Più ombre che luci sui Clochard alla riscossa di Molteni

Il primo agriturismo gestito dai Clochard alla riscossa a Serrvalle Pistoiese è stato definitvamente chiuso con ordinanza del sindaco. In teoria, avrebbe dovuto risollevare le sorti di alcuni homeless con un alloggio e un lavoro, in pratica...

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Io sono nessuno, autobiografia di Wainer Molteni, laureato alla Statale di Milano in Sociologia, dottorato in Criminologia alla Normale di Pisa e un master, udite udite, al quartier generale dell'FBI a Quantico. Proprio come in Criminal minds e in Ncis. Con un curriculum così avrebbe potuto fare qualsiasi cosa e, invece, si accontenta di un contratto a tempo indeterminato come capo reparto nell'azienda del papà di un suo amico, che quando fallisce diventa carta straccia. E Wainer si ritrova per strada, senza casa, lavoro, famiglia. Un Remi un po' cresciuto del terzo millennio che, invece del vecchio Vitali e di una scimmietta, sul suo cammino incontra tanti homeless con i quali condivide dormitori, marciapiedi, mense. Inizia così l'avventura di Clochard alla riscossa, 8 anni fa, che porta Wainer sulla via del riscatto personale e sociale. Su questa splendida storia da libro Cuore, però, sono più le ombre delle luci e gli scheletri, poco a poco, saltano fuori dall'armadio.

Nel giugno di quest'anno viene inaugurato, a Serravalle Pistoiese il primo agriturismo gestito da homeless, come ampiamente pubblicizzato, con contratto per 1 anno a 650 euro mensili. Camere da letto, bar, ristorante pronti ad accogliere frotte di turisti e a ridare nuova dignità ai suoi dipendenti. "Come d'abitudine", mi spiegano le forze dell'ordine del borgo toscano, "quando c'è un nuovo insediamento facciamo dei controlli". "Per non disturbare le attività" si presentano tutti insieme: Carabinieri, Asl, Direzione provinciale del Lavoro e ispettori Inps. Normale routine che scoperchia un vaso di Pandora.

Nel corso del sopralluogo vengono riscontrate diverse irregolarità. Clochard alla riscossa, gestori dell'agriturismo, di cui Molteni è presidente e rappresentante legale pro-tempore, si presentano come associazione di volontariato e nella richiesta di inizio attività dichiarano di essere un circolo. Come tale non può affittare stanze a nessuno, nemmeno ai soci che hanno diritto ad accedere ai locali ma non possono tesserarsi sul posto. Invece, l'agriturismo, che non può nemmeno fregiarsi di tale titolo perché presuppone un'azienda agricola che non c'é, come sottolineano sempre le forze dell'ordine serravallesi, risulta "un'attività imprenditoriale a pagamento" che "affitta camere abusivamente e ha clienti non soci al ristorante". Non solo, "mancano dei requisiti sanitari. Hanno dichiarato un falso allaccio alla rete idrica e fognaria comunale" quando, in realtà, si sono allacciati a un pozzo la cui acqua, utilizzata anche in cucina, "non è batteriologicamente a posto" e solo per un vizio procedurale Molteni è riuscito a far invalidare le analisi. L'Asl chiede la chiusura immediata della cucina del ristorante, "non a norma".

Ad agosto vengono vietate la ristorazione e l'affitto delle camere, lasciando solo "la somministrazione di bevande e alimenti per i soci". Il 5 settembre vengono notificati alla vicepresidente di Clochard alla riscossa, Silvana Bulgari, 30 giorni di tempo per mettersi in regola. A quanto pare la richiesta è caduta nel vuoto dato che il 9 novembre scorso, un ordinanza del sindaco Eugenio Patrizio Mungai decreta "la cessazione immediata" anche di quest'ultimo residuo di attività, pena i sigilli all'immobile che funge, anche, da abitazione e riporta tutte le infrazioni addebitate all'associazione, compreso il fatto che "l'immobile [...] risulta carente di certificazione di abitabilità/agibilità".

In questi giorni, Molteni è sulle pagine di molti giornali per l'uscita del suo libro. In un'intervista a La Stampa del 26 novembre, a proposito di una fattoria dichiara "abbiamo cinque stanze per gli ospiti, il frutteto, l'uliveto. Questa settimana abbiamo iniziato la raccolta delle olive". E' vero che non dichiara l'ubicazione ma molti testimoni raccontano che l'agriturismo di Serravalle Pistoiese veniva chiamato la fattoria e che più volte in questo periodo ha raccontato di procedere alla raccolta delle olive proprio nel borgo toscano. Il comandante della Polizia municipale di Serravalle Pistoiese, Claudio Nardi, commenta "per noi, allo stato attuale non c'è nessuna attività autorizzata al pubblico o ai soci. I requisiti minimi igienici e di sicurezza non sono garantiti".

Pare che il sogno della riscossa sia miseramente naufragato. Molteni, però, non si dà per vinto e annuncia a Il Fatto quotidiano di essere in procinto di aprire in un'altra struttura in Romagna. Sarà vero? La vita di questo ex clochard sembra avvolta in una nebulosa. In un articolo del Corriere della sera datato 2006 risulta avere 36 anni ma dai dati riportati dall'ordinanza del sindaco toscano è nato nel 1973 a Desio e non a Marsiglia come c'è scritto un po' dappertutto. Per quanto riguarda la sua laurea in Sociologia alla Statale di Milano con tesi sul mostro di Firenze, conseguita con 104 su 110 per il Corriere e "cum laude" per La Stampa, all'ateneo meneghino non c'è traccia, non solo della tesi ma nemmeno di uno studente con il suo nome. Va da sé che se non è laureato risulta assai difficile che abbia ottenuto un dottorato di ricerca, rigorosamente post-laurea. Qualcuno ha messo in dubbio, anche, il master a Quantico per la sua scarsa conoscenza dell'inglese.

Sono in molti ad avere una pessima opinione di Molteni, che l'inverno scorso, con l'organizzazione delle unità di strada, che oggi non frequenta più, aveva conquistato la fiducia di Palazzo Marino e di tanti cittadini milanesi, la maggior parte dei quali si sono defilati, sconcertati dalla vicenda pistoiese. Sulla sua testa gravano, denunce, procedimenti penali, amministrativi e sanzioni per oltre 55.000 euro. Testimoni raccontano di clochard cacciati dalla fattoria toscana o scappati per le condizioni disumane, volontari minacciati di morte, stipendi promessi e mai pagati o pagati solo in parte, orari di lavoro oltre il limite dello sfruttamento, una soffitta in pessime condizioni igieniche come dormitorio per i dipendenti, tutti insieme, 8 uomini e 1 donna. Sembra che Molteni abbia dichiarato più volte che Io sono nessuno l'abbia scritto un ghost writer. Ma questa è un'altra storia. O forse no.

Rimaniamo a disposizione del signor Wainer Molteni per raccogliere la sua versione dei fatti.


(Photocredit)

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