Bimbo morto in auto a Piacenza: scagionato il padre

L'uomo, al momento del fatto, è stato dichiarato incapace di intendere a causa di un'amnesia dissociativa

Andrea Albanese, che lavora in un'azienda di ristorazione a Piacenza, la mattina del 4 giugno 2013 dimenticò il figlio di due anni in auto, nel suo seggiolino, ritrovandolo dopo diverse ore in fin di vita: la notizia, assurta all'onore delle cronache per l'incredulità generale che ne scaturì, aveva all'epoca fatto molto discutere.

Oggi Andrea Albanese è stato completamente scagionato dall'accusa di omicidio: una perizia psichiatrica ne ha infatti ridimensionato di molto le responsabilità oggettive:

"Era completamente incapace d'intendere e di volere per il verificarsi di una transitoria amnesia dissociativa"

hanno scritto il perito Corrado Cappa, psichiatra nominato dal giudice di Piacenza Giuseppe Bersani, incaricato di valutare lo stato psichico del padre del piccolo Luca.

Il tema, centrato dai cronisti e dagli opinionisti dell'epoca, era lo stress lavorativo di un padre che, in quanto tale, aveva la responsabilità del figlio minorenne, lasciato per più di otto ore in automobile; le cronache ricordano anche i casi di Jacopo, di 11 mesi, che nel 2011 è fu dimenticato dal padre in auto a Passignano sul Trasimeno, in provincia di Perugia, e di Elena, la bambina di Teramo che, rimasta chiusa in auto per ora sotto il sole, fu stata ritrovata in fin di vita solo una settimana prima di Jacopo, e trasportata all’ospedale Salesi di Ancona in eliambulanza. Dopo qualche giorno in coma nel reparto rianimazione Elena purtroppo morì a causa di un peggioramento delle sue condizioni.

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