Processo Costa Concordia, via al valzer dei testimoni: "Schettino unico responsabile"

Al processo di Grosseto per il naufragio della nave Costa Concordia è il giorno del primo testimone: l'ufficiale in addestramento Salvatore Ursino

Terminato il tempo dei 'parbuckling' e delle operazioni eroiche, terminato il tempo dell'autoincensazione italiana e delle metafore economico-finanziarie sul relitto raddrizzato, torna prepotentemente il tempo delle aule di tribunale e delle pagine di un processo che ha tutta l'aria diverrà lunghissimo: questa mattina a Grosseto è ripresa la celebrazione del processo di primo grado per il naufragio della Costa Concordia ed è ripresa con le frasi choc fatte ascoltare dalla pubblica accusa.

Il pm Stefano Pizza ha trasmesso in aula l'audio originale, registrato a bordo della nave Costa Concordia nei concitati momenti del naufragio:

"Abbiamo urtato uno scoglio? Maronna ch'agg' cumbinat!"

Questo è quanto avrebbe pronunciato il comandante Francesco Schettino una volta ricevuta la notizia dell'urto contro l'Isola del Giglio; l'udienza si è incentrata sulla testimonianza dell'ufficiale in addestramento Salvatore Ursino, che era a bordo della nave quella notte. Prima però la pubblica accusa mostrato in aula anche un video realizzato dal fotografo di bordo, con immagini che mostrano il difficile calo a mare delle scialuppe, complicato dall'inclinazione della nave: gli ospiti che urlano, presi dal panico, e quell'applauso liberatorio ad operazioni concluse. Nel video è ripresa anche la caduta in acqua dell'ufficiale Andrea Bongiovanni, poi recuperato.

Ursino è il primo teste sentito al processo che, lo ricordiamo, punta tutto sulla colpevolezza del comandante Francesco Schettino:

"Il comandante Schettino ordinò al vice Ciro D'Ambrosio di aumentare la velocità della Costa Concordia da 15 a 16 nodi, circa cinque minuti prima dell'impatto con gli scogli. [...] E' insolito sentire un ordine di timone a dritta mentre si va a 16 nodi, perché la nave sbanda e si inclina su un lato determinando la possibile caduta oggetti e persone. C'era qualcosa di strano: di mia iniziativa andai sull'aletta sinistra, mi affacciai dalle vetrate: vidi gli scogli a una ventina di metri, con prora a dritta e poppa verso sinistra. D'istinto mi venne di dire che la 'poppa era impegnata a sinistra'."

In quel momento, ha raccontato l'ufficiale, si navigava in modalità manuale ma il timoniere, indonesiano, faticava a comprendere gli ordini impartiti dal comandante Schettino (che dunque, stando a quanto ricostruito dall'ufficiale Ursino, era in plancia di comando e non in cabina, contrariamente a quanto affermava inizialmente l'accusa):

"In plancia c'erano il primo maitre Antonello Tievoli, il maitre Ciro Onorato, l'hotel director Manrico Giampedroni, oltre che la ragazza moldava (Domnica Cemortan, presente anch'ella in aula, ndr) che rimase sulla porta: erano lì per ammirare il passaggio ravvicinato al Giglio. [...] Il timoniere indonesiano sbagliò due volte a comprendere i comandi di Schettino, e a ripeterli, ma il comandante non intervenne e non prese provvedimenti se non dicendo: 'otherwise we go on the rocks' (altrimenti andiamo sulle rocce, ndr). [...] Io mi misi affianco al timoniere poichè si andava in navigazione manuale e perchè c'era la necessità di ripetergli gli ordini, che gli venivano impartiti in inglese: lo feci di mia iniziativa. [...] Schettino parlava più di tutti con Tievoli, che si avvicinò alla consolle di comando, posizionandosi alla sinistra del comandante. Schettino chiese a Tievoli se avesse contattato il comandante in pensione Palombo per informarsi in relazione al passaggio ravvicinato al Giglio. E Palombo verrà chiamato da Tievoli."

Tutti i presenti citati da Ursino verranno sentiti al banco dei testimoni ma l'unico responsabile indicato per la tragedia resta il comandante Schettino: certamente il processo di Grosseto, che si celebra (ironia della sorte) in un teatro e non in un Tribunale della Repubblica, addita molte, forse troppe, responsabilità al comandante della Concordia, che pure ha tenuto un comportamento probabilmente eccessivamente superficiale in plancia. Altra cosa è provare, fuori da ogni ragionevole dubbio, che la responsabilità sia completamente ascrivibile al comandante, anche perchè determinate manovre vengono richieste spesso direttamente dalla compagnia di navigazione (che, nella fattispecie, chiede i danni a Francesco Schettino).

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