Marò: l'India abbandona il Sua act, la legge antipirateria

Il rischio pena di morte sembra scongiurato.

Nuovo rinvio nell'udienza di oggi dei due marò detenuti in India e accusati di omicidio, ma questa volta c'è un risvolto positivo: il procuratore generale indiano Vahanvati ha presentato l'opinione del governo favorevole ad abbandonare il Sua Act (legge antipirateria), ma ha chiesto che i capi di accusa vengano formulati dalla polizia Nia (la polizia investigativa indiana). Ipotesi alla quale la difesa si è opposta.

Ci vorranno però ancora due settimane per conoscere i capi d'imputazione, anche se la cosa più importante, non ci sono dubbi, è che a questo punto appare scongiurata la possibilità che Latorre e Girone vengano condannati alla pena di morte previsto nel codice della legge anti-terrorismo nota come Sua act.

In aula non erano presenti né l'ambasciatore Daniele Mancini, richiamato per consultazioni a Roma, né l'inviato de Mistura. Tra un paio di settimane, quindi, si verranno a sapere i capi d'imputazione per i due marò italiani e di conseguenza anche quelle che saranno le richieste dell'accusa. A questo punto, non è detto che siano valide le indiscrezioni circolate qualche giorno fa secondo le quali i due marò italiani non saranno accusati di “aver provocato la morte” dei due pescatori indiani Ajesh Binki and Valentine, ma di aver usato “violenza”.

Non essendo più la legge anti-terrorismo quella sulla base della quale verranno formulate le accuse, non è detto che ci sia bisogno di cambiare il capo d'accusa rispetto a quello, dato per scontato, di omicidio.

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