Metodo Stamina bocciato: Davide Vannoni presenta il ricorso al Tar

Il presidente di Stamina Foundation contesta il decreto ministeriale che ha nominato la commissione

Come già annunciato, Davide Vannoni ha depositato al Tar del Lazio un ricorso per contestare il Comitato che ha bocciato il 'metodo Stamina':

"Abbiamo presentato ricorso perchè gli esperti chiamati a valutare la nostra metodica non sono imparziali, avendo molti di loro già espresso giudizi negativi su Stamina. Credo poi si dovrà valutare anche la legittimità di quanto fatto dal Comitato, che di fatto ha bocciato preventivamente il metodo non avendone l'autorità, visto che avrebbe dovuto solo controllare la sperimentazione"

L'udienza al Tar si terrà il 23 ottobre. Lunedì intanto dovrebbe arrivare la decisione definitiva del ministro della Salute Beatrice Lorenzin sulla sperimentazione.

Metodo Stamina, lo stop del Comitato scientifico: ecco perchè, Vannoni annuncia il ricorso al Tar

Sta per concludersi la parentesi - soprattutto mediatica - che ha visto protagonista il discusso Metodo Stamina, ideato da Davide Vannoni: infatti il comitato scientifico nominato per vagliare la 'cura' si è espresso negativamente sull'opportunità di iniziare la sperimentazione clinica.

Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha commentato così la bocciatura:

"Sarei stata lieta di annunciare a tante famiglie che la loro speranza su questa nuova cura era fondata. Purtroppo, secondo il Comitato scientifico, non è così: le conclusioni, assunte all'unanimità, sono negative"

Vannoni ha invece replicato:

"Non mi aspettavo niente di diverso dal comitato scientifico. Credo che non sia comunque un comitato imparziale, visto che il 70% dei suoi membri si era espresso contro il metodo Stamina prima ancora di essere nominato all'interno del comitato. Se così stanno le cose Stamina farà ricorso al Tar in merito alla nomina di precise personalità, non imparziali, all'interno del comitato"

Staremo a vedere a chi darà ragione il Tar.

La vicenda


Il Metodo Stamina era già stato bloccato dall'Aifa (Agenzia italiana del farmaco) il 15 maggio 2012.

Dopo il clamore mediatico suscitato dal servizio de Le Iene, a cura di Giulio Golia, sul caso della piccola Sofia (la bambina che soffre di leucodistrofia metacromatica, una malattia degenerativa che paralizza e rende ciechi), il ministro della Salute all'epoca del fatti, Renato Balduzzi, si era interessato al Metodo Stamina e ha dato il via libera alla ‘terapia’ per chi l'aveva già iniziata.

Gli scienziati però hanno subito espresso le loro perplessità: 13 tra ricercatori, filosofi della scienza, giuristi, rettori, storici della medicina, hanno scritto una lettera aperta a Balduzzi ‘contro’ il metodo Stamina. Il succo? Non bisogna prendere decisioni sull'onda emotiva, in seguito a campagne mediatiche, perchè la scienza ha un suo iter ben preciso. Inoltre una 'cura', per essere definita efficace deve poter essere replicata in altre sedi, e ottenere i medesimi risultati. La Stamina invece è sempre stata tenuta segreta.

Vannoni non ha mai mostrato il protocollo affermando che la metodologia è soggetta a brevetto: Elena Cattaneo, neosenatrice, ricordava che la richiesta di brevetto era stata respinta dalle autorità americane (per 'insufficienti dettagli metodologici' e perché le cellule in coltura sembravano 'riflettere cambiamenti citotossici'). La Stamina non avrebbe ritirato in tempo i documenti e sarebbero così diventati di dominio pubblico.

Molto si è discusso poi sulle 'cure compassionevoli': l'espressione "terapie compassionevoli", previste da una legge del 2006, indicano l'impiego "razionale di un trattamento laddove non ve ne siano altri, in fase di sperimentazione clinica. Cioè di cui ancora non si sa se è sicuro ed efficace. E non deve costare soldi al malato". La Stamina invece non era in fase di sperimentazione clinica.

La rivista scientifica Nature si è occupata del caso a marzo 2013. Critiche sono arrivate anche dal premio Nobel per la medicina Shinya Yamanaka.

Sulla rivista sono stati riportati i risultati della sperimentazione con le staminali portata avanti all’ospedale Burlo Garafalo di Trieste che ha avuto esito negativo.

Intanto il Senato ha approvato il decreto Balduzzi. Il ministero aveva precisato che non era stata autorizzata "alcuna terapia non provata a base di staminali", e che e l'autorizzazione alla prosecuzione del metodo Stamina avveniva solo "in via eccezionale" e sotto "stretto monitoraggio clinico".

Il 18 giugno 2013 il nuovo ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha firmato il decreto attuativo per la sperimentazione sul Metodo Stamina, che sarebbe dovuta partire il 1° luglio (3 milioni di euro per 18 mesi). Vannoni è sempre stato molto critico sulla questione. Ha anche chiesto che la produzione delle cellule staminali venisse fatta dai biologi di Stamina.

A luglio 2013 la rivista Nature è tornata sul tema, accusando Vannoni di plagio: i dati infatti ricalcherebbero quelli di una ricerca pubblicata nel 2003 da un gruppo russo-ucraino coordinato da Elena Schegelskaya, dell'università Kharkov.

Contemporaneamente sono emersi alcuni retroscena sul passato di Vannoni, relativamente anche ad un'inchiesta della Procura di Torino.

Ieri la bocciatura del Comitato scientifico.

Il parere delle associazioni dei malati


L'Associazione Luca Coscioni è dalla parte del ministro. Il segretario dell'associazione, Filomena Gallo, ha dichiarato:

"Non c'è metodo scientifico, non c'è rispetto delle regole dietro il metodo di Davide Vannoni. Il ministro Lorenzin on può non prendere in considerazione la relazione degli esperti: dunque deve bloccare l'inizio della sperimentazione"

Di tutt'altro avviso l'associazione Vite Sospese. Ecco il commento del presidente Bruno Talamonti:

"La valutazione negativa non ci coglie di sorpresa. Noi che stiamo dalla parte dei malati faremo ricorso al Tar. A questo punto l'unica alternativa che resta ai malati e alle loro famiglie è curarsi fuori dall'Italia"

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