Pietro Maso in semilibertà: uccise i genitori per avere l'eredità

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Pietro Maso, l'antenato di Erika e Omar che nel 1991 fu condannato a 30 anni di carcere per aver massacrato a sprangate i suoi genitori per entrare in possesso dell’eredità, ha ottenuto la semilibertà, che in parole povere significa libero di giorno, recluso di notte. L'ulteriore conferma di quanto la componente discrezionale abbia peso sulle decisioni dei giudici, ritiene CronacaQui. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano sostiene che Pietro Maso ora è un agnellino: ha un lavoro, si è fidanzato con una ragazza (lei lo aspetta fuori dal carcere, ma teme di dare un dispiacere ai genitori che "non capirebbero il loro amore") e si è pure convertito.

Ma nonostante la procura generale si sia detta contraria alla liberazione, seppure limitata, di Maso, i giudici di sorveglianza hanno deciso diversamente. Solo il tempo ci dirà se avevano ragione i giudici di sorveglianza o i colleghi della procura generale. Diciassette anni fa, il 16 aprile del 1991, Maso, denunciò di aver ritrovato, al ritorno dalla discoteca, i corpi dei genitori distesi in una pozza di sangue vicino ad una scala interna della casa. E anche se in un primo tempo si era pensato a un tentativo di rapina finito tragicamente, i carabinieri si insospettirono per l’atteggiamento freddo e distaccato del giovane.

Dopo tre giorni di interrogatori, Pietro confessò di aver ideato e realizzato il delitto insieme a suoi tre amici. E tutto per poter ottenere l’eredità e godersi uno stile di vita agiato. Dalle indagini era emerso che Pietro aveva pensato anche ad eliminare le sue due sorelle, per essere l’unico erede.

E non si è trattato di un gesto di follia ma un omicidio premeditato perché già in precedenza Maso e i suoi complici avevano provato a uccidere i genitori del ragazzo, prima con un ordigno rudimentale fatto con due bombole di gas e poi tentando di investire la signora Rosa.

Maso ha fatto bene i suoi conti, ora ha 36 anni, tutta la vita davanti per godersi l'eredità. Ha scontato metà della pena grazie all'indulto e la buona condotta. A parte chiederci se Maso sia davvero cambiato o sia da tenere ancora sotto chiave, il suo caso apre un'enorme crepa nella giustizia italiana: giuridicamente parlando, la componente discrezionale ha prevalso sul diritto. Anche se la materia è difficile da maneggiare, la giustizia, per funzionare sul serio, dovrebbe aspirare, per quanto possibile, alle certezze della scienza e non alle incertezze dell’uomo. Se fossi nelle sorelle di Maso non dormirei sonni molto tranquilli.

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