduti loro addosso a causa del sisma. Spiega il medico: "Ero di turno nel mio reparto quando c'è stata questa scossa tremenda, siamo andati prima in reparto e poi al pronto soccorso, ma ho visto morire tre o quattro bambini sotto le mie mani, soffocati dai calcinacci. E' una tragedia".

terremotoabruzzo3.jpg

Onna è invece un paese fantasma. Padri e madri cercano i cadaveri dei propri figli. Un paese completamente raso al suolodove ora vi sono solo file di bare.
Tre ore sotto le macerie
sono quelle trascorse da Guido Mariani studente di ingeneria elettronica, che ha visto morire accanto a lui l'amico con cui condivideva l'appartamento da due anni.

Buone notizie si alternano a drammatiche. E tra lacrime, abbracci, isterismi e commozione si continua a sperare, senza sosta mentre il resto dell'Italia si mobilita come può.

Già perchè oggigiorno il terremoto diventa un fatto personale anche per chi non lo vive da vicino. Sui principali social network, Facebook e Twitter, sin dalle prime ore di stamani sono si sono susseguite richieste di notizie su amici e parenti, praticamente in tempo reale. Su Facebook sono nati numerosi gruppi, come "Aiutiamo l'Abruzzo" (15 mila gli iscritti), "Terremoto in Abruzzo" in cui gli iscritti si scambiano informazioni utili come i numeri di telefono per l'emergenza, i riferimenti per donare il sangue o le segnalazioni per organizzare aiuti concreti. Ma attenzione agli sciacalli.

Per saperne di più sul terremoto in Abruzzo cliccate qui.

8
8 commenti
8
04 Ott 2009
alle 18:30

Maria Cecilia

Qualche giorno fa ho letto una bellissima testimonianza su un giornalino edito da ragazzi che vivono nelle zone terremotate, relativa al piccolo Antonio di 5 mesi di età, è stata la vittima più piccola di questo tragico evento.
http://www.site.it/terremoto-siteitzeronove-numero-3-del-giornalino-ciclostilato-dei-ragazzi-di-san-demetrio/09/2009/

Maria Cecilia

7
14 Giu 2009
alle 18:11

flavia e maria

dispiace molto noi xk kst essere un problema molto brutto noi fare di tt x aiutare voi..

6
14 Giu 2009
alle 18:06

annamaria dalla piramide d'egitto con dolore

allora posso dire ke mi dispiace nel profondo del cuore e posso dire di farsi forza a koloro ke nn hnn piu figli o mogli o mariti o cani o gatti o conigli tutti morti..mi dispiace davvero ..

vi aiuterò fino in fondo

5
14 Giu 2009
alle 18:01

geltrude e annamaria dalla pietra con furore

ci dispiace tanto perchè in questi episodi si dimostra sempre la nostra solidarietà anche se per chi non c'è passato è impossibile concepire il fatto di aver perso tutto anche perchè a sentire una situazione così lo stato d'animo è indescrivibile perchè le parole non possono descrivere drammi umani che segnano ferite immortali

4
14 Giu 2009
alle 17:59

genoveffa e anastasia

ci dispiace molto x kst tragedia..lo sappiamo sono parole k dikono tt ma nn esistono parole x definire la tristezza delle xsone k sn vittime di kst evento

3
18 Mag 2009
alle 21:26

concetta di lunardo

THE READER: L'IMPOSSIBILITA' DI AMARE AD ALTA VOCE Recensione scritta a quattro mani a cura di Concetta Di Lunardo e Francesco Cecchino Antonini   

 
Michael, rampollo della borghesia berlinese, ha sedici anni quando incontra Hanna. Un’esperienza che gli sconvolgerà l’esistenza. E’ il 1958 e la scarlattina fa un brutto scherzo al ragazzo. Hanna, vent’anni più grandedi lui, lo soccorre e, in qualche modo, lo sedurrà.
Di lei non si sa altro se non che vive da sola e fa la bigliettaia sui tram. Tra i due nasce una storia d’amore che mette a confronto due generazioni senza confidenza, quasi senza parole: la stessa distanza che c’è tra il giovane e la sua famiglia, benestante ma depressa dalla sconfitta del Reich. Hanna, tutt’altro tenore di vita e una durezza che si stempera solo quando ascolta il ragazzo leggere ad alta voce: Omero, Cecov, Kafka, l’estate trascorre tra l’educazione sessuale e i reading del ragazzo. Poi Hanna, un giorno, scompare senza lasciare tracce di sé.
The Reader, capolavoro di Stephen Daldry candidato a più Oscar con Ralph Fiennes, Jeanette Hain, David Kross, ed è tratto dal romanzo di Bernhard Schlink "A voce alta" (Garzanti, 1996).
Dire che sia una storia d’amore non semplifica il quadro. Nella relazione tra i due ci sono tracce d’incesto, forse- Nonostante la differenza di età, sono entrambi analfabeti da un punto di vista sentimentale. E, per Hanna, l’analfabetismo in senso letterale, è solo uno dei due segreti che cela. Ma sarà quello che la trascinerà all’ergastolo. Hanna è un’ex Ss, una sorvegliante ad Auschwitz. Michael se ne renderà conto quando, giovane studente di giurisprudenza, assisterà al processo contro le autrici dell’eccidio di 300 prigioniere in marcia da un lager all’altro. Hanna sta al banco degli imputati.
Il processo è quello della Germania “sana” contro la propria cattiva coscienza nazista. Ma è il processo delle giovani generazioni alla generazione dei padri. Hanna appare inconsapevole del male di cui è stata portatrice. E’ la banalità del male di cui parlava la Harendt. Hanna è talmente imbevuta di superomismo, di senso del dovere che è la sua unica traccia etica. Operaia, povera, analfabeta. Le Ss le hanno dato uno status ma non la capacità di leggere e scrivere. Sola, lontana dalle parole e con lo stesso passato inconfessabile del padre di Michael, forse. Entrambi sconfitti. Ma lei senza alcuna filtro e senza reti di protezione.
Mentre la sua generazione è alle prese con l’impegno politico e con la liberazione sessuale, Michael ha il fardello pesantissimo di elaborare quell’abbandono. La sua iniziazione, nei modi in cui s’è svolta, ma soprattutto in quelli in cui s’è conclusa, condizionerà per sempre il suo rapporto con le donne e con gli affetti. Dopo il divorzio, non sembra avere relazioni stabili e il suo analfabetismo sentimentale gli farà disertare perfino il funerale del padre. Inutile dire che sua figlia lo sentirà sempre lontanissimo. Forse da Hanna ha imparato proprio la distanza dall’amore, la gestione ruvida delle emozioni dell’altro, l’assenza.
L’assenza come un assedio non consente rifornimenti,soprattutto quando si coltiva sul terreno delle emozioni.. Anche il passato è una presenza costante. Tanto più il passato nazista che condizionerà il resto della vita di Hanna e quello di chi neanche era nato quando la Germania viveva quel mix di ottimismo e disperazione dettato dalle imprese del Reich. La rimozione della guerra nella vita quotidiana della famiglia borghese e nel tran tran della bigliettaia viene però vanificata dal processo dove, tra l’altro, si fronteggia la generazione dei professori con quella dei discenti. <Perché uno come te, non impara da uno come ?>, chiede uno stupefatto Bruno Ganz, il professore, a Michael reticente che potrebbe alleviare la pena di Hanna ma non osa confessare, a sua volta, il segreto. Sebbene lui non abbia colpa alcuna. Dopo ogni abbandono, l’amore si trasforma, talvolta resta. Ma si può perdonare un abbandono? E si può amare una persona che ha partecipato a un genocidio? Le domande si moltiplicano, anziché sciogliersi, nella mente di Michael . Hanna doveva pagare, forse, anche per il suo abbandono. E quando la condanna sarà molto più dura perché Hanna non confesserà di non saper scrivere, e dunque di non poter essere l’autrice del rapporto che la inchioda, Michael si sottrae dal dovere di informare il tribunale o di confrontarsi con Hanna.
<Percepivo ogni cosa e non sentivo niente. Non soffrivo più per il fatto che Hanna mi aveva mollato, illuso, usato. Non sentivo neanche più il bisogno di smuoverla. Avvertivo che il torpore con cui avevo registrato gli orrori emersi dal processo si era posato sui sentimenti e sui pensieri delle ultime settimane. Che io fossi contento, sarebbe davvero dire troppo. Ma sentivo che era giusto così>, farà dire Schlink al protagonista del romanzo. Michael ritroverà la voce solo quando, di fronte alla tomba del suo primo amore, proverà a raccontare tutto a sua figlia.
Nessun giustificazionismo nel film, nessuna concessione hollywoodiana. Unica sbafatura, in una pellicola che parla tedesco, l’uso in scena di libri in inglese. Piccolo espediente per il pubblico del villaggio globale. 

2
18 Mag 2009
alle 21:24

concetta di lunardo

 

Da l’Aquila:

 Concetta Di Lunardo   Abruzzo, tremano anche i “sotterranei dell’anima” “L’Aquila era una bella città. D’estate la notte faceva fresco e la primavera degli Abruzzi era la più bella d’Italia”, ha scritto Hemingway in Addio alle armi. Adesso il terremoto ha cancellato un territorio nella sua cultura, nella sua quotidianità, nei suoi valori. Ad una settimana da the big one delle 3.32 del 6 aprile, per la città si comincia ad immaginare un futuro. La gente potrà andare nei  luoghi della memoria ma  solo con la mente. I bambini ne potranno percorrere le strade e ricordarne gli  antichi  colori,persino i profumi, ma nulla potrà cancellare il ricordo interiore della fine del mondo e della loro innocenza, forse. Dopo dieci giorni la terra continua ancora a tremare. Più di mille scosse, di cui un centinaio percepite nettamente in tutto il Centro Italia, 294 morti, 1500 feriti, una casa su due inagibile sia nel centro storico sia nelle periferie edificate senza scrupoli. E’ imponente l’inventario da fare dei beni culturali da catalogare, imballare e trasportare in attesa del recupero dei siti ora diroccati. Di fronte ad una tenda verde a Piazza D’armi, una delle 112 tendopoli sorte nei giorni successivi, un cartello informa i 1300 abitanti: “Supporto Psicologico, colloquio in corso, non disturbare”. Ci lavorano volontari dell’associazione regionale di psicologia d’emergenza (Pea) formati a curare i mali dell’animo nelle situazioni post traumatiche, professionisti in allerta per aiutare ad affrontare le crepe del “ distacco dalla terra, dalle radici, dagli affetti, da un pezzo di vita, dai legami essenziali che aggrediscono l’emotività”.Si chiama disturbo post-traumatico da stress, in gergo (Dpts), lo stesso che ossessiona chi subisce violenza, abuso, stupro, lo stesso che fiacca la capacità di adoperare efficacemente i comuni strumenti di difesa fisica e psicologica di cui siamo dotati. E’ lo stesso setting delle guerre lampo che trasformano in 20 secondi un paese in un cimitero di guerra con 300 croci.Su un volantino che circola negli accampamenti una sintesi dei sintomi: ansia, paura di sé o per i propri cari, melanconia, affaticamento mentale, palpitazioni, vertigini, tremori, sensi di colpa, mal di testa. Alla tenda verde, centinaia di volte al giorno, spiegano che «parlare ed elaborare aiuta senz’altro, non è positiva la chiusura, l’isolamento». Le due psicologhe di turno raccontano di aver visto bambini ammutoliti per giorni, molti hanno paure ed incubi, molti fanno la pipì a letto. Fondamentale il lavoro di medici-clown. I bambini devono riprendere a giocare, disegnare, recuperare l’aspetto ludico pur in un quadro dolente e decontestualizzato per effetto delle perdite delle persone scomparse e degli spazi distrutti. Anche per i grandi è necessario «condividere piuttosto che isolarsi», dice Vincenzo Irace, vigile del fuoco in servizio in Lombardia e arrivato con la squadra di supporto psicologico. E poi ci sono le problematiche di ambientazione, di gestione di spazi decontestualizzati, gestire la rabbia e l’aggressività in questi giganteschi condomini blu, il colore delle tende della protezione civile. E’ un lavoro di totale condivisione con gli sfollati.Gli psicologi lavorano a tempo pieno, dormono nei campi e supportano con colloqui individuali e di gruppo anche i soccorritori che a loro volta vivono la duplice condizione di soccorritori e terremotati. «Chi ha tirato fuori i corpi dalle macerie deve poter tirare fuori il proprio vissuto».Per comprendere può essere utile consultare esperienze consolidate. Così un adolescente al tempo del terremoto dell’Irpinia: «Ogni giorno penso al mio paese, a come era bello, alle sensazioni semplici che mi trasmetteva, alla sirena del comune che avvisava che era ora di pranzo perché anche i contadini sperduti nelle terre più distanti dal paese sapessero che era finalmente ora di mangiare, le voci di Fausto e Diego che, ancora oggi, mi risuonano nella mente. Come era bello il mio paese. Adesso è una collina, ci sono perfino cresciuti gli alberi al posto del sangue e di tanti corpi straziati. Adesso posso andarci solo con la mente: ne percorro le strade, ne vedo i colori, ne sento perfino i profumi, e nessuno me lo potrà più rubare». Si ricomincia da capo, se hai dei pezzetti te li  porti dietro, si ricomincia da sé. Attivarsi significa ricominciare e andare avanti.

1
26 Apr 2009
alle 19:10

giulia

mi dispiace tanto di questa tragedia spero che ricomicia subito mi dispiace tanto per i bambini e per gli anziani e per le persone ammalate e a tutti le persone del modo

 

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