La bufala dell’Italia post-apocalittica del 2100

La mappa del disegnatore di mappe slovacco Jay Simons è arte, ma in Italia diventa scienza

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Venezia, Ferrara, Cremona e Pavia: sommerse. Le navi attraccheranno nei porti di Milano, Parma, Piacenza e potranno risalire fino a Riva di Garda, quello che era un lago e in futuro sarà un fiordo. È questo lo scenario immaginato da Martin Vagic alias Jay Simons, un disegnatore di mappe slovacco che ha rappresentato l’Italia alla fine di questo secolo, ipotizzando che il livello del mare si innalzi di 100 metri.

Scienza? No, arte. Eppure questa bufala che era già stata smascherata da Butac nel 2014 è tornata a essere una news da dare in pasto al distratto pubblico estivo, Insomma uno specchietto per le allodole in grado di racimolare page view e condivisioni sui social network senza il minimo sforzo redazionale: giusto tre righe di didascalia sia per Repubblica che per Corriere.

L’afa fa male al fact checking e in questi giorni fa molto caldo. E dire che sarebbe bastato risalire alla fonte primaria, lo spazio web di Simons su Deviant Art, per capire come la mappa (datata 2012, quindi non proprio una primizia) sia una produzione artistica per sensibilizzare il pubblico sui cambiamenti climatici e non certo uno studio basato su dati scientifici.

This is the map of the Italy and surroundings in fictional 2100 rising sea level scenario,

afferma l’autore ovvero “questa è la mappa dell’Italia e dintorni in uno scenario immaginario di innalzamento del livello marino in 2100”.

Si tratterebbe di un innalzamento di 100 metri in 90 anni, un’ipotesi grottesca che, molto probabilmente, verrebbe presa in considerazione solamente dai produttori di action movie apocalittici.

In Italia è diventata una notizia. Cartografia di un cambiamento: ecco l'Italia nel 2100 è stato il titolo di Repubblica, La mappa dell’Italia del 2100 quello del Corriere, due titoli che dicono e non dicono, due post che vanno a caccia di facili click e, allo stesso tempo, si cautelano lasciando la news nel limbo fra bufala e verisimiglianza, non dando al lettore le informazioni che, in questo caso, dovrebbero accompagnare la notizia. Le classiche 5 W. Chi? Che cosa? Quando? Dove? Perché?

Chi? Si resta nel vago, si dice che l’autore è un disegnatore di mappe. Già ma per conto di chi le disegna? Si tratta di un climatologo o di un cartografo?
Che cosa? Se non si spiega chi è Simons qualcuno potrà ipotizzare che la cartina sia scientificamente attendibile. Insomma non rispondere con completezza al chi condiziona anche il che cosa.
Quando? Nessuno spiega che la mappa è stata realizzata nel 2012 ed è, quindi, vecchia di tre anni. Quindi non è una news.
Dove? Su quale sito è stata pubblicata? Deviant Art. Quindi è scienza? No è arte, rappresentazione, immaginazione, provocazione.
Perché? Non per fare scienza, ma per scioccare il pubblico e costringerlo a pensare. Il giornalismo, invece, dovrebbe far riflettere con i fatti e con la realtà. O spiegare con chiarezza quando sta parlando di una rappresentazione.

Per capire quanto colossale sia la bufala in questione è sufficiente dire che, in realtà, il livello del mare si alza di 3 millimetri all’anno e, dunque, perché si possa realizzare un allagamento di questo genere occorrerebbero 33mila anni. Quando si decide di pubblicare una “notizia” del genere occorrerebbe spiegare bene quali sono le fonti, gli intenti e la natura della stessa. E tre righe di didascalia solitamente non bastano.

Foto | Jay Simons Deviant Art

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