Sochi 2014, primi arresti di attivisti gay a Mosca e San Pietroburgo

A Mosca erano in dieci a protestare nella celebre Piazza Rossa, sventolando la bandiera arcobaleno e cantando l’inno russo. Quattro arresti anche a San Pietroburgo.

Tutti gli occhi del Mondo sono puntati su Sochi e sui XXII Giochi olimpici invernali, ma in Russia continua imperterrita l’applicazione della legge contro la propaganda gay fortemente voluta dal presidente Vladimir Putin e al centro di boicottaggi, manifestazioni e protesta da una parte all’altra del Paese e non solo.

Gli attivisti non demordono e continuano a manifestare contro questa legge che ha portato l’omofobia alle stelle in tutta la Federazione Russa, con una vera e propria persecuzione di cittadini dichiaratamente omosessuali. Ieri, mentre a Sochi era in corso la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi Invernali, 14 attivisti sono stati fermati tra Mosca e San Pietroburgo.

A Mosca erano in dieci a protestare nella celebre Piazza Rossa, sventolando la bandiera arcobaleno e cantando l’inno russo. Le forze dell’ordine, come documentato anche in video, sono intervenute e hanno trattenuto in stato d’arresto il gruppetto di persone per diverse ore.

Stessa cosa a San Pietroburgo, dove quattro persone sono state arrestato perchè esponevano uno striscione con su scritto “La discriminazione è incompatibile con il movimento olimpico. Principio 6 della Carta Olimpica”. Tra queste c’erano anche Anastasia Smirnova dell’organizzazione Russian LGBT Network e Alexandra Semenova dell’organizzazione LGBT locale Coming Out.

Ed è stato proprio il sito di Coming Out a dare conto dell’episodio, specificando che le quattro persone sono rimaste in stato di fermo per circa tre ore con l’accusa di manifestazione illegale e rischiano ora una multa tra i 425 e i 649 euro, molto più di uno stipendio medio mensile.

Questi episodi, non rari in questo periodo, sono destinati a intensificarsi col procedere dei Giochi Olimpici, con gli stessi atleti in gara che cominciano a mostrare i primi segni di supporto alla causa. L’altra faccia, non troppo nascosta, della Russia.

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