Pakistan, rapito e torturato attivista anti-droni

Karim Khan è stato ammanettato, bendato e sottoposto a torture per otto giorni. Ora testimonierà sugli attacchi usa nel nord del Waziristan

Quella dei droni è una guerra sottotraccia della quale si parla troppo poco nell’Occidente distratto dalla crisi. Eppure in Pakistan, secondo un rapporto del Bureau of Investigative Journalism, i morti a causa di questi velivoli sarebbero stati fra i 2500 e i 3600 negli ultimi nove anni.

Fra chi piange i propri cari (visto che i morti sono principalmente civili, successivamente etichettati come “terroristi”) la rabbia cresce e, con essa, anche l’attivismo anti-droni.
Karim Khan, uno degli attivisti di questo movimento è stato rapito dalla sua casa di Rawalpindi ed è stato tenuto bendato e ammanettato per otto giorni in un seminterrato, dove è stato picchiato e torturato per otto giorni prima di venire liberato.

Khan ha dichiarato ad Al Jazeera di essere stato prelevato da circa 20 uomini non identificati, alcuni dei quali in uniforme della polizia, nella notte del 5 febbraio. Tutto ciò è avvenuto pochi giorni prima che l’uomo testimoniasse davanti a membri del Parlamento Europeo, circa l’utilizzo dei droni da parte dell’esercito degli Stati Uniti.

Karim ha chiesto spiegazioni ma gli è stato ripetuto più volte di stare in silenzio. Gli sono state prese le impronte digitali. Nonostante il rapimento e le torture, Karim non ha intenzione di rinunciare alla lotta. Sia suo figlio che suo fratello sono stati uccisi nel 2009 da un attacco portato a termine da un drone Usa nel Nord del Waziristan. Dopo il rapimento è volato in Europa insieme ad altri pakistani, parenti di vittime dei droni Usa. La delegazione, accompagnata da un team legale, parlerà ai parlamentari a Bruxelles, Amsterdam, L’Aja e Londra entro questa settimana.

Video | Youtube

Via | Al Jazeera

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