Strage di Lampedusa: i funerali ad Agrigento tra polemiche e commozione

Commemorazione per le 366 vittime del naufragio.

Sono passati 18 giorni dal naufragio a Lampedusa che ha provocato la morte di oltre 350 migranti, oggi era il giorno dei funerali ad Agrigento. La cerimonia si è conclusa da poco lasciando dietro di sé uno strascico di polemiche e commozione. Le cariche dello stato in qualunque modo coinvolte in questa tragedia erano presenti: il ministro dell'Interno Angelino Alfano, quello dell'Integrazione Cecile Kyenge, quello della Difesa Mario Mauro e gli ambasciatori di alcune delle nazioni coinvolte.

Il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, non c'era, impegnata a incontrare Giorgio Napolitano (ha però parlato, proponendo che il 3 ottobre diventi la giornata della memoria per tutti gli immigrati morti attraversando il Mediterraneo), così non era presente il sindaco di Agrigento, che ha definito il tutto una "farsa, una passerella per politici".

Cerimonia all'insegna di islam e cristianesimo, le due religioni praticate dai migranti morti nel tentativo di raggiungere l'isola più a sud d'Europa. Polemiche, però, per la presenza del governo eritreo, lo stesso governo da cui molti dei defunti stavano cercando di scappare. Il ministro Kyenge ha parlato di momento "in cui unirsi tutti insieme per riconoscere l'importanza del fatto che per la prima volta si sono fatti i funerali di Stato e che sono state riconosciute in una cerimonia ufficiale persone nate altrove e che non hanno nazionalità italiana".

Anche il ministro dell'Interno Alfano ha parlato: "Vogliamo dare aiuto ai sopravvissuti e fare una lotta senza quartiere alla tratta dei migranti". Ma dalla folla si sono alzati cori di protesta: "Bossi-Fini, legge di assassini" e slogan simili. Polemiche anche da parte di Foad Aodi, presidente del Co-mai, la Comunità del Mondo Arabo in Italia: "Dovevano essere funerali religiosi, con i rappresentanti di tutte le confessioni, per dare una svolta in più al dialogo interreligioso e al rispetto dei diritti umani e dare un segnale all'Europa.

Sulla questione è tornata però il ministro Kyenge: "Credo che il messaggio molto forte sia anche il fatto che molte confessioni religiose si sono unite insieme con calma senza violenza e che la pace e la non violenza superano ogni cosa".

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