Marò, udienza della Corte Suprema indiana rinviata a lunedì 10 febbraio. Possibile rinuncia al Sua Act

L'inviato del governo De Mistura ha chiesto l'autorizzazione al rientro in Italia dei due fucilieri.

15:30 - Secondo l'Ansa il governo indiano starebbe optando per la rinuncia all'uso della legge antiterrorismo (Sua Act) per il caso dei due marò italiani.
A questa voce l'inviato del governo Staffan De Mistura ha risposto:

"Non sono solito reagire ad illazioni di stampa, positive o negative. E comunque queste non ci fanno cambiare rotta. Quello che farà testo sarà una decisione della Corte Suprema oppure un annuncio ufficiale da parte delle autorità governative indiane. Qualora questo avvenisse noi ne prenderemo atto ma continueremo con una strategia determinata e mirata"

La nuova posizione del governo indiano sarà presentata nel corso dell'udienza di lunedì 10 febbraio, la data fissata stamattina dopo il rinvio dell'udienza che era in programma oggi.

8:12 - Questa mattina, lunedì 3 febbraio 2014, quando in Italia erano appena le 6 del mattino, si è aperta la sessione della Corte Suprema indiana che deve esaminare il ricorso dell'Italia sul caso dei due marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, accusati di aver ucciso due pescatori scambiandoli per pirati. Attraverso il ricorso si chiede che vengano presentati subito i capi d'accusa senza l'uso della legge antiterrorismo che prevede la pena di morte. Ebbene, subito dopo l'apertura, il presidente della Corte ha ascoltato le ragioni del ricorso italiano e ha rinviato l'udienza a lunedì prossimo, 10 febbraio, imponendo dunque alla pubblica accusa un limite non estendibile di una settimana per presentare una soluzione sulle modalità di incriminazione dei marò.
L'inviato del governo italiano Staffan De Mistura ha detto:

"Abbiamo chiesto alla Corte che, di fronte all'indecisione della pubblica accusa, i marò siano autorizzati a tornare in Italia"

L'attesa per l'udienza della Corte Suprema indiana sul caso dei due marò italiani


Domenica 2 febbraio 2013

Sarà presente anche Staffan De Mistura, l’inviato speciale del governo, all’udienza di domani della Corte Suprema indiana, chiamata a esprimersi sul ricorso del Governo italiano contro l’eventuale applicazione del SUA Act nel caso dei due Marò italiani detenuti in India.

La legge per la repressione della pirateria, ne abbiamo parlato più volte, prevede la pena di morte nel caso di una qualsiasi azione che provochi la morte di una persona in mare e la sua applicazione continua a pendere come una spada di Damocle sulla testa di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre.

Il governo di New Delhi sta facendo pressioni al suo ministro della Giustizia affinché riveda la propria posizione sul caso dei due fucilieri italiani e anche se il ministro degli Esteri, Salman Khurshid, ha escluso più volte l’applicazione della pena capitale per i due marò, non ci sono ancora certezze.

Non ci sono certezze nemmeno sui capi d’accusa che vengono contestati ai due fucilieri italiani, l’indagine non è ancora stata chiusa e le accuse non sono state formulate ufficialmente. L’udienza di domani dovrebbe comunque fissare un nuovo punto nell’inchiesta e portare la vicenda a una svolta, una svolta che manca ormai da troppo tempo.

L’Italia, nel suo ricorso, chiede alla Corte di “mettere fine al diritto dell'India e della Nia di presentare qualunque rapporto conclusivo o processo penale" contro i due marò e di farli tornare in Italia o, in alternativa, di ordinare alle polizia locale di concludere le indagini entro due settimane e di non prendere in considerazione la legge antipirateria e di svolgere “entro tre mesi un processo con udienze stringenti”.

In ogni caso, il Governo italiano chiede che i due marò possano tornare in Italia almeno fino all’inizio del processo. La loro testimonianza è stata raccolta e i due non possono più dare un contribuito alle indagini.

Qualunque sia la decisione della Corte Suprema, è impossibile prevedere se possiamo aspettarcela già nella giornata di domani o se, come vociferano dalla stampa locale, saranno necessarie più udienze.

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