Bardo, libero il presunto attentatore Touil: "No all'espulsione"

Le ultime notizie su Abdel Majid Touil, il giovane accusato ingiustamente di essere l'attentatore del Bardo.

15:41 - Il giudice di pace di Torino ha accolto la richiesta dei legali di Abdelmajid Touil, alla quale aveva aderito la procura di Torino, di "non convalidare il trattenimento" nel Cie del capoluogo piemontese del giovane marocchino. Il ragazzo non verrà quindi espulso in Marocco: il giudice ha disposto il ritorno alla libertà di Touil, con il parere favorevole della Procura di Torino secondo la quale l'espulsione del giovane, e il conseguente rimpatrio, sarebbe stata contraria alla Convenzione dei diritti dell'uomo. Il provvedimento di espulsione nei suoi confronti resta comunque pendente.

Secondo quanto riporta il blog Giustiziami l’intervento del Procuratore capo di Torino Armando Spataro sarebbe stato determinante per un epilogo positivo della vicenda. Gli avvocati del giovane 22enne, Silvia Fiorentino e Guido Savio si sono detti contenti della collaborazione di tutti:

"Ora sta aspettando che sua mamma venga a prenderlo, è in viaggio da Milano per venire a Torino. Siamo felicisisimi, è un bel momento. Grazie ai magistrati e ai giornalisti che in sinergia hanno permesso si arrivasse a questa soluzione"

Venerdì 30 ottobre 2015, ore 11:51 - Una piccola ma sempre più nutrita schiera di persone, liberi cittadini, associazioni e un politico, Luigi Manconi del PD, sembra mostrarsi decisamente sensibile alla possibilità che il giovane Abdelmajid Touil venga espulso in Marocco.

Secondo i promotori di questa raccolta firme su Change il rischio è che, una volta in Marocco, la Tunisia possa tornare a chiederne l'estradizione, negata dall'Italia perchè in Tunisia vige la pena di morte per i reati ascritti a Touil. Non solo: nonostante il ragazzo sia totalmente estraneo ai fatti per la magistratura italiana, in Tunisia questi resta indagato.

Questa mattina il senatore Luigi Manconi ha portato la sua testimonianza, con un articolo su ilmanifesto, chiedendo a gran voce di bloccare l'espulsione del ragazzo:

"Io, il gio­vane maroc­chino, l’ho incon­trato cin­que giorni fa nella sua cella, nel car­cere di Opera, nei pressi di Milano. Abdel è alto circa un metro e ottanta e di bell’aspetto. In quella cir­co­stanza indossa una felpa scura e i pan­ta­loni di una tuta e, ai piedi, un paio di infra­dito azzurre, la cal­za­tura più dif­fusa in tutte le car­ceri ita­liane. Rispetto alle foto pub­bli­cate la scorsa pri­ma­vera, mi appare sma­grito e sca­vato. E, soprat­tutto, come ran­nic­chiato in se stesso, le spalle strette e lo sguardo smarrito."

Ieri Touil ha incontrato al CIE di Torino il garante dei detenuti in Piemonte Bruno Mellano e l’assessore regionale all’immigrazione Monica Cerutti, in presenza dei suoi legali.
Gli avvocati del giovane marocchino, in una nota, denunciano lo stato di profonda confusione in cui versa il ragazzo: mostra di non comprendere la situazione in cui si trova, ha lo sguardo perso, non riconosce la voce della madre al telefono e il volto dei suoi stessi avvocati e non riesce ad esprimersi nemmeno più in arabo. Oggi il giudice di pace di Torino deciderà sulla sua espulsione.

28 ottobre 2015

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18:10 - Secondo quanto riporta l'Ansa Abdelmajid Touil è in questo momento trattenuto nel Cie di Torino. Nei suoi confronti è stato emesso il decreto di espulsione.

Al suo arrivo, in febbraio, ad Agrigento il giovane non aveva i requisiti per ottenere l’asilo come rifugiato e per questo motivo era stato emesso un provvedimento di espulsione nei suoi confronti. Touil potrà presentare ricorso entro 30 giorni ma, al primo volo utile, potrebbe essere ugualmente rimpatriato.

14:38 - Cinque mesi in isolamento in uno degli istituti di pena più blindati d'Italia, dove sono detenuti Riina e Graviano, Schiavone e Maso, decine di mafiosi, omicidi ed assassini condannati in via definitiva. Sulle spalle accuse terribili, come quella di essere stato parte (o aver favorito, non si è mai capito) il commando jihadista che perpetrò l'attentato drammatico al museo Bardo di Tunisi. Attorno a sè decine, centinaia di dichiarazioni letteralmente irresponsabili e deliranti sulla buona pratica degli investigatori e della procura: dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi al ministro Angelino Alfano (il più imbarazzante di tutti: dopo l'esito di questa indagine qualcuno dovrebbe chiedere le sue dimissioni per l'assoluta e spregiudicata assenza di garantismo nelle dichiarazioni a caldo di quel 19 maggio) fino all'opposizione salviniana e pentastellata, tutta la politica ha fatto una figura che con il silenzio di oggi cercherà vanamente di spazzare sotto al tappeto.

Difficile. Difficile perchè la brutta esperienza di Abdel Majid Touil resterà, nelle cronache e sopratutto nei ricordi del giovane tunisino: "Sono innocente, ero a scuola" aveva dichiarato subito il ragazzo. Ed era vero: gli insegnanti, i parenti, i registri delle lezioni di italiano che seguiva, tutto faceva pensare che il giovane tunisino non c'entrasse nulla. Il suo volto era stato riconosciuto da testimoni sul luogo della strage, sembrava potesse aver contattato un soggetto coinvolto nell'attentato, ma la verità provata dalla procura (che ha chiesto l'archiviazione della sua posizione, chiudendo così un brutto capitolo della sua vita) è un'altra: dal 17 febbraio 2015 il giovane non era mai uscito dal territorio italiano. Le forze dell'ordine hanno ricostruito i movimenti della sua tessera telefonica, così riassunto da Repubblica.it: quando Touil si muove dalla Tunisia per raggiungere l'Italia attraverso la Libia la scheda è attiva solo il 4 e il 5 febbraio. Touil racconta che il 5 febbraio il suo cellulare viene requisito dagli scafisti prima di mettersi in viaggio verso l'Italia. La scheda resta inattiva fino all'8 marzo quando risulta essere operativa ancora in Tunisia, per di più caricata su un altro telefono. Ma in quel momento il ragazzo è già in Italia da tempo. Anche l'ultimo indizio a suo carico cade quando si scopre che il presunto terrorista che Touil avrebbe contattato era innanzitutto uno scafista, chiamato nella trasferta dal Marocco alla Tunisia, probabilmente per organizzare il suo viaggio in Italia.

Touil è stato il mostro perfetto da sbattere in prima pagina: poco confidente con la lingua italiana, arrivato su un barcone, islamico, tunisino, senza documenti, giovane. Eppure questi elementi non sono bastati per renderlo effettivamente un jihadista: Touil è invece l'ennesima vittima dell'assenza di stato di diritto in Italia, un'assenza assoluta che in questo caso non ha tutelato nessuno se non le posizioni preconcette di una politica che ha immediatamente puntato il dito per accusare. Ingiustamente. Ma forse, anche in questo caso, nessuno se ne assumerà le responsabilità, nessuno chiederà scusa al giovane Touil. Tanto per dimenticare c'è sempre tempo.

28 ottobre 2015, ore 12:07 - Secondo quanto riporta laRepubblica, che cita quanto comunicato dal presidente della Corte d'Appello di Milano Giovanni Canzio, la stessa Corte d'Appello ha negato l'estradizione verso la Tunisia del giovane cittadino marocchino Abdelmajid Touil, accusato di essere coinvolto nell'attentato al museo del Bardo di Tunisi.
Il giovane verrà automaticamente scarcerato perchè a tale diniego segue conseguentemente la revoca delle misure cautelari; già la Procura generale aveva chiesto alla Corte di non estradare il 22enne verso la Tunisia perché nel Paese nordafricano il reato di strage viene punito con la pena di morte.

Le indagini condotte dai Ros dei Carabinieri e dalla Digos di Milano, coordinate dalla procura, avrebbero inoltre dimostrato l’assoluta estraneità di Abdelmajid alle attività terroristiche e in particolare all’attentato del Bardo.

27 ottobre 2015 - È attesa per oggi la decisione sulla richiestadi entradizione di Abdel Majid Touil, presunto attentatore del Bardo. "Sono innocente. Io queste cose non le ho mai fatte e non so chi le ha fatte e confido nella decisione dei giudici", ha detto il 22enne oggi in aula davanti ai giudici della Corte d'appello di Milano.

Silvia Fiorentino, legale del giovane, ha detto: "Non sta bene. Ultimamente è provato e credo che, in questi cinque mesi di carcere, i problemi di comunicazione dovuti alla lingua lo abbiano di fatto portato a una sorta di condizione di estraniamento e di paura. Se si escludono la madre che va a trovarlo tutte le settimane, l'interprete e lo stesso legale, è in carcere da mesi senza parlare con qualcuno e a rimuginare su quanto è accaduto e da qualche giorno è in uno stato confusionale e di grande agitazione".

Bardo, il presunto attentatore Touil: "Storia assurda, perché non credono alla mia innocenza?"


23 giugno 2015, ore 09:10

- Il ventiduenne Abdel Majid Touil, arrestato vicino Milano con l'accusa di aver preso parte alla strage del Bardo, è ancora rinchiuso nel carcere di Opera. Il giovane continua a raccontare la sua versione: non ha nulla a che fare con la strage, non conosce nessuna delle persone coinvolte, è solo vittima di un errore.

Touil ha parlato con Antonio Misiani, deputato del Pd in visita a Opera, in un dialogo riportato da Paolo Berizzi per Repubblica: "Spero che Dio, e la giustizia italiana, mi aiutino a uscire da questa storia assurda", dice il giovane. "Perché non mi credono? Che cosa posso fare qui per dimostrare la mia innocenza?".

"Sto abbastanza bene, anche se non capisco ancora perché sono stato arrestato. Lo chiedo ogni giorno al mio avvocato". Touil spiega che nel carcere viene trattato bene, così come viveva bene in Italia prima dell'arresto: "Qui sono trattato bene. In generale in Italia non ho mai avuto problemi, ho sempre avuto un buon rapporto con tutti, a scuola, con gli amici, sul posto di lavoro. A Milano avevo trovato un impiego. In un ristorante italiano. Qualche ora al giorno. Quando mi hanno arrestato a Gaggiano era il mio primo giorno di lavoro al ristorante. È stato uno shock".

15 giugno 2015, ore 18:17 - Era il 20 maggio quando il ventiduenne marocchino Abdel Majid Touil veniva arrestato dalla Digos a Gaggiano, nel milanese, con l'accusa di aver preso parte, non è chiaro in che modo, della strage del museo Bardo di Tunisi nella quale persero la vita anche quattro nostri connazionali. Sul ragazzo pendeva un mandato di cattura internazionale emesso dalle autorità tunisine, l'arresto in questi casi è una formalità, in attesa della richiesta di estradizione che può arrivare solo dopo aver prodotto e trasmesso il materiale probatorio a carico dell'indiziato.

È passato quasi un mese da allora ma le autorità tunisine non hanno ancora formulato questa richiesta, intanto Abdel Majid Touil è ancora in isolamento nel carcere milanese di Opera. Fin dal primo giorno ha proclamato la sua innocenza, oggi l'ha ribadita richiedendo la sua scarcerazione di fronte ai giudici della quinta corte d’appello che dovranno valutare la richiesta presentata dal suo avvocato Silvia Fiorentino. Il parere dovrà arrivare entro cinque giorni.

Il legale ha giudicato estremamente "afflittiva" l'isolamento a cui è sottoposto il suo cliente, per questo ha chiesto la scarcerazione con obbligo di dimora nel comune di Gaggiano, dove vive parte della sua famiglia, e gli arresti domiciliari. Secondo la Fiorentina il pericolo di fuga è "notevolmente attenuato se non del tutto sussistente", Touil ha una famiglia perfettamente radicata nel territorio, in un comune piccolo e facilmente controllabile dalle forze dell'ordine come Gaggiano. Ha fatto poi leva sulle condizioni, soprattutto psicologiche, del ragazzo che avrebbe nei problemi con la lingua (è arrivato in Italia a febbraio) un'ulteriore elemento di complicazione.

Una situazione al limite del paradossale di cui nelle ultime settimane si è parlato pochissimo, anzi non si è parlato per niente. In attesa che dalla Tunisia arrivino le prove della sua colpevolezza o di un suo coinvolgimento "logistico", sempre che esistano o che siano mai esistite.

Aggiornamento a cura di Cesare Rinaldi

Il presunto attentatore di Tunisi Abdel Majid Touil: "Non c'entro nulla"

23 maggio 2015, ore 14:27 - Il portavoce del ministero dell'Interno di Tunisia, Mohamed Ali Aroui, intervistato da Repubblica, si è detto certo che il giovane marocchino fermato due giorni fa dalle autorità italiane perchè si presume essere in relazione con la strage al museo Bardo di Tunisi dello scorso marzo.

"Sono stati gli altri arrestati a parlare di lui e dell'altro marocchino. I marocchini erano in due, uno è lui e l'abbiamo arrestato, l'altro è ricercato [...] Touil si trovava con sicurezza a Tunisi dall'inizio di febbraio, e ha lasciato la Tunisia per andare in Libia, da dove poi è salito sul barcone che lo ha portato in Italia."

L'identità del ragazzo sarebbe inoltre stata accertata dagli inquirenti italiani, che si dicono certi che il giovane fermato a Gaggiano sia la persona segnalata dalle autorità tunisine nel mandato di cattura. Queste novità tuttavia non dimostrano in alcun modo la colpevolezza del giovane: il funzionario tunisino infatti non ha chiarito come sia stato possibile per il ragazzo volare andata e ritorno dall'Italia alla Tunisia nello stesso giorno, il 18 marzo, mentre sul suo capo pendeva un decreto di espulsione e non ha spiegato come fosse possibile la sua oramai certificata presenza a scuola.

Il fatto che la magistratura italiana si dica certa della sua identità non prova, anche in questo caso, alcunchè: la magistratura tunisina non è famosa nel mondo per l'efficacia dei suoi investigatori e il garantismo dei suoi codici e potrebbe trattarsi unicamente di un tentativo di forzare la mano.

Il presunto attentatore: "Non c'entro nulla"

15.25 "Sono innocente, non c'entro nulla, non mi spiego come questo errore sia potuto accadere", queste le parole di Abdel Majid Touil nel corso dell'interrogatorio di oggi. A riportare le dichiarazioni del ragazzo è il suo legale Silvia Fiorentino. Touil ha detto che da febbraio, cioè dal momento del suo arrivo in Italia, non ha mai abbandonato il paese. Il ragazzo ha rifiutato di essere consegnato alle autorità tunisine.

22 maggio 2015 - Si terrà oggi a Milano la prima udienza per la procedura di estradizione di Abdel Majid Touil, il ragazzo marocchino di 22 anni arrestato dalla polizia italiana perché sospettato di essere coinvolto nell'attentato a Tunisi. I dubbi sul suo ruolo nella vicenda rimangono ancora tanti.

Oggi Repubblica ricostruisce le strane fasi che hanno preceduto il suo arresto, in seguito ad una frettolosa mossa delle autorità tunisine:

Digos e Ros [...] il 19 maggio fanno fermare il ragazzo dai vigili urbani di Gaggiano per un controllo dei documenti. Che non ha. È la conferma — alla luce della denuncia di smarrimento del passaporto — che si tratta della persona che cercano. Abdelmajid Touil viene dunque preso in consegna dalla Digos. Ma come semplice clandestino. In quel momento, infatti, non esiste alcun titolo formale per arrestarlo per complicità nella strage del Bardo. Perché la richiesta di “ricerca” dei tunisini è rimasta fino a quel momento nel solo circuito informativo dei Servizi. In fretta e furia, le autorità tunisine inseriscono allora nel sistema informatico del circuito Interpol le dieci righe che consentono o, meglio, impongono l’arresto del ragazzo. È un elenco di reati senza alcuna indicazione di fatto.

Il presunto attentatore di Tunisi era in Italia all'epoca dei fatti


21 maggio 2015

13.43 - Dopo le conferme - che in verità avevano lasciate intatte molte perplessità - arrivate da Tunisi sul fatto che Abdel Majid Touil si trovasse lì quando ci fu l'attentato al Bardo, adesso arrivano conferme della procura di Milano sul fatto che, al contrario, Touil non si è più mosso dall'Italia dopo il suo arrivo a febbraio. O quanto meno che si trovasse in Italia il giorno della strage, i giorni successivi e precedenti. Lo ha accertato la Procura di Milano in base ai registri della scuola frequentata dal ragazzo e alle testimonianze dei docenti.

09.53 - Secondo indiscrezioni che arrivano dai media tunisini, Abdel Majid Touil, il giorno dell'attentato, si sarebbe effettivamente trovato a Tunisi. Dove non solo avrebbe incontrato in place Pasteur i due terroristi poi uccisi dalle forze speciali al museo, ma assieme a loro si sarebbe anche diretto verso il Bardo. Di più, Touil avrebbe partecipato a una delle riunioni della cellula responsabile dell'attacco, una riunione tenutasi l'11 marzo. A tutto questo, la famiglia risponde ribadendo che dopo il suo arrivo in Italia, il ragazzo non si sarebbe più mosso dall'hinterland milanese.

21 maggio - Alle dichiarazioni un po' avventate dei politici si stanno sostituendo le cautele dei pm, che parlano di molti aspetti ancora da verificare, e parecchi altri dubbi che, a mente fredda, stanno circolando. Per esempio, ma se l'uomo arrestato ieri stava progettando un attentato in grande stile come quello del Bardo, cosa ci faceva su barcone arrivato in Italia il 15 febbraio? Perché arrivare in Libia per poi raggiungere la sua famiglia in Italia? Si parla poi delle testimonianze, tra cui quella di una vicina di casa della famiglia, secondo le quali il ragazzo si sarebbe trovato in Italia il giorno dell'attentato.

L'arresto del presunto attentatore e la morte del garantismo

Questa mattina gli uomini della Digos hanno arrestato a Gaggiano, nel milanese, il 22enne tunisino Abdel Majid Touil, alias Abdallah, presunto jihadista e sospettato di essere stato coinvolto nella strage del Museo Bardo di Tunisi del 18 marzo scorso.

Abdel Madjid Touil era ricercato dall'autorità giudiziaria tunisina e a suo carico pendeva un mandato di cattura internazionale, emesso proprio perchè secondo gli inquirenti tunisini il giovane sarebbe tra gli organizzatori della strage, oltre che un "noto" reclutatore di aspiranti combattenti jihadisti. Queste le accuse, come confermato anche dall'investigatore dell'antiterrosismo Bruno Megale quest'oggi, al netto della presunzione d'innocenza completamente dimenticata.

Bisogna partire anzitutto da una dichiarazione di un investigatore del Ros dei Carabinieri, riportata da Giustiziami, per poi andare avanti e indietro ed analizzare nel dettaglio alcuni aspetti di non poco conto che fanno da sostanziale contorno alla notizia del giorno: l'arresto del terrorista di Tunisi (che sarebbe anche "presunto", nella deontologia professionale del mestiere di scrivano iscritto all'ordine).

"Non sappiamo che ruolo abbia avuto Touil nella strage in questa fase il Paese che chiede l’estradizione non è tenuto a descrivere le condotte contestate. Si è limitato a comunicarci il titolo di reato: omicidio volontario e partecipazione ad attività terroristica internazionale”.

Queste sono le uniche parole garantiste, tra l'altro proferite da un investigatore, che oggi sono state spese nella narrazione dei fatti: si sono andati mescolando elementi tra loro incompatibili, come la sua presunta appartenenza all'islamismo radicale e un provvedimento di espulsione a suo carico emesso dal questore di Agrigento, due elementi non necessariamente collegabili tra loro e che, anzi, in questo caso sembrano proprio essere scollegati.

Ciò che sappiamo è che probabilmente Abdel è arrivato in Sicilia a bordo di un barcone e poi era stato destinatario di questo decreto di espulsione: il 22enne, sbarcato il 17 febbraio, il 18 marzo (giorno dell'attentato a Tunisi) sembra fosse in Italia (di certo c'era il 19). Per partecipare alla strage del Bardo avrebbe dovuto quindi prendere un aereo diretto in Tunisia con andata e ritorno in giornata e, sopratutto, eludere i controlli aeroportuali che avrebbero evidenziato inevitabilmente il decreto di espulsione a suo carico.

Nonostante questi dubbi, oggi è successo questo:


Ma il meglio di se lo ha dato il ministro dell'Interno Angelino Alfano, che non è nuovo a questo tipo di scivoloni anti-garantisti:





Per una mera questione di par-condicio del vuoto mentale, va detto che Matteo Renzi ed Angelino Alfano non sono stati gli unici a dare uno schiaffo al garantismo e sposare in toto una posizione sensazionalista assoluta: il Movimento 5 Stelle, ad esempio, mantiene più o meno questa posizione: "Abbiamo sentito dire ad Alfano che non c'è un pericolo consistente in Italia, ma la realtà è che la sua totale incompetenza al Viminale sta trasformando il nostro paese in una retrovia per cellule jihadiste [...]". Altrove, da Salvini in poi, non si legge nè si sente di meglio, come niente di meglio si sente in area Partito Democratico.

Eppure, scrive Giustiziami, gli inquirenti italiani hanno dato semplicemente attuazione a un provvedimento tunisino, come sono obbligati a fare: sembra infatti che alla polizia italiana non risulti nemmeno che il 22enne frequenti ambienti islamici, tantomeno radicali. Le parole della madre e dei vicini di casa, comparse solamente nel pomeriggio, raccontano poi un'altra verità: "E' un bravo ragazzo, state commettendo un grave errore, non ha fatto nulla. Nei giorni dell'attentato era qui", "Non è un terrorista. Nei giorni della strage era qui. Per compiere l'attentato avrebbe dovuto prendere un aereo con andata e ritorno immediati", "il 18 marzo era davanti alla tv [...] Abbiamo visto insieme l'attentato alla televisione. La jihad non gli piace per niente".

Parole di fronte alle quali gli inquirenti italiani si sono fermati decidendo di approfondire bene la posizione del giovane per appurarne l'effettiva affiliazione a gruppi terroristici islamici radicali. La stessa cosa non si può dire per molti politici e la quasi totalità degli organi di stampa, che hanno messo il tunisino sulla graticola in attesa che sia cotto a puntino.

I precedenti del tritacarne: la campagna elettorale sulla pelle dei presunti innocenti

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Abbiamo scritto già altre volte come sempre più spesso la cronaca giudiziaria venga utilizzata da alcuni politici come un veicolo per fare un po' di campagna elettorale a basso costo ed alto impatto mediatico e di come i media, nella folle e bulimica rincorsa alla notizia, siano perfettamente funzionali a questo sistema bestiale: un vero e proprio tritacarne mediatico-giudiziario che riporta i titoli dei giornali ai tempi del Codice Rocco, tra l'altro annullando completamente quella funzione di "cane da guardia del potere" che, lo ricordiamo, non è solo esecutivo e legislativo, ma anche giudiziario.

E così vengono in mente le accuse a Mohamed Fikri, il mostro di Bergamo, che per due anni è stato ostaggio di accuse infondate (l'omicidio Gambirasio) da parte dei magistrati di Bergamo, gli stessi che oggi indagano il nuovo mostro della Bergamasca, Massimo Giuseppe Bossetti: il carpentiere è stato vittima, da presunto innocente (qual'è tutt'oggi) del sensazionalismo del ministro Alfano, che convocò una conferenza stampa al Viminale per annunciarne la cattura senza neppure chiedere al procuratore di Bergamo, il quale si stizzì non poco. In quell'occasione Alfano invocò, a onor del vero, la presunzione d'innocenza ma di solito non basta andare in Chiesa ogni domenica per essere un buon cristiano.

E ancora prima, nel gennaio 2014, sempre Alfano era occorso in uno scivolone diverso ma stesso stile: il ministro aveva snocciolato alcuni particolari di un'indagine in corso su una rapina ad una gioielleria del centro di Milano, particolari che gli inquirenti erano incredibilmente riusciti a tenere lontano dalle "grinfie" dei giornalisti.

Pochi giorni dopo Alfano parlò dell'omicidio di tre bimbe piccole per mano della madre a Lecco.

La donna si trovava, quella mattina, letteralmente piantonata in ospedale: era stata la magistratura a imbeccare ai giornalisti la sua presunta colpevolezza (lo riporta anche Crimeblog nella sua cronaca) ma per Alfano le cose non stavano così: "Noi non daremo scampo a chi ha compiuto questo gesto efferato. Inseguiremo l’assassino sinché non l’avremo preso e poi lo faremo stare in carcere sino alla fine dei suoi giorni."
Dopo circa 20 minuti alcuni telegiornali resero nota la notizia del fermo della madre dei piccoli; poche ore ed è già il tempo degli approfondimenti e dei retroscena, oltre che del laconico tweet di Alfano: "Enorme tristezza".

Quanto ha ragione il ministro.

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