Pussy Riot: Nadia sarà trasferita in un'altra colonia penale

La decisione dopo la ripresa dello sciopero della fame

Dopo l'annuncio della ripresa dello sciopero della fame Nadezhda 'Nadia' Tolokonnikova, una delle due Pussy Riot condannate e finite in carcere dopo la 'preghiera punk' nella Cattedrale di Mosca, sarà trasferita in un'altra colonia penale (la destinazione è segreta). Le autorità carcerarie hanno fatto sapere che è stata accolta la sua richiesta "per motivi di incolumità personale".

Intanto Maria Alyokhina, l'altra Pussy Riot, ha rinunciato a chiedere una pena più mite per solidarietà con Nadezhda:

"Penso di non avere il diritto morale di partecipare oggi all'udienza in tribunale quando la mia compagna non ha questa opportunità, sia che si trovi in ospedale sia in quel carcere di cui ha raccontato cose orribili. Se le autorità russe sono pronte a rilasciarmi anticipatamente, lo facciano nell'ambito di una larga amnistia, insieme ad altre donne condannate che hanno figli piccoli"

Le due dovrebbero terminare di scontare la loro pena a marzo 2014.

Nadia ricoverata dopo lo sciopero della fame

Con il suo sciopero della fame Nadezhda Tolokonnikova, una delle Pussy Riot, voleva denunciare le condizioni dei detenuti come lei. Ma dopo cinque giorni di protesta venerdì l'artista è stata ricoverata in infermeria.

La giovane, che sta scontando nel campo di lavoro femminile n.14 in Mordovia, 600 chilometri a est di Mosca, una condanna a due anni di carcere, si trova in condizioni "pessime", secondo il marito Piotr Verzilov:

"Prima che la situazione degenerasse nelle ultime settimane, Nadia aveva cercato di cambiare le cose dall’interno, dentro alla prigione. Ma poi ha capito che era impossibile e al culmine dei suoi sforzi ha ricevuto una minaccia di morte da parte dell’amministrazione del carcere"

Verzilov ha anche diffuso una lettera, in cui la moglie accusava l'amministrazione della colonia penale di averle sottratto l'acqua potabile dopo l'inizio dello sciopero della fame e i dirigenti della prigione hanno contestato queste dichiarazioni.

Nadia qualche giorno fa raccontava:


"Lavoriamo dalle sette e mezza del mattino a mezzanotte e mezza. Non abbiamo più di quattro ore per dormire. Ci danno un giorno libero ogni sei settimane.Le mani sono piene di piaghe e buchi fatti dagli aghi; il tavolo è coperto di sangue, ma tu continui a cucire"

Le condizioni insomma ricordano moltissimo i gulag di staliniana memoria. Dopo l'inizio dello sciopero della fame Nadia era stata trasferita anche in una cella di isolamento per questioni di sicurezza.

Via | Euronews, TmNews, Corriere

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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