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Scontri e disordini, morti Chris Stevens, due marines e un impiegato degli uffici americani
Un razzo che centra in pieno una vettura e uccide quattro persone. Di queste, tre sono funzionari del consolato americano e uno è addirittura l'ambasciatore degli Stati Uniti in Libia, Chris Stevens. A Bengasi, dopo l'assalto notturno allo stesso consolato, regna il caos; guerriglia per le strade e grida di gente in preda al panico. Come se non bastasse, le news che giungono dai territori africani sono spesso incerte: di Stevens, infatti, c'è chi annuncia addirittura la morte per asfissia all'interno del consolato, a far capire quanto sia difficile muoversi in territori dove vige l'anarchia più totale.
Oltre al già citato 52enne ambasciatore, sono morte tre persone: due marines dediti alla sicurezza dello stesso Stevens e un impiegato del consolato. I quattro cadaveri sono stati poi trasferiti nel vicino aeroporto di Bengasi, da dove proseguiranno il loro viaggio verso una base americana della Germania. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, non ha usato mezze misure: "Si tratta di un attacco scellerato; sono profondamente addolorato per la morte di Stevens. Ora rafforzeremo la sicurezza di tutte le sedi diplomatiche Usa".
Messaggi di cordoglio anche da parte del ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi ("provo sdegno e orrore per un gesto infame) e dal segretario di Stato, Hillary Clinton ("Abbiamo il cuore spezzato per questa terribile perdita"). Più tardi sono giunte anche le scuse da parte del presidente del Congresso generale Nazionale Mohamed al-Megaryef: "Presentiamo le nostre scuse agli Usa, al popolo americano e al mondo intero".
Il caos era nato nella notte di martedì, quando alcuni manifestanti avevano iniziato a lanciare granate e armi da fuoco verso il consolato americano; una violenza durata 45 minuti e generata da un film ritenuto offensivo nei confronti dell'Islam. Il film in questione è "Innocence of Muslim" (L'innocenza dei musulmani), una coproduzione israelo-americano di Sam Bacile. La morte dell'ambasciatore Usa è stata rivendicata da Ayman al Zawahiri, numero due di Al Qaeda. La foto di Stevens subito dopo l'attentato è circolata sul web.
foto infophoto.it
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