Libri estate 2012: "Perchè siamo così ipocriti sulla guerra", di Fabio Mini - Chiarelettere

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I nostri suggerimenti per le letture estive: in vacanza senza dimenticare l'attualità e la cronaca.

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Un generale della Nato, nel libro “Perchè siamo così ipocriti sulla guerra”, racconta i segreti dei conflitti.

Ecco la scheda del libro e qualche nota sull’autore.

La domanda è legittima, ma rischia di essere ipocrita se vuole manifestare sorpresa, rammarico o vergogna. Perché l’ipocrisia è quel tipo particolare d’inganno che ricorre alla simulazione di buoni sentimenti per approfittare della buona fede altrui e coprire i vizi propri, ma non tutto ciò che inganna è ipocrita, come non tutto ciò che è sincero è necessariamente buono. Della guerra si colgono in genere gli aspetti eroici o drammatici, quelli tecnologici e quelli legati all’esercizio della violenza allo stato puro, che porta all’espressione della potenza e dell’intelligenza umana. Siamo sinceri quando chiamiamo geni i grandi condottieri e chiamiamo criminali di guerra coloro che si macchiano consapevolmente di atti notiamo che più bestiali ed efferati sono i loro atti, più la condanna si scontra con una sorta d’ammirazione, quando accostiamo i grandi criminali ai geni e quando non ce la sentiamo di condannare i grandi della scienza che spesso aiutano i criminali a raggiungere gli abissi della loro nefandezza. Così non c’è bisogno dell’ipocrisia per riconoscere che la guerra non è soltanto potenza: è anche inganno sottile, nascosto, come a sua volta è l’inganno della politica che deve dettare le condizioni della guerra e fissarne gli scopi.

Fabio Mini (Manfredonia, 11 dicembre 1942) si è laureato in Scienze strategiche per poi perfezionarsi in Scienze umanistiche presso l’Università lateranense e in Negoziato internazionale presso l’Università di Trieste. Generale di corpo d’armata, è stato capo di stato maggiore del Comando Nato per il Sud Europa che, a partire dal gennaio 2001, ha guidato il Comando interforze delle operazioni nei B alcani. Dall’ottobre 2002 all’ottobre 2003 è stato comandante della forza internazionale di pace a guida Nato in Kosovo (Kfor). Tra i vari incarichi è stato portavoce del capo di stato maggiore dell’Esercito italiano e, dal 1993 al 1996, ha svolto la funzione di addetto militare a Pechino. Ha inoltre diretto l’Istituto superiore di stato maggiore interforze (Issmi). Commentatore di questioni geopolitiche e di strategia militare, scrive per «Limes», «la Repubblica» e «l’Espresso», è membro del Comitato scientifico della rivista «Eurasia» ed è autore di diversi libri, tra cui La guerra dopo la guerra.

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