Bologna, l'ordinanza "anti-alcol" del Sindaco Merola danneggia la città

Il Sindaco Merola dichiara guerra alla 'movida', ma a perdere è proprio Bologna

I negozi della zona universitaria di Bologna oggi sono rimasti chiusi. I commercianti hanno infatti protestato contro i provvedimenti presi dal Sindaco Merola (PD) che ha imposto, con un'ingiustificata ordinanza urgente, la chiusura alle ore 21 per le attività del "settore alimentare e misto e dei laboratori artigianali del settore alimentare" fino al prossimo 15 ottobre. Inoltre le suddette attività non potranno detenere e quindi commerciare bevande alcoliche fredde anche durante l'orario di apertura.

L'obiettivo del Sindaco è quello di disincentivare la 'movida' bolognese limitando la vendita ed il consumo di alcolici nel centro storico, ma più realisticamente favorirà la vendita abusiva a scapito di tutti quegli imprenditori che hanno fatto degli investimenti in questi anni. I più colpiti da questi provvedimenti sono stati i piccoli negozi di generi alimentari del centro storico, quasi totalmente gestiti da cittadini extracomunitari. Continueranno invece a lavorare senza alcun problema i bar, i ristoranti ed i pub, ai quali il Sindaco ha eliminato così la concorrenza più a buon mercato. Per ogni violazione è infatti prevista un'ammenda da 300 a 500 euro.

Tutta questa vicenda è da collocare nella folle (sottolineato tre volte) battaglia di alcuni comitati di quartiere, nati per sopprimere la vita notturna nelle vie del centro di Bologna. Intendiamoci, a Bologna qualche volta si esagera. La città è piena di giovani che ovviamente con il caldo escono di casa a discapito di quanti invece vorrebbero vivere nella quiete assoluta. Tra le due posizioni ci sarebbe una via di mezzo per tutelare gli interessi di tutte le parti in causa, ma siccome da un lato ci sono prevalentemente studenti fuori sede e commercianti perlopiù extracomunitari - che quindi non possono votare -, mentre dall'altro ci sono i cittadini residenti (e votanti), il comune ha deciso di schierarsi apertamente dalla parte dei comitati.

Palazzo d'Accursio non ha neanche tentato di gestire il fenomeno della cosiddetta 'movida', pensando invece ad una serie di divieti appositi per tutti gli oggettivi problemi che si possono venire a creare. Un fenomeno che esiste da sempre, che andrebbe veicolato trovando un compromesso tra le esigenze di tutti, è stato quindi affrontato nel modo peggiore possibile. Molti, ad esempio, si lamentano (giustamente) perché ci sono persone che orinano in strada. Obiezione giusta. Peccato che il Comune non abbia risposto al problema (reale, sia ben inteso) istallando dei bagni pubblici. È servito in tal senso l'intervento di una generosa cittadina bolognese, che ha deciso di pagare di tasca propria per realizzare un bagno pubblico in Piazza Verdi, ovvero nel pieno centro della zona universitaria.

L'altra lamentazione tipica in questa battaglia riguarda l'eccessiva sporcizia, ma anche in questo caso il Sindaco non ha pensato - ad esempio - di fare un'ordinanza per consentire la vendita di bevande solo in contenitori di plastica o carta, proibendo il vetro; istallando, dunque, qualche cestino per la raccolta differenziata in più nelle zone dove ce n'è effettiva necessità; controllando che tutto fili per il verso giusto grazie all'ausilio del corpo di Polizia Municipale che da anni staziona - non si sa bene per fare cosa - in Largo Respighi, ignorando tutto quello che succede a soli pochi metri di distanza. Qualcuno potrebbe obiettare che la gestione della vita notturna rappresenterebbe una spesa per le casse del Comune, che adesso comunque dovrà ugualmente impiegare risorse per garantire il rispetto dell'ordinanza.

Anche sul discorso orari ci sarebbe molto da dire. È giusto tutelare il riposo dei residenti più "dormiglioni", ma non si può certo impedire a tutti gli altri di vivere la città in modo pieno. Le esigenze dei primi non sono certo più meritevoli di tutela e rispetto. Sarebbe bastata una mediazione, magari imponendo un orario di chiusura alle ore 23 per i giorni feriali e all'1 di notte per il fine settimana. Orari accettabili, ai quali tutti avrebbero potuto adeguarsi. D'altra parte quando si vive nel pieno centro di una città non si può pretendere che tutti quelli che ti circondano vivano seguendo certi orari o certe abitudini.

Merola ha spiegato di aver adottato questo provvedimento anche per contrastare l'abuso di alcol tra i minori, sostenendo che "solo bar, ristoranti e osterie hanno la qualificazione necessaria per controllare che non sia venduto alcol ai minorenni". Naturalmente questa è solo una banale e risibile pezza d'appoggio, perché anche i negozi di generi alimentari detengono una licenza per vendere alcolici e sarebbero altrettanto in grado di regolarne la vendita. Oltretutto in questo caso desta curiosità la sicumera del Sindaco, certo che a vendere alcolici in violazione delle regole siano solo i componenti di una tale categoria, mentre invece baristi e osti si affannerebbero a controllare i documenti d'identità di tutti gli avventori.

Questo provvedimento nei fatti limiterà la vita sociale solo dei bolognesi (o comunque degli abitanti di Bologna) meno abbienti. Ovvero di quanti non possono permettersi di sedere al bancone di un pub per farsi spillare una pinta da 6 euro al boccale, pagando altrettanto per un panino. Questa ordinanza colpirà solo i più squattrinati che non possono permettersi ristoranti, pub e bar che offrono un servizio diverso e sicuramente più caro.

Oggi molti degli esercenti interessati (forse "colpiti" è il termine più corretto) hanno simbolicamente consegnato le chiavi dei loro negozi a Matteo Lepore - assessore all'economia di Palazzo d'Accursio - e resteranno con le serrande abbassate fino a quando il Comune non si siederà ad un tavolo per un confronto costruttivo. Mahmud Hossain, gestore di un negozio in via Marsala, ha fatto notare l'ingiustizia insita nell'ordinanza: "Pensate che se noi non vendiamo più birra la gente non beva? Sbagliato, beve lo stesso perché ci sono altri tipi di negozi che continuano a vendere". Lo stesso Hossain ha rimarcato come questa ordinanza non colpisca ad esempio i supermercati - uno dei quali si trova al civico accanto al suo - che potranno continuare a vendere indisturbati bevande alcoliche, fredde o calde, durante l'orario di apertura. Senza contare poi che è lecito immaginare che la movida si sposterà in una zona adiacente a quella universitaria, dove i negozi di generi alimentari e i laboratori potranno restare aperti anche oltre le ore 21.

C'è poi un aspetto da tenere in considerazione. La vita notturna bolognese ha da sempre giocato un ruolo importante sotto il profilo della sicurezza. La sola presenza dei giovani ad animare le strade della città ha infatti da sempre garantito una tutela rispetto ai malintenzionati. Fino al prossimo 15 ottobre la zona universitaria sarà chiusa dopo le ore 21, lasciata a sé stessa e a tutti quei soggetti determinati a delinquere, che potranno agire indisturbati quando si troveranno difronte il malcapitato di turno.

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