Strage del Cermis, dopo 17 anni i conti sono ancora in sospeso

E' di qualche giorno fa la notizia che la Giunta comunale di Cavalese, ancora in attesa di risarcimento, ha dato mandato di precettare il ministero della Difesa

Ieri la cronaca italiana è stata quasi completamente occupata dalla pagina politica con l'insediamento del nuovo Capo dello Stato. Così, l'anniversario della strage del Cermis è passato quasi sotto silenzio dai media nazionali. Un silenzio che i familiari delle vittime non vogliono, ancora alla ricerca di giustizia.

L'incidente. Era il 3 febbraio 1998 quando un jet Prowler EA-6B dei Marines degli Stati Uniti tranciò il cavo di uno ski-lift che saliva verso le piste sciistiche. Il jet stava volando a bassa quota sulla cittadina di Cavalese, nelle Dolomiti. La cabina precipitò rovinosamente, schiantandosi a terra da un’altezza di oltre 80 metri. I passeggeri, 20 persone, morirono tutti.

Iniziò così un contenzioso Italia-Stati Uniti finito con l'amaro in bocca. Subito dopo l'incidente, infatti, l'aereo fece ritorno alla base e i due piloti - il capitano Richard J. Ashby e il navigatore Joseph Schweitzer - distrussero il video che registrava la dinamica dell'incidente. Un'azione per la quale furono in seguito riconosciuti colpevoli di ostruzione alla giustizia e condotta inadatta a un ufficiale. Non solo: durante le indagini si scoprì inoltre che il veivolo volava a soli 360 metri da terra, nonostante le normative che stabiliscono l'altitudine minima per i voli a 2.000 metri.

EA 6B Prowler Electronic Jamming Aircraft

Prove schiaccianti che dimostravano la colpevolezza dei due piloti americani. Eppure. Eppure il prcesso - che venne aperto in un tribunale militare di Camp Lejeune, nel North Carolina e non in Italia, a dispetto da quanto chiesto dal governo - si concluse con l'assoluzione di Ashby e Schweitzer, accusati di omicidio preterintenzionale e omicidio colposo. La colpa, a detta della difesa, non fu dei piloti, ma delle attrezzature di bordo che avevano funzionato male e delle mappe che non indicavano il percorso dello ski-lift.
Il tutto nonostante le obiezioni dell’Italia, che dimostravano come i due piloti americani avessero ripetutamente e volutamente ignorato le norme di sicurezza per eseguire manovre rischiose.

Non un anno di carcere, se non l'essere radiati dal corpo dei Marines -sentenza della Corte Marziale - per ostruzione della giustizia per la distruzione del video.
Dagli Usa arrivarono le scuse del presidente Bill Clinton ai familiari delle vittime, a cui promise una compensazione. Ma ci furono problemi anche per quella: nel maggio 1999 il Congresso americano, dopo aver stanziato circa 40 milioni di dollari per i familiari e per la ricostruzione dell'impianto, respinse lo stesso risarcimento, non confermato dal governo nella persona del ministro della Difesa William Cohen. L'Italia aveva chiesto quasi 2 milioni di dollari a testa per quei 20 passeggeri - 19 più 1 manovratore - italiani, tedeschi, belgi, polacchi, austriaci e olandesi.
Nel dicembre del 1999 il Parlamento Italiano approvò una legge che prevedeva un indennizzo per i familiari dei deceduti, pari a 4 miliardi di lire per ogni vittima. Attraverso questa legge, e in ottemperanza ai trattati NATO, il governo degli Stati Uniti ha dovuto risarcire allo Stato italiano il 75 per cento delle somme complessivamente erogate.

Ed è di qualche giorno fa la notizia che la Giunta comunale di Cavalese ha dato mandato di precettare il ministero della Difesa, minacciando il pignoramento di beni qualora il pagamento delle somme dovute non venga subito onorato. L'azione estrema arriva dopo il silenzio del Dicastero nonostante la Corte di Cassazione nel 2013 ha confermato l’obbligo al risarcimento al Comune di Cavalese di 1 milione di euro per i danni morali e all’immagine di Cavalese e di altri 95 mila 489 euro a titolo di danno patrimoniale, oltre al rimborso delle spese di giudizio.

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