Nel mondo 30 milioni di schiavi

Il 76% degli individui ridotti in stato di schiavitù si trova in dieci paesi fra cui India, Cina e Pakistan

Quasi 30 milioni di persone vivono in stato di schiavitù. Un dato che è stato reso pubblico quest’oggi dalla dall’associazione antischiavista Walk Free Foundation al termine di un’indagine condotta in 162 paesi. L’indagine ha constatato come in 10 paesi operino il 76% dei 29,8 milioni di persone ridotte in schiavitù: questi paesi sono India , Cina, Pakistan , Nigeria , Etiopia , Russia , Thailandia , Repubblica Democratica del Congo , Myanmar e Bangladesh.

Le forme della schiavitù sono molteplici, dalla traffico di esseri umani al lavoro forzato, dalla schiavitù del debito (spesso legata alla prostituzione) al matrimonio forzato, dalla vendita allo sfruttamento dei bambini. Secondo Kevin Bales, curatore della prima relazione annuale per monitorare la schiavitù a livello globale, questo studio potrebbe sensibilizzare l’opinione pubblica e, di conseguenza, aumentare la pressione sui governi affinché questi facciano qualcosa per ridurre questa piaga.

Lo studio respinge il luogo comune secondo il quale la causa della schiavitù sarebbe la povertà: "Quando abbiamo analizzato le cause abbiamo sempre rilevato come la corruzione sia la più potente causa della schiavitù", ha detto Bales, professore al Wilberforce Institute for the Study of Slavery and Emancipation dell’Università di Hull, nel nord dell’Inghilterra.

La relazione ha rilevato come la Mauritania sia il Paese al mondo con il maggior numero di schiavi in rapporto alla popolazione, con circa 160mila schiavi su una popolazione complessiva di 3,8 milioni.

In termini assoluti il numero più alto di schiavi si registra in India (10 milioni) e in Cina (3 milioni). Ma attenzione perché anche la “civilissima” Europa non è esente da fenomeni di schiavismo: 4400 persone sono stimate essere schiave in Gran Bretagna, principalmente vittime provenienti dall’Est Europa, dall’Asia e dall’Africa costrette alla prostituzione o a lavori a bassa retribuzione in agricoltura, edilizia, ristoranti e saloni di bellezza.

Via | Al Jazeera

Foto © Getty Images

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