Ken Loach e il mito della coerenza

Scritto da: -

Ken Loach diserta il Festival del cinema di Torino dove avrebbe dovuto ritirare il Gran premio, per solidarietà ai lavoratori licenziati. Pare, però, che sia stato "male informato". Grande coerenza di Loach con i principi che porta sul grande schermo

Ken Loach.JPG

Ken Loach ha rifiutato il Gran Premio del Festival del cinema di Torino, in solidarietà ad alcuni lavoratori della kermesse licenziati. Alberto Barbera, direttore del Museo del Cinema torinese, ente che gestisce il Festival dal punto di vista amministrativo, accusa il regista di aver “messo in cattiva luce il museo” e di non voler ascoltare le sue spiegazioni mentre Maria Grazia Grippo della Rear, la società responsabile dei presunti licenziamenti, asserisce che il cineasta inglese è stato “male informato”. Chi ha ragione?

L’oggetto del contendere è il licenziamento di alcuni lavoratori della Rear, la cooperativa a cui sono stati esternalizzati i servizi di pulizia e sicurezza del Museo del Cinema del capoluogo piemontese, da cui, appunto, passano tutti i contributi per il Festival del cinema di Torino, preceduto da maltrattamenti e intimidazioni in seguito all’opposizione di alcuni dipendenti alla decurtazione del salario. Nel 2000, Loach ha diretto Bread and roses (Pane e rose), “un film dedicato a questo argomento, come potrei non rispondere a una richiesta di solidarietà da parte di lavoratori che sono stati licenziati per essersi battuti per i propri diritti? I lavoratori più malpagati hanno perso il posto di lavoro per essersi opposti a un taglio salariale”, commenta il regista britannico che, a detta di Barbera, ha sposato la causa dell’USB, sindacato di base, degli antagonisti torinesi e dei NoTav.

Il direttore del Museo del Cinema, dal canto suo, si affanna a spiegare al Corriere della Sera che la Rear ha vinto l’appalto in una gara pubblica e CGIL e UIL riconoscono l’eticità dell’ente museale su come affronta e gestisce “i problemi di tutela del lavoro”. Inoltre, in periodo di crisi economica, “noi ai dipendenti della Rear diamo 17 euro l’ora, in linea con quanto previsto dal contratto nazionale”. Ma Ken il rosso non cede, nonostante l’amico, Barbera e Loach si conoscono dal 1998, anno in cui il cineasta inglese vinse, proprio a Torino, il premio Cipputi, gli abbia scritto per ben 3 volte spiegandogli i fatti. Dal suo punto di vista, naturalmente.

La Rear, invece, per bocca di Maria Grazia Grippo spiega che la cooperativa lavora al Festival da 12 anni. Che nel 2011, a causa del ritardo dei pagamenti da parte dell’amministrazione pubblica e della crisi aziendale, gli stipendi sono stati tagliati, a norma di legge, prima del 10%, poi del 6% e presto sperano di tornare alla normalità. Per quanto riguarda i famigerati licenziamenti alla base dell’affare Loach, sempre al Corriere della Sera la Grippo risponde che alcuni soci sono stati esclusi. Nel senso che “si sono comportati in modo non previsto dal regolamento e sono stati allontanati per violazione dello statuto o, nei casi più gravi, del codice disciplinare. Se un dipendente mette le mani addosso a un collega, si licenzia e la questione si risolve in una normale causa di lavoro”.

Chi ha ragione? Potremmo rispondere retoricamente con la verità sta nel mezzo, oppure ognuno tira l’acqua al suo mulino. Di fatto delle decurtazioni e dei licenziamenti ci sono stati, lo ha ammesso anche la Grippo. Cosa abbiano raccontato a Loach i No Tav, gli antagonisti e l’USB non ci è dato sapere. Come non è certificato di garanzia la patente etica rilasciata dai sindacati, per quanto nazionali, di nefandezze ne commettono anche loro. E’ la parola di tutti contro quella di tutti.

Anche ammesso che Loach sia stato informato male, quello che colpisce è la totale coerenza di quest’uomo con le istanze che porta avanti nei suoi film. Da sempre il tema dei diritti, non solo quelli della classe operaia, è al centro delle sue pellicole: da Ladybird Ladybird a Terra e libertà, da La canzone di Carla a Pane e rose a Paul, Mick e gli altri. E le rispetta a tal punto da rinunciare a “un premio che sarei onorato di ricevere”. Per pura e semplice coerenza, merce più unica che rara, soprattutto in Italia dove, spesso, mi chiedo se ancora si conosca il significato di questa parola. Standing ovation.

(Photocredit: Archivio personale)

Vota l'articolo:
Nessun voto. Potresti essere tu il primo!  
 
  • nickname Commento numero 1 su Ken Loach e il mito della coerenza

    Posted by:

    Loach Male informato?? .."Se un dipendente mette le mani addosso a un collega, si licenzia e la questione si risolve in una normale causa di lavoro"...questa frase informa... Bene?? Suma a post! Scritto il Date —