I marò in India saranno processati sulla base della legge che prevede la pena di morte

Il Sua Act, anti-terrorismo e anti-pirateria, prevede la pena capitale ed è la legge in base alla quale si deciderà del destino di Latorre e Girone.

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Che Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i due marò agli arresti in India accusati di aver ucciso due pescatori, possano venire condannati alla pena di morte non è da escludersi. Sulla vicenda, va detto, è in corso da tempo un braccio di ferro tra il ministro degli Esteri (che "difende" i due italiani) e il ministro degli Interni (che però ha l'ultima parola). È stato proprio Salman Khurshid, titolare degli Esteri, ha rassicurare gli italiani più volte sul fatto che la pena capitale non fosse nemmeno da prendere in considerazione, regolarmente smentito dalla sua controparte agli Interni, R. K. Singh.

Il punto sta tutto nella legge che regola le questioni di questo tipo, e cioè la SUA (“Suppression of Unlawful Acts Against Safety of Maritime Navigation and Fixed Platforms on Continental Shelf Act"), la legge contro la pirateria che dovrebbe regolare il processo ai due marò e che in uno degli articoli recita testualmente: "Chiunque provochi la morte dev’essere punito con la morte”. Una legge antiterrorismo che prevede la pena massima comminabile. Ma è anche il semplice fatto che sia applicata una legge anti-terrorismo a provocare la reazione italiana, secondo cui questo renderebbe automaticamente, per la giustizia indiana, l'Italia uno stato terrorista.

Tutte le promesse fatte dal governo all'Italia rischiano a questo punto di essere vane. Se i due marò saranno processati per aver compiuto un atto di pirateria marittima la legge di riferimento sarà la SUA, e la SUA prevede la pena di morte. Non c'è una via di scampo? Non secondo il ministro degli Interni, che infatti ha anche criticato il collega per aver fatto "promesse che non possiamo mantenere".

Il problema si complica ulteriormente se si tiene presente che la polizia indiana, Nia, può presentare un rapporto sul caso - che è avvenuto al di fuori delle acque territoriali - solo facendo riferimento alla legge indiana contro la pirateria (che prevede la pena di morte). Se questa legge non può essere applicata, perché l’India vuole escludere la possibilità che si arrivi alla pena capitale, allora la Nia non avrebbe più giurisdizione sul caso.

Questione ribadita da una fonte ascoltata dal Times of India: "La scelta di affidare il caso alla polizia Nia rende obbligatorio invocare la legge Sua, visto che se così non fosse la Nia non avrebbe giurisdizione sul caso e l'agenzia avrebbe difficoltà a compilare il suo rapporto sotto qualunque altra legge".

L'unica alternativa sarebbe stato affidare il caso alla Cbi (Central Bureau of Investigation) e far sì che la questione venisse seguita attraverso la sezione 302 del codice penale indiano (omicidi e crimini violenti). Ma per questo, ormai, è quasi certamente troppo tardi. I capi di accusa dovrebbero essere presentati entro il 3 febbraio.

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