Caso Marò, sì al Sua Act ma no alla pena di morte. Il Ministro Bonino annuncia battaglia

La richiesta del ministro degli Interni. Per decidere c'è tempo fino al 10 febbraio.

19.50: le indiscrezioni fatte trapelare oggi dalla stampa indiana non sono passate inosservate qui in Italia e poco fa il ministro degli Esteri Emma Bonino è intervenuta sulla questione, criticando duramente il contenuto delle stesse e annunciando che l’Italia ha intenzione di continuare a fare pressioni:

Talune anticipazioni che provengono oggi da New Delhi sull'iter giudiziario del caso dei nostri fucilieri di marina mi lasciano interdetta e indignata. L'eventuale richiesta di applicazione della Sua quale base di imputazione per i due marò, laddove dovesse essere confermata, sarà contestata in aula dalla difesa italiana nella maniera più ferma.

Il Governo italiano, prosegue la nota diffusa dalla Farnesina poco fa,

ritiene sconcertante tale riferimento e farà valere con forza e determinazione in tutte le sedi possibili l'assoluta e inammissibile incongruenza di tale impostazione anche rispetto alle indicazioni a suo tempo fornite dalla stessa Corte Suprema indiana. Il nostro impegno a riportare a casa Massimiliano Latorre e Salvatore Girone è più forte che mai.

Aggiornamento 8 febbraio 2014, ore 10.40: la stampa indiana conferma oggi le indiscrezioni trapelate negli ultimi giorni, secondo le quali i due marò italiani non saranno accusati di “aver provocato la morte” dei due pescatori indiani Ajesh Binki and Valentine, ma di aver usato “violenza”.

La notizia, ripresa stamattina dall’Ansa, fa riferimento ai capi d’accusa che la polizia investigativa indiana (Nia) presenterà ai giudici della Corte Suprema in vista dell’udienza in programma lunedì 10 febbraio.

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, in questo modo, evitano la pena di morte e rischiano una condanna fino a 10 anni di carcere. I due marò, come già trapelato nei giorni scorsi, saranno comunque giudicati secondo l’ormai noto SUA Act, il codice marino antipirateria, ma senza il temibile articolo 3 comma g-1 del secondo capitolo sui reati, quello che prevede la pena capitale per chiunque provochi la morte di qualcuno in mare.

L’Indian Express, invece, riferisce che contro i due marò sarà utilizzata la sezione 302 del Codice penale indiano, che prevede una possibile condanna a morte. Il rischio della pena capitale, però, sembra scongiurato:

la possibilità per gli imputati di essere condannati alla pena capitale è davvero bassa perché la loro azione non rientra nei casi eccezionali in cui è richiesta.

L’udienza della Corte Suprema indiana riprenderà lunedì 10 febbraio, come disposto lunedì scorso dalla stessa Corte.

maro

C'è ancora qualche giorno prima del 10 febbraio, data entro la quale i pm indiani dovranno formulare le loro accuse contro i marò italiani. Entro il 10, però, si dovrà anche decidere se seguire il codice marittimo antipirateria (l'ormai famoso Sua Act) o il codice penale indiano. E non è una questione di poco conto, visto che nel primo caso Latorre e Girone rischiano la pena di morte, nel secondo caso no.

La questione pena di morte è stata protagonista nelle settimane scorse di un braccio di ferro tra il ministro degli Interni e quello degli Esteri indiani, in cui si fronteggiavano da una parte le garanzie date all'Italia sul destino dei due marò, dall'altra la volontà che l'ultima parola venisse data ai Tribunali indiani.

Il pressing italiano, e soprattutto quello europeo, hanno però dato i primi riscontri: i marò non rischierebbero più la pena capitale, ma ancora non si è deciso secondo quale codice verranno giudicati. Le ultime indiscrezioni parlavano di una rinuncia ad applicare il Sua Act, ma oggi l'Ansa riporta una versione diversa: il ministro degli Interni avrebbe dato il suo beneplacito alla rinuncia alla pena di morte, chiedendo però che venga comunque seguito il codice anti-pirateria.

Una sorta di "garanzia sulla parola"? L'ultima decisione spetta al procuratore generale Vahanvati, che dovrà dirimere la questione entro la settimana. Il 10 febbraio è infatti fissata la prossima udienza ed è molto improbabile che ci sarà un nuovo rinvio.

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