Boko Haram: chi sono i ribelli che terrorizzano la Nigeria

Il gruppo fondamentalista islamico ha causato 4mila morti in quattro anni. La dura repressione del governo non li ha fermati.

Che cos'è Boko Haram? O meglio, chi sono i ribelli che stanno terrorizzando la Nigeria, e che negli ultimi giorni sono balzati agli "onori" della cronaca per il rapimento delle 200 studentesse (che ha dato vita alla campagna dei vip Bring Back our Girls) e per aver raso al suolo un villaggio? Innanzitutto va detto che Boko Haram, grosso modo, significa "l'educazione occidentale è vietata", e dietro a questo nome si nasconde anche la ragione per cui si è deciso di sequestrare delle studentesse, visto che secondo il gruppo - estremista islamico - le donne non dovrebbero avere accesso al sistema educativo (che è comunque corrotto).

Il movimento nasce in Nigeria nel 2002 sotto la guida del predicatore Mohammed Yusuf (oggi il leader è Abubakar Shekaru), che lanciava invettive rivolte ai giovani del paese sostenendo come le scuole corrompano i costumi islamici, come la Nigeria sia governata da uomini corrotti e come sia necessaria l'instaurazione della legge islamica nel paese, la sharia. La dura repressione che lo stato centrale ha subito cominciato contro i terroristi non ha impedito al movimento di continuare a crescere, visto che la loro ideologia ha fatto breccia all'interno di un paese diviso non solo tra i cristiani del sud e i musulmani del nord, ma che è anche piagato dalle differenze economiche tra il sud più evoluto e il nord più povero e arretrato.

La campagna armata di Boko Haram comincia però nel 2010, un anno dopo la cattura e l'uccisione del loro leader spirituale Yusuf (in circostanze poco chiare). La guida passa quindi ad Abubakar Shekau, che dà il via al terrore, prendendo di mira forze di sicurezza, politici, civili, scuole e leader tradizionali (soprattutto se cristiani). Secondo il Crisis Group, la lotta di Boko Haram ha causato la morte di 4mila persone in soli quattro anni, oltre ad aver causato mezzo milione di sfollati e centinaia di scuole distrutte. Il movimento, però, non è unito sotto la guida del leader, anzi (come scrive Pagina 99): "è molto frammentato, alcuni dei dirigenti si trovano in Camerun o in Niger, e il leader Abubakar Shekau non sembra avere il pieno controllo di tutte le fazioni (in particolare del gruppo Ansaru, specializzato in obiettivi stranieri)".

Si sospetta inoltre un possibile collegamento tra i ribelli nigeriani e Al Qaeda. Come si legge sul Manifesto:

Secondo alcune auto­rità nazio­nali Boko Haram ha sem­pre più col­le­ga­menti con l’ala nor­da­fri­cana di Al Qaeda. Le armi con­trab­ban­date lungo i con­fini inclu­dono gra­nate, mitra­glia­trici con visiera anti– aerei, fucili auto­ma­tici, muni­zioni, gra­nate, esplo­sivi e armi più avan­zate come mis­sili super­fi­cie –aria — e sistemi di difesa anti­ae­rea. Le armi sareb­bero con­trab­ban­date nel Sahel da ex com­bat­tenti in Libia, mili­tari libici e mer­ce­nari che hanno com­bat­tuto in nome dell’ex lea­der Ghed­dafi. Secondo lo stesso rap­porto la Nige­ria non sarebbe l’unico paese pre­oc­cu­pato per le atti­vità di Boko Haram, il quale si è esteso anche in Niger e in Ciad, e rice­vuto for­ma­zione in campi di adde­stra­mento di al Qaeda in Mali nel 2011.

Per approfondire ulteriormente, ecco un dettagliato rapporto di Amnesty International sulla situazione in Nigeria e Boko Haram.

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