Roma, studente bocciato per condotta viene salvato dal Tar: “è colpa degli insegnanti”

Il Tribunale Amministrativo del Lazio ha dato ragione alla famiglia di uno studente di seconda media che si opponeva alla sua bocciatura per cattiva condotta.

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Un altro duro colpo all’istruzione italiana, l’ennesima conferma che il ruolo degli insegnanti viene messo sempre più in discussione col passare degli anni da genitori sempre più agguerriti nel contestare le decisioni degli educatori al punto da arrivare a coinvolgere i tribunale.

E’ quanto è accaduto a Roma, dove la famiglia di uno studente di seconda media ha deciso di ricorrere al Tar del Lazio per chiedere che il figlio non venisse bocciato per cattiva condotta come deciso dal Consiglio di classe.

Il giovanissimo studente, ne scrive oggi Il Messaggero, aveva quattro insufficienze e un voto basso in condotta, dato dagli insegnanti per via del comportamento strafottente tenuto nei confronti degli altri compagni di classe. Il consiglio di classe aveva deciso all’unanimità di bocciare lo studente, ma ora il Tribunale Amministrativo del Lazio si è espresso contro quella bocciatura.

Il motivo è presto detto: l’abbassamento del voto in condotta avrebbe influito negativamente su un curriculum scolastico già precario, peggiorando così la situazione. Per il tribunale sarebbe stata sufficiente una punizione che “avrebbe scalfito l'atteggiamento di arroganza e di sicurezza che l'alunno rivelava sovente nei suoi rapporti con i compagni e verso l'istituzione scolastica”.

La colpa, in definitiva, è degli insegnanti che non hanno fatto abbastanza per provare a recuperare il giovanissimo, uno studente che tendeva a impegnarsi solo in occasione delle verifiche, quanto bastava per raggiungere la sufficienza.

Questo comportamento, secondo il Tar, non doveva esser visto come una nota di demerito, ma come un punto a favore del giovane:

l'atteggiamento di incostanza e la sicurezza nel comportamento arrogante sono stati incentivati dalla mancanza di una risposta disciplinare severa.

Invece di accettare la decisione degli insegnanti, e dare al bimbo una seconda possibilità per apprendere e impegnarsi seriamente al pari di tutti gli altri compagni, e lavorare anche su quel comportamento da “leader negativo” descritto dai docenti, la famiglia ha usato tutti i mezzi in proprio possesso per far andare avanti il figlio e sminuire il lavoro degli insegnanti. E c’è riuscita, creando così un precedente che ora molti altri potranno seguire. Voi che ne pensate?

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