Saviano: “La mia vita rovinata da Gomorra. Prendo psicofarmaci”

In un’intervista a El Pais, lo scrittore confessa il proprio disagio e il pentimento per il libro che da otto anni lo costringe a vivere sotto scorta

Dal 13 settembre 2006, vale a dire da sette anni e mezzo la vita di Roberto Saviano è sotto scorta. Del suo disagio lo scrittore di Gomorra ha parlato a più riprese nei propri articoli e nei numerosi interventi televisivi degli ultimi anni. Ma mai, prima d’ora, Saviano aveva spinto le proprie confessioni sino a questo punto.

In un’intervista rilasciata al quotidiano spagnolo El Pais, Saviano ha confessato di fare uso di psicofarmaci e di aver distrutto la propria vita e quella delle persone care con il suo primo libro:

Non credo sia nobile aver distrutto la mia vita e quella delle persone che mi circondano per cercare la verità. Avrei potuto fare lo stesso, con lo stesso impegno, con lo stesso coraggio ma con prudenza, senza distruggere tutto. Invece sono stato impetuoso, ambizioso.

Secondo Saviano non è valsa la pena di scrivere Gomorra, non con questo presso da pagare sul piano personale:

Bisogna considerare che non posso disporre della mia vita senza chiedere autorizzazione Né uscire o entrare quando voglio, né frequentare le persone che voglio senza doverle nascondere nel timore di rappresaglie. A volte mi domando se finirò in un ospedale psichiatrico.

Sono parole forti, ma non sorprendenti , visto che Saviano ha spiegato molte volte quali siano le azioni di “bonifica” che precedono il suo arrivo in un luogo pubblico, quanto importante sia il ruolo della sua scorta e quale sia la dimensione del suo isolamento.

Ma degli psicofarmaci Saviano parla apertamente per la prima volta sulle pagine di El Pais:

Sul serio. Già adesso ho bisogno di psicofarmaci per tirare avanti e non era mai accaduto prima. Non ne faccio abuso, ma a volte ne ho necessità. E questa cosa non mi piace per nulla. Per questo spero che prima o poi finisca.

E Saviano va al cuore del problema, una ricerca della verità e un’esigenza di raccontarla che sono diventate, con un’accelerazione dovuta alla vita sotto scorta, due ossessioni, lo scopo e forse il senso di un’esistenza in parte bruciata:

Se tu anteponi un obiettivo, la verità, la denuncia, a qualunque altra cosa della tua vita, diventi un mostro. Un mostro. Perché tutte le tue relazioni umane e professionali sono orientate a ottenere la verità. Forse alla fine sarà nobile, una cosa generosa. Tuttavia la tua vita non si converte in generosa, le relazioni diventano terribili.

Via | El Pais

Video | Youtube

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