Sentenza d'appello per il rogo della Thyssenkrupp: pene ridotte in appello, parlano gli ex operai

Lo strazio dei familiari e lo sconcerto dell'opinione pubblica: continua a far parlare la sentenza d'appello Thyssenkrupp.

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Ha fatto decisamente discutere la sentenza d'appello emessa ieri nei confronti degli imputati del processo per il rogo della Thyssenkrupp, in cui morirono sette operai.

Tutte le pene infatti sono state ridotte - compresa quella 'esemplare' comminata all'amministratore delegato Harald Espenhahn, da 16 a 10 anni - e l'accusa è passata da omicidio volontario a omicidio colposo con colpa cosciente.


Oggi gli ex operai dello stabilimento fanno sentire la loro voce attraverso un comunicato. Eccone uno stralcio:


"Rinnoviamo ancora una volta la nostra solidarietà e vicinanza ai familiari dei nostri 7 compagni di lavoro e alle famiglie di tutti i morti sul lavoro in questo Paese. Questa sentenza infanga la loro memoria, quella dei loro familiari, la dignità stessa del lavoro e li uccide nuovamente, aprendo pericolosamente la strada dell'impunità per i loro assassini"


Per una coincidenza terribile, sempre ieri si è verificato, all'Ilva di Taranto, un altro incidente mortale sul lavoro, costato la vita a un operaio di 42 anni: si tratta del terzo incidente mortale sul lavoro in quattro mesi.


E, a questo proposito, gli ex lavoratori Thyssen hanno detto:


"Continuare oggi a combattere per i nostri 7 compagni di lavoro della TK, per i morti all'ILVA, per i morti da amianto all'Eternit, per avere giustizia e sapere la verità per la strage di Viareggio e per tutti i morti nei cantieri, sulle strade e nelle fabbriche nel Nord e nel Sud d'Italia significa pretendere che venga riconosciuta la dignità del lavoro (sancita dalla Costituzione) per noi stessi e per le generazioni future, per i nostri figli"


Subito dopo la sentenza, i familiari delle vittime hanno occupato l'aula del tribunale, e sono dovuti intervenire i pg del processo Marcello Maddalena e Raffaele Guariniello per 'mediare'. Amaro il commento anche del capogruppo del Pd nella commissione lavoro della Camera, Cesare Damiano (fonte Asca):


"Ci trovavamo di fronte, nel primo grado, ad un atto esemplare che aveva rimesso al centro il tema della responsabilità dell'imprenditore, della prevenzione e della esigenza di tutelare l'integrità psicofisica dei lavoratori. La nuova sentenza rappresenta, invece, una battuta d'arresto"


Foto | © Getty Images

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