I dati sulla religione degli immigrati in Italia

Cristiani, musulmani e non solo. Con qualche sorpresa.

VATICAN CITY, VATICAN - MAY 17:  A tapestry featuring the portrait of the new Saint St Marie-Alphonsine is draped from the balcony overlooking St. Peter's Square as Pope Francis holds a canonisation ceremony  on May 17, 2015 in Vatican City, Vatican. Pope Francis canonized four women religious on Sunday, all 19th century nuns who worked in education. St Marie-Alphonsine and St Mary of Jesus Crucified were from the territory that made up historical Palestine; St Jeanne Emilie de Villeneuve was a French nun and foundress; and St Maria Cristina of the Immaculate Conception.  (Photo by Franco Origlia/Getty Images)

Si sente spesso ripetere il luogo comune sul rischio che gli immigrati cancellino "la nostra cultura", intendendo anche, con buona pace della laicità dello stato, la nostra cultura religiosa che è innegabilmente di impronta cristiana. I dati dell'Istat sulla religione degli immigrati che vivono in Italia porta però qualche sorpresa.

Nel 56,4% dei casi, infatti, sono cristiani. In particolare, il 27% è ortodosso, il 25,1% è cattolico, il 2,7% è protestante. Come mai questa particolare ripartizione? Per la semplice ragione che molti degli "stranieri italiani" (passatemi il termine) arrivano dall'est Europa, la comunità rumena per esempio è molto numerosa, e i rumeni sono nella stragrande maggioranza dei casi ortodossi.

Il 26,3% è invece musulmano. Alcune delle comunità più rappresentate nel nostro paese arrivano infatti dal Maghreb (Marocco, Egitto, Tunisia), ma musulmani sono anche gli albanesi (cosa che spesso non si ricorda). Qualcuno è anche buddhista, una piccola minoranza: il 3%.

All'appello manca ancora un 14%. Di questi la metà si professa ateo, mentre gli altri appartengono a culti locali che arrivano in numeri così esili da non entrare a far parte delle statistiche ufficiali dell'Istat. Peccato, sarebbe stato un aspetto interessante.

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