14N european strike il giorno dopo: scontri, tafferugli e polemiche

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il 14 novembre c'è stato il primo european strike. In 23 Paesi europei migliaia di persone sono scese in piazza per manifestare il proprio dissenso contro l'austerity. Tutto quello che resta sono le immagini degli scontri e le polemiche.

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Il giorno dopo il primo european strike contro l’austerity, cosa rimane? Il solito copione. Polemiche, vandali e delinquenti, un gruppetto di facinorosi non rende delinquenti tutti, il marcio c’è da tutte le parti, la polizia ha fatto bene, i poliziotti sono dei macellai; foto e video di scontri e tafferugli, manganelli e teste spaccate, cassonetti rovesciati, segnali stradali sradicati, auto danneggiate, vetrine, sopratutto quelle delle banche, imbrattate di uova e vernice, con le ragnatele provocate dai sassi lanciati. Qualcuno ha capito perché migliaia di persone in 23 Paesi della vecchia Europa, mercoledì 14 novembre sono scese in piazza contemporaneamente, dalla Gracia al Portogallo, dall’Italia alla Spagna, capofila della protesta, al grido di toma la huelga, prendi lo sciopero?

Qualcuno, invece di visionare ossessivamente foto e video per capire chi ha ragione, se studenti o poliziotti, chi è stato più crudele, chi ha iniziato prima, chi ha provocato, si è preso la briga di riflettere sul significato di un evento di questa portata? Mi soffermo solo sull’Italia. Se persino in città di cui raramente si ha traccia nelle cronache delle manifestazioni in genere, figuriamoci in quelle più calde, come a Pisa che sono saliti sulla Torre, a Trieste che hanno lanciato carote contro la prefettura e a Trento che hanno bersagliato vetrine di banche e società di assicurazioni, vuol dire che la misura è colma. Sarebbe il caso di porsi qualche domanda, seriamente. Gli italiani, tutti, dagli studenti ai pensionati sono stanchi di essere no choosy.

Le cariche e i manganelli fanno male. Anche i sassi e le mazze. Caschi contro caschi, scudi contro scudi. Fa orrore, però, vedere manifestanti che vengono avanti a mani alzate, disarmati e vengono caricati. Fa orrore vedere 3 agenti che si accaniscono contro uno studente a terra, da solo. Un flash ed è di nuovo Genova 2001. No, è Tarragona 2012. Un 13enne si rifugia tra le braccia della madre, inseguito da due poliziotti con il casco integrale nero e le protezioni alla Robocop. Non sembrano neanche umani. Uno riesce a colpirlo sulla testa, l’altro, per non essere da meno del collega, quando il ragazzino è accucciato tra le ginocchia della madre gli sferra un colpo ai reni. Il volto insanguinato del 13enne spagnolo in lacrime è la sintesi perfetta del 14N, sigla internazionale per l’european strike.

Nell’autunno caldo del nuovo millennio i manifestanti sono violenti e facinorosi come quelli del secolo breve e quindi non meritano di essere presi in considerazione? Quello che passa è una protesta incivile e tutte le altre istanze passano in secondo piano, se non nel dimenticatoio? Va bene. Proviamo a vedere se la solfa cambia con una protesta civile ed educata. Proviamo a vedere se, in questo caso, la situazione viene presa in considerazione.

Compass Group PCL è una multinazionale inglese di ristorazione e servizi. Un paio di settimane fa, un gruppo scioperava davanti alla filiale meneghina di via degli Olivetani, nel cuore della città. Composti, sul marciapiede stretto, senza strepitare, distribuivano volantini. Mi raccontano che “il 25 settembre l’azienda ha avviato le procedure per licenziare 824 dipendenti su 8000″. Si tratta di quadri, addetti mensa, impiegati, con contratto a tempo indeterminato, che lavorano alla Compass da 36/38 anni. “A 54 anni rimettersi sul mercato è impossibile. Abbiamo famiglie da mantenere, mutui da pagare”. “Un intero ufficio del personale è stato esternalizzato”. I licenziamenti dovrebbero diventare esecutivi il 10 dicembre “e non vogliono nemmeno aprire la cassa integrazione.

Facendo un giro sul sito della Compass si scopre che sostiene campagne sociali che “impattino positivamente sulla realtà che ci circonda”. Le sue parole chiave sono “talenti al top, servizi al top e successo al top”. La mission è “migliorare la qualità della vita attraverso la qualità dei servizi”. Ha un Codice etico lungo 12 pagine e un Codice di condotta lungo ben 36 pagine in cui nel capitolo Occupazione, alla voce Impiego, Salute e sicurezza, in un paragrafo afferma “il nostro personale è la nostra risorsa più preziosa. E’ la chiave del successo dell’azienda”. Alla voce Trattamento equo e pari opportunità lavorative: “ci impegniamo ad instaurare un rapporto con i nostri dipendenti che sia fondato sul rispetto per la dignità dell’individuo e sul trattamento equo per tutti. Miriamo ad assumere e promuovere i dipendenti sulla base della loro idoneità al lavoro senza discriminazioni”.

Come mai una società così deve operare dei tagli così drastici? “Il bilancio è in attivo ma usano lo stato di crisi italiano come scusa e licenziando si premuniscono per non essere colpiti dalla crisi. Stanno facendo la stessa cosa nelle filiali di Spagna, Portogallo e Grecia. Ci definiscono posizioni, non lavoratori. Verranno falciati il 10%, senza motivo. L’azienda non è in crisi”, continuano i lavoratori in sciopero. Compass opera nella ristorazione aziendale, scolastica e ospedaliera. “Ha vinto appalti per le mense della Fiat, di Mondadori, della Bocconi, con i comuni di Roma e Torino e con diversi enti pubblici”. Solo nel nord est, dall’ottobre 2011 al settembre 2012 si sono fatte oltre 97000 ore di supplementare, oltre 29000 ore di straordinario, si legge sul volantino a cui vanno aggiunte le assunzioni di stagisti e interinali, 170000 ore di ferie e permessi non goduti è chiaro che siamo in carenza di personale e non di esuberi.

Se protesti educatamente, vedi dipendenti Compass, ottieni qualcosa? No. Se fai il botto? Passano solo gli scontri e i tafferugli. Si deve invocare Robespierre?

(photocredit: archivio personale)

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