Droni, parla un soldato Usa: “Questo non è un videogame”

Brandon Bryant ha raccontato alla Cnn la traumatizzante esperienza come pilota di droni

La storia dell’evoluzione dell’esperienza bellica è un fatto di distanza. Dalla primitiva lotta a mani nude all’utilizzo delle pietre, dall’arma bianca all’utilizzo delle armi da fuoco, dai missili a lunga gittata ai droni che possono essere teleguidati da stazioni lontane decine di migliaia di chilometri dal teatro di guerra.

L’impatto sulle vittime e i traumi su chi uccide, invece, restano gli stessi. A raccontarlo è il soldato Brandon Bryant alla giornalista Hala Gorani della CNN.

L’intervista arriva nella settimana della denuncia di Amnesty International, quella degli attacchi Usa con droni in Pakistan che secondo l’organizzazione avrebbero causato sino a 900 vittime fra i civili. Un dato che configurerebbe il crimine di guerra per gli Stati Uniti.

Bryant racconta a Gorani il suo primo lancio di un missile Hellfire come un’esperienza scioccante:

La sua gamba destra fu recisa. Lo vidi sanguinare dall’arteria femorale. È stato scioccante. L’immagine era sgranata e non sembrava vero ma era vero.

Bryant era seduto nella sala di controllo nel deserto americano. E con il tempo ha preso coscienza di quello che la guerra sta diventando:

Sei ancora in zona di guerra, indipendentemente dal fatto che tu sia lì fisicamente o no. L’America vuole una guerra asettica, ma la verità è che non c’è nulla di pulito.

Generazioni di militari cresciute a videogame vengono messe di fronte a uno schermo che a migliaia di chilometri di distanza consente ai militari Usa di attaccare senza rischiare la vita. La pressione è tutta psicologica:

Senti il ronzio del computer. Non senti il missile che viene sganciato, lo vedi.

A Bryant è stato riscontrato un disturbo post-traumatico:

Tutti gli operatori di droni stanno male. Non è un videogioco… Questa è la vita reale e queste persone hanno bisogno di molto aiuto. C’è un enorme problema di salute mentale che nessuno sembra voglia affrontare. Si tratta di esseri umani e hanno gli stessi problemi delle truppe di terra.

Proprio in virtù della sua asetticità il programma dei droni è divenuto molto popolare negli Stati Uniti. Ma nell’opinione pubblica sta maturando un senso di rigetto verso l’utilizzo di queste armi, tanto che in Colorado si stanno diffondendo i cacciatori di droni che hanno iniziato ad abbattere i velivoli utilizzati per il controllo e la sorveglianza delle cittadine dello Stato.

Via | Cnn

Foto © Getty Images

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