L'elenco dei cibi contaminati da metalli pesanti e cancerogeni: è una bufala

Tutto quello che c'è da sapere su un presunto 'elenco di cibi da evitare'

Gira da anni in rete questa bufala, che è misteriosamente ricomparsa in questi giorni soprattutto sui socal network (considerata la semplicità del 'condividi', perchè non si sa mai): si tratta di un presunto elenco di

prodotti alimentari regolarmente venduti in Italia e nel mondo, che contengono particelle di metalli pesanti altamente cancerogene, provenienti dal fumo di 'termovalorizzatori', che altro non sono se non INCENERITORI DI RIFIUTI

Nell'appello ci sono numerosi nomi (che variano da un appello all'altro) di prodotti alimentari, di grandi aziende, che vengono così messe alla gogna. Si tratta generalmente di biscotti, pane in cassetta, prodotti per l'infanzia, farine e integratori.

A volte, in alcune versioni, compare il nome di Beppe Grillo, a volte si parla soltanto di una "ricerca" di due scienziati di Modena. Beppe Grillo in realtà ha sì parlato della cosa in un post del 2005, ma c'è qualcosa che Paolo Attivissimo, famoso blogger 'antibufale' ha scoperto.

Quest'ultimo infatti (nel 2007!) ha contattato proprio Stefano Montanari, uno dei due ricercatori citati nell'appello, il quale ci ha tenuto a raccontare la sua versione dei fatti:

"Non volevamo accusare il prodotto. Io qui mi ritrovo davanti una sfilza di prodotti messi all'indice... è un'idiozia. Noi abbiamo guardato semplicemente una confezione, e in quella confezione c'erano degli inquinanti. Ma può darsi benissimo che prendendo un'altra confezione dello stesso prodotto non ci sia niente, perché molto spesso questo inquinamento è assolutamente casuale... Dare un elenco di prodotti da mettere all'indice non ha nessun significato scientifico"

Insomma, in questo caso è stato fatto il gioco del 'telefono senza fili': il messaggio di partenza è arrivato completamente diverso all'ultimo ricevente. La ricerca esiste, nel 2007 era ancora in atto, ma tratta di tutt'altro, e soprattutto, non esiste nessuna 'lista nera', ha spiegato il ricercatore.

Sul sito di Montanari e di Antonietta Gatti (l'altra ricercatrice citata), Nanodiagnostics.it, è presente una lista in cui sono elencati

anche i prodotti che sono risultati esenti da nanoparticelle, e Montanari chiarisce che l'assenza di un prodotto dalla "lista nera" non ne garantisce assolutamente l'assenza di inquinamento da nanoparticelle

L'appello invita a 'usare il web in maniera più intelligente'. Ecco appunto: controllare prima di inoltrare.

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