Huffington Post Italia: io bloggo, tu blogghi, egli giornalizza

Un inizio difficile, quello di Lucia Annunziata e del suo Huffington Post, tra scivoloni intellettuali e peripezie acrobatiche di logica. E alcune curiose considerazioni di carattere deontologico ed economico

LuciaAnnunziataHuffingtonPost233.jpg Allora, giochiamo a capirci: Lucia Annunziata parla, immagino con cognizione di causa, di blog e blogger, essendo il direttore (o direttora, come vige ora al Comune di Milano, dove gli assessori di sesso femminile vengono chiamati 'assessora') dell'Huffington Post. Figata, figatissima, roba fina. Sdrucciolando, fra l'altro, fin dall'inizio...

Nel suo incipit (o testamento) intellettuale, l'Annunziata mette già il primo assurdo paletto: "Ognuno potrà scrivere quello che gli pare, salvo gli insulti e le volgarità, perché è bandito il linguaggio violento, inutilmente aggressivo; useremo un software, che si chiama Julia, per eliminare le parole politicamente scorrette". Insomma, io potrò scrivere 'perbacco' ma non 'cazzo', potrò sbraitare contro gli arabi solo se maledirò gli israeliani, potrò prendere in giro i baresi se però avrò raccontato almeno due barzellette sui leccesi.


Non capisco da dove arrivi 'sta trovata, ma io penso che sia proprio il politicamente scorretto, l'uscire da ogni schema e da ogni recinto di morale comune a dare senso a un pensiero, più ancora che a un blog, e un blog, voi m'insegnate, è fatto di pensieri. E di questo pareva esserne convinta la stessa Annunziata, quando ha sottolineato che "i blog non sono un prodotto giornalistico. Sono commenti, opinioni su fatti in genere noti: è uno dei motivi per cui i blogger non vengono pagati". Attenzione, ammirate la sintassi: questo è 'uno' dei motivi per cui i blogger non sono pagati. Ma volendo cercare, ce ne sono molti altri, che però, perdonate, non riesco ad afferrare. Forse che, in teoria, il blogger non fa parte della mandria addomesticabile che tanto piace ai direttori dell'informazione? Ma se così è, che senso ha avere una 'mandria di blogger' 'politically correct', dove il progressismo viene appiccicato loro addosso da un logo d'importazione, come fossero dei limoni ingrassati fatti passare per pompelmi di Jaffa?


In chiusura, dopo l'ultimo applauso per la correzione in corsa dell'Annunziata (in pratica, i giornalisti non andrebbero pagati perché il loro lavoro è 'superiore' a quello dei giornalisti... mah), mi chiedo il senso di certe aperture (fra l'altro, mi vengono i brividi quando leggo la collaborazione con, udite udite "L'Espresso") giornalistiche assai, tipo l'intervista a Silvio Berlusconi. Ma, scusate, allora si fa giornalismo o blog? Avranno pagato chi ha scritto l'intervista al Cavaliere? E se invece avesse espresso delle opinioni? O forse ha scritto un misto fra opinioni e un pezzo d'intervista, meritandosi così un premio metà in denaro e metà in abbonamenti a "L'Espresso"? Il galleggiare è sempre più difficile nel mare dell'informazione...

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