Vajont, 9 ottobre 1963 - 9 ottobre 2013: 50 anni fa la tragedia

Alle 22.39 una frana si staccò dalla costa del Monte Toc, e finì nel bacino creato dalla diga del Vajont

Mancano pochi giorni all'anniversario della tragedia del Vajont. Quasi 50 anni fa, il 9 ottobre 1963, quasi duemila persone morirono a causa della tracimazione del bacino idroelettrico artificiale, provocata da una frana del monte Toc: l'inondazione colpì duramente numerosi comuni a fondovalle, tra cui il tristemente famoso Longarone. Numerosi corpi non vennero mai recuperati.

Oggi alcuni geologi sono andati in ricognizione sul Vajont per riscontrare le conseguenze di quanto avvenuto. Gian Vito Graziano, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, ha spiegato:

"Qui una parte della geologia ha commesso degli errori, li ha commessi nella fase dello studio preliminare della progettazione dell'opera, se solo si pensa al fatto che la diga non avrebbe dovuto essere costruita dove è stata costruita, li ha commessi nella fase della costruzione, li ha commessi, forse ancor di più, nella fase dei controlli. Non nascondiamo queste responsabilità, non ci sottraiamo a queste responsabilità"

Ci furono una serie di errori insomma dietro il disastro.

Il governatore del Veneto Luca Zaia, a margine della riunione straordinaria del consiglio regionale a Longarone, ha dichiarato:

"Sarebbe stata una grande occasione per chiedere scusa. Queste sono popolazioni composte da gente pacifica, gente che ha sofferto, da superstiti che ancora parlano di quella tragedia e di 1910 persone morte, fra cui oltre 400 bambini. Penso che le massime cariche dello Stato dovrebbero essere qui. Senza nota di polemica dico che tutta la comunità si aspettava una grande presenza istituzionale"

Sarà presente alla cerimonia, che si terrà mercoledì, il presidente del Senato Pietro Grasso.

Cosa è successo quel 9 ottobre 1963


Il progetto Vajont inizia dopo la Guerra. I lavori veri e propri per la costruzione della diga iniziarono nel 1956, e finirono nel 1963.

Alle ore 22.39 del 9 ottobre 1963 una frana si staccò dal monte Toc. Circa 260 milioni di metri cubi di roccia scivolarono, alla velocità di 108 km/h, nel bacino artificiale sottostante creato dalla diga del Vajont, che conteneva circa 115 milioni di metri cubi d'acqua al momento del disastro. Dal bacino arrivò un'onda che superò di 200 m in altezza la diga.

Una parte dell'onda risalì sul versante opposto, distruggendo tutti i paesi lungo le sponde del lago nel comune di Erto e Casso; un'altra parte scavalcò la diga e si riversò nella valle del Piave, distruggendo quasi completamente il paese di Longarone e i suoi limitrofi.

In tutto ci furono 1917 vittime di cui: 1450 a Longarone, 109 a Codissago e Castellavazzo, 158 a Erto e Casso e 200 originarie di altri comuni.

Vennero distrutti i borghi di Frasègn, Le Spesse, Il Cristo, Pineda, Ceva, Prada, Marzana, San Martino, Faè e la parte bassa dell'abitato di Erto.

Nella valle del Piave vennero colpiti i paesi di Longarone, Pirago, Maè, Villanova, Rivalta. Danneggiati i comuni di Codissago, Castellavazzo, Fortogna, Dogna, Provagna, Soverzene, Ponte nelle Alpi. Danni anche alla borgata di Caorera (Belluno) e quella di Borgo Piave venne allagata.

Per approfondire meglio, consigliamo il capolavoro di Marco Paolini e Gabriele Vacis "Il racconto del Vajont" e "Vajont 9 ottobre 1963 - orazione civile", il film di Renzo Martinelli "Vajont - La diga del disonore", e i tanti libri scritti sull'argomento, tra cui quello di Tina Merlin "Sulla pelle viva. Come si costruisce una catastrofe. Il caso del Vajont".

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