Legalizzazione cannabis: Umberto Veronesi si schiera a favore

L'endorsement per la depenalizzazione dell'oncologo. Per scopo terapeutico ma non solo.

Il clima da legalizzazione (o depenalizzazione) delle droghe leggere che in questi mesi si respira in parecchi paesi ha riportato il tema al centro delle cronache anche in Italia. Ancor di più dopo la bocciatura da parte della Corte Costituzionale della legge Fini-Giovanardi, che equiparava le droghe leggere e quelle pesanti. Oggi, sul tema, arriva il parere favorevole di una personalità di primissimo piano nel mondo della sanità: Umberto Veronesi.

L'oncologo ha espresso le sue opinioni favorevoli alla liberalizzazione della cannabis - anche e soprattutto per scopi medici - in un editoriale su Repubblica:

È il momento di ridarle lo spazio che merita nella cura del dolore. Già molte regioni hanno reso accessibile la cannabis ad uso terapeutico. È assurdo, per il resto del Paese, rinunciare ad un potente antidolorifico solo perché ha la “colpa” di essere anche una sostanza stupefacente. Il dolore è il più grande nemico dei malati, annienta la loro dignità, spegne le loro energia e la volontà di combattere

L'endorsement di Veronesi però non riguarda solo l'aspetto più strettamente legato alle cure mediche che la cannabis rende possibile, ma anche l'aspetto ricreativo e l'impossibilità di equiparare il "fumo" o la marijuana alle droghe pesanti come cocaina o eroina. Soprattutto Veronesi punta a smontare la celebre tesi secondi la quale "inizi con uno spinello e finisci a bucarti":

Anche se pensiamo che la cannabis sia l’anticamera di sostanze più pericolose, davvero crediamo che penalizzando il possesso di una dose possiamo interrompere la spirale di angoscia esistenziale che porta al baratro mortale della droga pesante? I dati ci dicono di no. Se fosse vero, le statistiche non mostrerebbero circa 200mila dipendenti da droghe pesanti in Italia, più o meno come 10 anni fa. Rendere la cannabis un tabù o un piccolo crimine non serve affatto ad affrontare il problema. Se si deve ricorrere alla proibizione, significa che abbiamo fallito nella nostra azione educativa. La droga è un problema più sociale e culturale, che penale e una legge che impone sanzioni pesanti o addirittura la prigione non può risolverlo. Dobbiamo renderci conto che se rendiamo criminali i consumatori di droga, li obblighiamo soltanto ad uscire dalla legalità e dal controllo, senza che smettano di drogarsi.

Il dibattito quindi è ufficialmente riaperto e anche la strada che potrebbe portare quanto meno a una depenalizzazione della coltivazione casalinga di una limitata quantità di piantine. Con il governo Renzi che però si appresta a nascere - e che avrà come alleato quel Nuovo Centrodestra di cui fa parte proprio Giovanardi - è difficile che sarà questa la volta buona.

URUGUAY-CANNABIS-LEGALIZATION

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