Legge marziale in Thailandia: colpo di stato o guerra civile?

In Thailandia esercito in strada e davanti alle emittenti tv, a cui è stato chiesto di sospendere le trasmissioni. Le forze armate negano sia un colpo di stato.

In Thailandia è stata instaurata la legge marziale. Non solo. L'esercito sta dispiegando truppe armate nel centro di Bangkok e sta censurando i media. I militari sostengono però che non si tratti di un colpo di stato. A bordo di veicoli corazzati, i soldati sono sfilati nel centro della capitale e nel distretto degli hotel.

Esercito anche davanti alle sedi delle emittenti televisive, alle quali è stato imposto di sospendere le trasmissioni. Che sta succedendo insomma? Dopo la destituzione del premier Yingluck Shinawatra lo scorso 7 maggio, a causa di una sentenza della Corte Suprema, il Paese è andato incontro a violente tensioni. Da dicembre manca un governo pienamente operativo.

Le camicie rosse, i sostenitori di Yingluck e di suo fratello Thaksin Shinawatra,, l'ex primo ministro deposto nel 2006 da un golpe, hanno minacciato la guerra civile se il potere verrà affidato a un non eletto. Gli Stati Uniti, alleato chiave della Thailandia, hanno in realtà approvato la legge marziale, chiedendo però che sia solo "temporanea".

Washington ha chiesto a tutte le parti il "rispetto dei principi democratici". L'esercito in strada non depone certo a favore di un periodo di maggiore tranquillità. Anche se proprio le forze armate - per bocca di un'emittente da loro controllata - dicono di voler "restaurare la pace e l'ordine pubblico". Gli incidenti degli ultimi mesi hanno provocato la morte di 28 persone e centinaia di feriti. Un colpo di stato o - peggio ancora - una guerra civile farebbe crescere di molto queste cifre.

Thailandia

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