Vanessa e Greta, il Copasir: "Contropartita, non riscatto"

Le due ragazze stavano seguendo dei progetti umanitari ad Aleppo. Di loro si erano perse le tracce dal 31 agosto: erano state rapite. Il 31 dicembre era apparso un loro video su un canale YouTube chiamato Islamic Sham.

al-Nusra

Aggiornamento 17:30 - Il presidente del Copasir Giacomo Stucchi, parlando dell'ipotesi che sia stato pagato un riscatto per la liberazione di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, ha spiegato che "12 milioni è una cifra folle, esagerata".

Di solito la nostra intelligence lavora per trovare la soluzione migliore e credo che, se fosse stata solo una richiesta di soldi da parte dei rapitori, il sequestro si sarebbe concluso molto più rapidamente

ma riconosce che "Contropartite ci sono sempre quando uno riesce a liberare ostaggi, ma non sempre sono di tipo economico, si tratta di una richiesta che non è detto sia economica, monetaria, ma qualcos'altro, da parte dei rapitori"

19 gennaio - Il giorno dopo le prime dichiarazioni delle due cooperanti all'indomani del rilascio, messe alle spalle anche le polemiche politiche, emergono dettagli sulla dinamica del rapimento.

Il Fatto Quotidiano ha rintracciato il pizzaiolo siriano che era stato intercettato con Greta Ramelli a parlare di aiuti ai ribelli. L'uomo, Yasser Mohammed Tayeb, 47enne di Aleppo, ha raccontato di aver aiutato le due ragazze a prendere contatti con dei membri della resistenza siriana anti-Assad, ma smentisce di aver tradito Greta e Vanessa consegnandole ai rapitori. Anche perché pensava che le ragazze volessero fare dei corsi medici, e non avvicinarsi ai guerriglieri.

15.00 - I giornalisti stanno ancora assediando le abitazioni di Vanessa Marzullo e Greta Ramelli a caccia di dichiarazioni, commenti e dettagli su quei cinque lunghi mesi di prigionia. Questa mattina le hanno ottenute da Vanessa, da ieri nella sua abitazione di famiglia a Verdello. La giovane, rispondendo alla stampa, ha dichiarato:

Ovvio che abbiamo chiesto scusa. Ci dispiace per il dolore che abbiamo causato. Ma non siamo responsabili del nostro rapimento.

Ricalcando quanto già affermato dalla sua amica ieri sera, Vanessa ha precisato che non intende tornare in Siria per il momento e che, insieme a Greta, continuerà dall’Italia ad aiutare il popolo siriano. E, ancora:

Ora stiamo bene, è bellissimo stare con le nostre famiglie, è difficile stare lontano da Greta. Dal primo secondo all'ultimo eravamo mano nella mano e questo è stato di conforto.

18 gennaio 2015 - Anche Greta Ramelli è rientrata a casa della famiglia a Gavirate, in provincia di Varese. Pochi minuti dopo il suo arrivo è uscita per una breve dichiarazione ai giornalisti che la stavano aspettando:

Chiedo scusa a tutti, non volevo provocare dolore. Mi ricorderò sempre di quanti ci hanno aiutate e sostenute. Per ora non voglio tornare in Siria. La situazione lì è insostenibile.

La giovane ha però ricordato che è necessario continuare ad aiutare il popolo siriano. A proposito di un possibile riscatto pagato, Greta non ha fatto alcuna precisazione, ma è stato il fratello Matteo a mettere un punto:

Penso che su questo abbia già chiarito tutto Gentiloni. A noi non interessa.

17 gennaio, ore 14:54 -E' tornata a casa Vanessa Marzullo, giunta nel suo paese (Brembate, Bergamo) nel pomeriggio di oggi. A breve anche Greta Ramelli dovrebbe rientrare, finalmente, a casa della famiglia. Per ora non sono previsti festeggiamenti pubblici, ma in tanti hanno voluto manifestare la propria vicinanza alla famiglia.

Vanessa e Greta: "Mesi difficili, ma non abbiamo subito violenze"

18.48 - Secondo quanto riporta il quotidiano locale La Prealpina Greta Ramelli avrebbe pronunciato queste parole al suo arrivo a Roma:

"Chiedo scusa a mia madre, alla mia famiglia e a tutti gli italiani se vi ho costretto a vivere un inferno. Grazie a tutti quelli che hanno lavorato per riportare a casa Vanessa e me. Grazie di cuore alla Farnesina".

Secondo altre indiscrezioni le due cooperanti, audite dalla procura di Roma che ha aperto un fascicolo sulla loro vicenda, non avrebbero lamentato violenze nei loro confronti raccontando però di una detenzione durissima e psicologicamente dura da sostenere. Nel pomeriggio intanto il fronte al-Nusra avrebbe escluso il proprio coinvolgimento e negato di avere incassato alcun riscatto dal governo italiano: Greta e Vanessa sembra abbiano raccontato di essere state detenute nel nord della Siria e di aver si fatto alcuni spostamenti, tutti però nel nord del paese.

Secondo questo articolo dell'Ispi però il fronte al-Nusra avrebbe il controllo del sud della Siria e non avrebbe avuto la forza (logistica e militare) per coordinare un sequestro di cinque mesi e mezzo nel nord del paese, da loro non controllato.

Ora Greta Ramelli dovrebbe rientrare a Gavirate, il suo comune di residenza in provincia di Varese, tra la sera di venerdì 16 gennaio e le prime ore di sabato 17. Lo stesso vale per Vanezza Marzullo, con tutta Brembate pronta a riaccoglierla.

17.47 - Trapelano le prime parole da parte di Vanessa e Greta, parole pronunciate davanti ai pm romani: "Abbiamo sofferto, ma non ci hanno fatto del male. Non ci siamo mai sentite minacciate di morte in modo diretto. Avevano sempre il volto coperto". Durante i cinque mesi di detenzione, hanno spiegato, hanno cambiato più di un luogo di prigionia.

Ore 13.21 - Intervenendo alla Camera dei Deputati, relazionando sulla liberazione delle due cooperanti, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni si è detto contento dell'esito delle trattative, condotte magistralmente dall'intelligence e dall'Unità di crisi della stessa Farnesina. Gentiloni, che ha anche "bacchettato" l'incoscienza delle due giovani cooperanti (che si sarebbero mosse verso Aleppo senza avvisare le autorità), ha ringraziato le famiglie e tutti gli operatori che si sono prodigati nella liberazione delle due, respingendo con forza "illazioni" comparse in queste ore sulla stampa.

In particolare il tema più caro a tutti (cosa che dimostra la sensibilità e la qualità del nostro giornalismo e dell'opinione pubblica in materia) è il pagamento o meno di un riscatto: su qeusto Gentiloni è stato piuttosto sibillino, confermando la politica del governo in materia di rapimenti di connazionali all'estero ("quella di sempre" in linea con la comunità internazionale) e spiegando che il governo è "contrario al pagamento di riscatti, siamo nella coalizione internazionale che combatte contro Isis". Parole che in parte si contraddicono perchè non smentiscono categoricamente e in maniera chiara le voci sul pagamento di un riscatto e dicono due cose: la linea è sempre la stessa (in passato il governo ha pagato riscatti per la liberazione di connazionali) ma "siamo contrari" al pagamento di riscatti.

L'Aula ha accolto con un applauso sollevato le notizie sulla salute delle due giovani, che starebbero bene.

Aggiornamento 16 gennaio, ore 07.57 - Sono arrivate all'aeroporto di Ciampino alle 4 di questa notte Greta e Vanessa, le giovani cooperanti liberate dal sequestro siriano lungo cinque mesi e mezzo. A riportarle in Italia è stato il Falcon 900 della Cai mentre ad attenderle all'aeroporto questa mattina c'erano il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e il capo dell'unità di crisi della Farnesina Claudio Tafuri.


Ad attendere Vanessa e Greta c'erano anche le famiglie, giunte a Ciampino in auto dalla Lombardia (un po' in ritardo a causa di alcuni contrattempi).

Subito le giovani hanno fatto intendere di non essere intenzionate a rilasciare alcuna dichiarazione alla stampa: sembravano stanche, certamente provate dall'esperienza e dal lungo viaggio di ritorno, ed hanno rifiutato ogni contatto con i media. Quest'oggi probabilmente le due giovani potrebbero essere ascoltate dalla procura di Roma, che indaga sul loro sequestro.

Secondo un account Facebook vicino alla jihad siriana il governo avrebbe pagato un riscatto da 12 milioni di dollari per la liberazione delle due cooperanti, cosa non confermata in alcun modo nè dalla Farnesina nè dal governo: certo è che non sarebbe la prima volta e, sopratutto, altrettanto vero è che le trattative d'intelligence in questi casi si pongono come unico obiettivo quello della liberazione degli ostaggi.


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Vanessa e Greta, libere le cooperanti rapite in Siria

Ore 20:14 -  Secondo alcuni media arabi per il rilascio delle due cooperanti italiane sarebbe stato pagato un riscatto di 12 milioni. Subito il commento del leader della Lega  Matteo Salvini: "Se veramente per liberare le due amiche dei siriani il governo avesse pagato un riscatto di 12 milioni, sarebbe uno schifo!". "Sarebbe una vergogna per l'Italia, permetterebbe ai terroristi islamici di uccidere ancora", ha aggiunto Salvini.

salvini

Ore 19: 56 - "Greta e Vanessa libere, risultato di un intenso lavoro di squadra dell'Italia". Così la Farnesina in un messaggio su Twitter. Il ministro Paolo Gentiloni, a quanto si apprende da fonti governative, sarà ad aspettare il rientro delle due ragazze in nottata, all'aeroporto militare di Ciampino.
Ore 19:50 - Secondo l'agenzia di stampa Ansa, le due ragazze arriveranno in nottata in Italia, all'aeroporto di Ciampino

Ore 19:42 - "Siamo felicissimi della notizia", ha detto la madre di Greta Ramelli, secondo quanto ha riferito il sindaco di Gavirate, che ha avuto un breve colloquio telefonico con la donna. "Non vediamo l'ora - ha proseguito la madre di Greta - di riabbracciare nostra figlia".
Gioia anche in casa di Vanessa Marzullo. "E' una grande gioia, anche se sto attendendo le necessarie conferme". Queste le parole del padre, Salvatore Marzullo, alla notizia della liberazione della figlia in Siria. "Ora spero vada davvero tutto liscio", ha detto.

Ore 18:24 - Arriva la conferma di Palazzo Chigi: Greta e Vanessa saranno presto a casa.

 

chigi

Ore 18:13- Secondo Sky Tg24, l'account Twitter che per primo avrebbe lanciato la notizia della liberazione delle due cooperanti sarebbe di questo account:

coop

Ore 17:48 - Sarebbero state liberate Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, le due cooperanti italiane rapite in Siria la notte tra il 31 luglio e il 1 agosto scorso. A riportare la notizia, Il quotidiano Il Foglio.

Secondo una fonte del gruppo siriano Jabhat al Nusra contattata dal Foglio, le due cooperanti italiane si trovano ora in salvo hanno superato il confine con la Siria e si trovano in salvo in Turchia.
Le due ragazze, che operavano per la ONG Horryaty  erano giunte in Siria la scorsa estate per portare soccorsi umanitari alle popolazioni locali attraversando il confine turco.

Al momento nessun commento da parte della Farnesina nè dall' intelligence italiana.

Vanessa e Greta, ore decisive per la loro liberazione


3 gennaio 2015

Il 1° gennaio scorso era stato pubblicato su YouTube un video che mostrava le due ragazze con indosso una tunica nera lunga che copre loro il corpo e i capelli, ma lascia libero il volto ('abayà).condo una fonte del gruppo siriano Jabhat al Nusra contattata dal Foglio, le due cooperanti italiane rapite in Siria la notte tra il 31 luglio e il 1° agosto sono state liberate. Greta Ramelli, 20 anni di Gavirate, e Vanessa Marzullo, 21 anni di Brembate, si trovano ora in salvo in Turchia e hanno superato il confine con la Siria.

Le due ragazze erano giunte nel paese per portare soccorsi umanitari alle popolazioni della Siria settentrionale e avevano attraversato il confine turco entrando nel paese. Greta e Vanessa operavano per la ong 'Horryaty'.

Il 1° gennaio scorso era stato pubblicato su YouTube un video che mostrava le due ragazze con indosso una tunica nera lunga che copre loro il corpo e i capelli, ma lascia libero il volto ('abayà).

Sabato 3 gennaio 2015 - La Farnesina è a lavoro per riportare a casa Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, che sono forse segregate in una casa vicino ad Aleppo, controllate da donne islamiche. L'idea più diffusa attualmente è che siano in mano a gruppi filo-occidentali di opposizione all'Isis che potrebbero dunque essere disposti a trattare, ma c'è anche il rischio che, invece, si tratti di gruppi che, proprio attraverso quel video, abbiano messo "in vendita" al miglior offerente le due ragazze, che dunque potrebbero ancora finire in mano agli estremisti dell'Isis.

Venerdì 2 gennaio 2015 - La Farnesina, come riportato da Repubblica, per ora non conferma l'autenticità delle immagini del video messo su Youtube il 31 dicembre scorso. Nel filmato di 23 secondi, le due cooperanti italiane, rapite il 31 luglio 2014, chiedono l'intervento del governo italiano perché in situazione "di grave pericolo".

Vanessa e Greta, come abbiamo già segnalato, sono nelle mani di al Nusra, e non dei miliziani dello Stato Islamico (Isis), come si era pensato in un primo momento. Ciò fa ben sperare per un esito positivo della trattativa in corso, sulla quale vige il massimo riserbo.

Sul video, ieri, è intervenuta anche la Presidente della Camera, Laura Boldrini: "Mi auguro che, nel riserbo necessario in questi casi, si riesca a riportarle a casa. Di loro non ne sapevamo molto ormai da tempo. Che siano in buona salute apparente, benché più magre, ci rassicura. Fa veramente male vedere due ragazze giovani, piene di entusiasmo e di altruismo che sono andate ad aiutare, oggi si trovino in queste condizioni".

Vanessa e Greta sono in mano ad al Nusra


Giovedì 1 gennaio 2015

– Vanessa e Greta sono in mano al fronte al Nusra (nell'immagine qui sopra, la bandiera del gruppo siriano-libanese, affiliato ad al-Qāʿida. Ecco il nostro approfondimento: Che cos'è al Nusra?). La conferma viene da Abu Fadel, un esponente del gruppo che ha dichiarato all'agenzia di stampa Dpa:

«È vero, abbiamo le due donne italiane... perché il loro Paese sostiene tutti gli attacchi contro di noi in Siria»

La medesima versione è stata confermata all'agenzia tedesca anche da Rami Abdel Rahman, dell'Osservatorio Siriano per i diritti umani:

«Ho ricevuto informazioni a conferma che al Nusra detiene le due donne italiane rapite alla periferia occidentale di Aleppo»

Repubblica cita fonti dei servizi segreti

, che ritengono autentico il video uploadato su Youtube in cui si vedono Vanessa e Greta. Secondo queste fonti, la trattativa sarebbe in una

fase delicatissima: consentiteci di lavorare in silenzio

Vanessa e Greta: su YouTube un video delle due italiane rapite in Siria


Mercoledì 31 dicembre 2014 - Nella notte di fine anno è stata diffusa la notizia di un video pubblicato su YouTube in cui Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due italiane rapite in Siria, fanno un appello al governo e ai suoi mediatori affinché le aiutino perché sono in forte pericolo. Il video sembra autentico e sarebbe stato registrato lo scorso 17 dicembre, ma soltanto oggi, in tarda serata, è arrivato all'attenzione dei notiziari italiani.

Nel video che potete vedere in alto, una delle due ragazze ha in mano un foglio su cui c'è scritta la data (Mercoledì 17 dicembre 2014), mentre l'altra, con lo sguardo rivolto in basso, dice in inglese:

"Siamo Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, supplichiamo il nostro governo e i suoi mediatori di riportarci a casa prima di Natale, siamo in grave pericolo e potremmo essere uccise. Il governo e i suoi mediatori sono responsabili delle nostre vite"

Il video è stato pubblicato oggi, quando Natale è già passato da una settimana, su un canale YouTube che si chiama Islamic Sham e che non ha pubblicato niente altro.

Greta Ramelli e Vanessa Marzullo video
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Il padre di Vanessa: "Non potevo legarla"


12 agosto

- Il padre di Vanessa, una delle due ragazze rapite in Siria, ha parlato con Oggi di quanto avvenuto e delle critiche nei confronti della decisione delle volontarie di partire per un teatro di guerra: "Vanessa è maggiorenne, una ragazza d'oro, brava e responsabile. Con lei ho cercato di ragionare, di convincerla in tutti i modi a non fare quello che aveva in mente. Ma quando ti rendi conto che tutti i tuoi discorsi, i tuoi ragionamenti e alla fine anche tutte le tue preghiere non vengono ascoltate cosa puoi fare? Non potevo impedirle di fare quello che voleva. Ho sbagliato? Dovevo legarla?".

"Vanessa e Greta non sono due ragazzine superficiali", prosegue l'uomo. "Mi ha fatto male in questi giorni leggere e ascoltare commenti di persone che le descrivono cosi'. Vanessa è proprio il contrario. È una ragazza profonda che si immedesima nella sofferenza degli altri e non riesce a stare con le mani in mano. Chi ha fatto Vanessa e Greta prigioniere dovrebbe ricordare cos'erano li' a fare. Volevano il bene e sarebbe un dramma se qualcuno le ripagasse col male".

Aggiornamento 9 agosto, ore 13.54 - Il viceministro degli Esteri Lapo Pistelli, intervistato da SkyTg24, ha informato sulle attività dell'Unità di Crisi della Farnesina per la ricerca e la liberazione delle due giovani cooperanti rapite in Siria pochi giorni fa.

"Serve discrezione, serve silenzio, è da prima che la notizia fosse nota che noi siamo sulle tracce, alla caccia del gruppo che ha preso le due ragazze. [...] La Farnesina si è mossa sin dal primo giorno, cioè sei giorni prima che la notizia fosse nota al grande pubblico. So che può sembrare un modo convenzionale di comportarsi, però serve discrezione e serve silenzio."

Parole che incarnano perfettamente "lo stile" adottato dalla Farnesina in questi casi, divenuto il sistema operativo ufficiale con l'avvento dell'allora ministro Emma Bonino, che pure ha dovuto gestire il rapimento di Domenico Quirico, sempre in Siria.

Due italiane sono scomparse in Siria


Due cittadine italiane sono irreperibili in Siria. La notizia l'ha confermata anche la Farnesina, facendo sapere che l'Unità di crisi e l'intelligence è già al lavoro e che il ministero ha attivato "tutti i canali informativi e di ricerca per i necessari accertamenti. Le due cittadine si trovavano ad Aleppo per seguire progetti umanitari nel settore sanitario e idrico".

"L'Unità di crisi ha preso contatto con le famiglie tenute costantemente informate sugli sviluppi del caso". C'è ancora riserbo sulle identità delle due ragazze, ma è praticamente certo che si tratti di Vanessa Marzullo di Brembate (Bergamo), 21 anni, e Greta Ramelli di Besozzo (Varese), 20 anni, fondatrici del Progetto Horryaty - iniziativa di solidarietà per la Siria.

Si teme che siano state rapite da criminali comuni ad Aleppo o nelle vicinanze. Con loro potrebbe anche esserci una terza persona rapita, di cui però non è noto il nome. Il rapimento sarebbe avvenuto nella notte tra il 31 e il primo agosto, attorno alle 4 del mattino: decine di miliziani avrebbero circondato la casa per poi portarle via. Si teme che il sequestro sia a scopo di riscatto.

Non è la prima volta che le ragazze si recavano in Siria: nel marzo 2014 avevano raccontato il loro primo viaggio sul Facebook del progetto: "Atterrati in Turchia, siamo stati accompagnati da una guida siriana nella sua terra, di preciso nelle zone rurali di Idleb, a sud ovest rispetto ad Aleppo. Durante questa prima visita si è cercato di instaurare un primo rapporto con la popolazione locale, al fine di capire le vere necessità e visitare i luoghi coinvolti nel progetto. In particolar modo sono stati visitati i due centri di Primo Soccorso di B. e H., dove c'è stata la possibilità di rilevare le principali problematiche nell'ambito dell'assistenza medica: carenza di personale adatto e di materiale essenziale per condurre assistenza sanitaria di base e di emergenza. Durante questa missione siamo stati sempre accompagnati e scortati da personale locale, con un alto grado di sicurezza".

siria

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