Nicola Sapone, da bestia di satana a giornalista on line racconta la sua conversione

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Vi ricordate la vicenda delle Bestie di Satana? Il gruppo di satanisti della provincia di Varese che verso la fine degli anni 90 furono gli autori di almeno tre omicidi (l'ex fidanzata di Andrea Volpe, Mariangela Pezzotta, morta sfigurata, e Chiara Marino e Fabio Tollis, uccisi a badilate e sepolti vivi) più un numero non specificato di induzioni al suicidio nei confronti di adepti della loro setta.

Una vicenda che catturò l'attenzione dell'opinione pubblica e della stampa, e che diede il via a numerosi dibattitti sulla devianza giovanile e sul legame tra satanismo, violenza e musica metal. Nicola Sapone, l'idraulico di Busto Arsizio, condannato a un doppio ergastolo per l'omicidio di Chiara Marino e Fabio Tollis e per quello di Mariangela Pezzotta ha sempre negato di aver partecipato ai delitti della setta, dichiarando di essere stato il "capro espiatorio" grazie al quale il "pentito" Andrea Volpe, l'altro capo della setta, è riuscito ad ottenere uno sconto della pena.

Lo stesso Nicola Sapone sta collaborando da un pò di tempo sulle pagine on line de la Voce d'Italia, postando articoli dove racconta la vita del carcere e senza perdere l'occasione per ribadire la sua innocenza. Nel primo articolo pubblicato sul quotidiano on line, intitolato "Messa", Sapone scrive: "La vita frenetica del mondo di oggi purtroppo non dà tempo per riflettere su semplici e importanti temi come la fede, e molti come me hanno scoperto la messa "solo" grazie al carcere". In un altro passo dello stesso articolo, il riavvicinamento alla religione appare più esplicito: "Io personalmente non andavo più a messa da quando ero bambino, non posso dire che sono un credente, ma mi piace ascoltare, durante la messa, le parabole del Vangelo, se pur così antiche, il senso del suo insegnamento è più che mai attuale".

Una conversione affidata a internet, ma per molti un bluff. E il popolo della rete non ha risparmiato le parole più pesanti per uno dei due ex capi della setta, e c'è chi invoca addirittura la pena di morte. Ma cosa si aspettava?

Il direttore della Voce, da buon samaritano, dichiara di voler dare la possibilità a Sapone di avere una finestra sul mondo, dargli la libertà che regala la rete, di aprirsi e raccontarsi su una rubrica personale, appellandosi al fatto che, nonostante la condanna a due ergastoli, non sia stata fatta piena luce sui veri colpevoli e che Sapone potrebbe essere innocente. Arriva a proporre una revisione del processo che faccia chiarezza sulle reali responsabilità.

Ma anche se si venisse a sapere che Sapone è innocente, la questione è un'altra. Non è ora che i media finiscano di dare questo risalto e importanza all'opinione di persone accusate di omicidio, (ma anche ex terroristi) che vengono  innalzati come modelli di redenzione? Anche se a nessuno si deve negare la possibilità di un riscatto sociale, perché le persone possono cambiare, ma Nicola Sapone in veste di "opinionista" era davvero necessario?

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