Nigeria, Boko Haram chiede scambio di prigionieri per liberare le studentesse

Il gruppo islamista mostra in un video le 200 studentesse rapite

Aggiornamento lunedì 12 maggio Il capo di Boko Haram, Abubakar Muhammad Shekau, ha trasmesso un nuovo video in cui spiega che le 200 studentesse sono state convertite all'islam e, soprattutto, che saranno liberate solo in cambio della liberazione di alcuni militanti di Boko Haram prigionieri nelle carceri nigeriane.

Alcune immagini dal video con le studentesse rapite in Nigeria
Alcune immagini dal video con le studentesse rapite in Nigeria

Nuovo attacco, centinaia di morti

Mercoledì 7 maggio 2014

Secondo il quotidiano Daily Trust, il gruppo islamista Boko Haram, responsabile del rapimento di oltre 200 studentesse dalla Chibok High School, nella notte tra lunedì 5 e martedì 6 maggio ha sferrato un altro attacco causando la morte di un numero compreso tra i 200 e i 300 morti nel villaggio di Gamboru, nel Nord-Est della Nigeria. Alcuni uomini armati hanno attaccato la zona e hanno sparato sulla popolazione alla ceca, poi hanno incendiato tutto radendo al suolo il villaggio. Tra i morti ci sono anche 16 poliziotti.

Boko Haram rivendica il sequestro delle 200 studentesse in Nigeria

Lunedì 5 maggio 2014

Non c'erano molti sospetti su chi fossero gli autori del sequestro in Nigeria di oltre 200 studentesse, rapite il 15 aprile dalla scuola Chibok high school che frequentavano nello stato del Borno, ora però c'è la rivendicazione ufficiale di Boko Haram, il gruppo estremista islamico che sta seminando il terrore in questa zona del mondo: "Ho rapito le ragazze e le venderemo al mercato in nome di Allah".

A parlare è il leader di Boko Haram (che significa "l’educazione occidentale è proibita"), Abubakar Shekau, in un video di 57 minuti. "Allah mi comanda di vendere le donne e io le venderò come schiave, oppure saranno maritate con la forza", dice il leader del gruppo terrorista in lingua hausa. Al centro della vicenda c'è il conflitto tra il nord cristiano della Nigeria, maggiormente sviluppato, e il sud islamico, agricolo. Una differenza che scatena lotte in cui si insinua la questione religiosa.

E non è un caso, infatti, che siano state rapite studentesse, che hanno evidentemente due colpe: la prima è di essere donna, la seconda di voler studiare. Boko Haram infatti, tra le altro cose, si batte anche perché venga sospeso il sistema educativo nei confronti della popolazione femminile. Al momento 53 giovani sono riuscite a scappare mentre altre 223 restano nelle mani degli integralisti, ma circolano notizie su un loro possibile trasferimento in Ciad o Camerun dove sarebbero state vendute per 12 dollari ciascuna.

La cosa, però, ha anche dei risvolti imprevisti: il presidente Goodluck Jonathan ha da pochissimo ammesso che il rapimento sia davvero avvenuto, dopo aver a lungo provato a negare tutto per tenere a debita distanza l'interesse internazionale. La first lady invece, secondo quanto scrive il Corriere, "avrebbe ordinato l’arresto di due attiviste che avevano organizzato la marcia di protesta per la liberazione delle studentesse, arrivando a sostenere che il sequestro non è mai avvenuto e che le attiviste apparterrebbero, in verità, alla rete responsabile del rapimento (gli islamisti di Boko Haram, ndr) e con le loro azioni vorrebbero infangare il nome del presidente. L’accusa della first lady è la risposta a un attacco diretto della attiviste che accusavano il governo di non fare abbastanza per cercar di liberare le ragazze".

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