Bologna, la Curia attacca la scrittrice Simona Vinci: "Il suo matrimonio è nullo"

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Simona Vinci, autrice di molti libri di successo, tra i quali ricordiamo Dei bambini non si sa niente e Come prima delle madri, è diventata, suo malgrado, bersaglio polemico della Curia di Bologna. Sul settimanale diocesano Bologna Sette, di cui è stata fornita un'anticipazione, l'avvocatessa e giudice del tribunale ecclesiastico, Paola Cipolla, ha definito "nullo" il matrimonio della scrittrice.

La Vinci, il 1 ottobre scorso, aveva scelto di raccontare pubblicamente la sua scelta di sposarsi con rito civile nel Comune di Budrio (Bologna). Lo ha fatto attraverso un post, ripreso da Il Resto del Carlino. Ivi, ha affermato di essere stata "costretta" alle nozze per acquisire delle tutele a cui altrimenti non avrebbe avuto accesso.

Ecco come la scrittrice descrive la decisione di sposare il suo storico compagno: "Ci siamo sposati per tutelare nostro figlio e perché le leggi dello Stato Italiano non garantiscono l'assistenza e la facoltà decisionale della compagna e del compagno di vita in caso di gravi malattie che purtroppo possono capitare. Non ho mai avuto il mito del matrimonio romantico e trovo una pagliacciata tutto ciò che ruota attorno ad un contratto. Bisognerebbe svincolare questo contratto dall'aspetto 'sessuale'. Una famiglia può benissimo essere un patto tra persone (amici, amiche) che condividono oneri, diritti e doveri per scelta e per affetto".

Come riportato dal quotidiano Repubblica, Paola Cipolla, ha pesantemente criticato le motivazioni della scrittrice: "Non si può decidere" - scrive l'avvocatessa - "di sposarsi solo perché così si ottengono diritti e benefici che diversamente, non si avrebbero secondo la legislazione vigente. Così tutto perde il suo senso, diventa un pro-forma, una farsa, una simulazione: per l'ordinamento italiano quel matrimonio è nullo, così come è nullo il matrimonio celebrato al solo fine di acquistare la cittadinanza. Il matrimonio è di più, molto di più. Il senso di celebrare il matrimonio non può stare nella ricerca di una tutela istituzionale".

A questo punto è intervenuto il sindaco di Budrio, Giulio Perino, già inviso al clero per aver istituito il registro delle coppie di fatto e per aver dato disponibilità a registrare matrimoni tra persone dello stesso sesso. Il primo cittadino ha così commentato l'articolo della Cipolla: "Con molto rispetto, ma anche molta fermezza, dico che non esiste alcun elemento per mettere in discussione la regolarità del matrimonio tra Pietro Bassi e Simona Vinci. Allo stesso modo non possono essere messi in discussione i sentimenti e l'affetto che li legano. Chi siamo noi per giudicare i progetti di vita di quella che era già una famiglia molto prima di martedì scorso?".

Le parole del sindaco appaiono ragionevoli, anche perché resta il fatto che il matrimonio civile è un contratto, e ovviamente chi decide di stipularlo vuole accedere ai benefici che esso comporta. Ma forse, a far inviperire la Curia sono state le riflessioni dalla scrittrice sull'istituto familiare: "una famiglia non deve per forza essere composta da madre, padre e figli, ma può benissimo essere un patto tra persone". Un'opinione legittima e allo stesso tempo criticabile, ma da qui a dichiarare nulla l'unione tra la Vinci e il suo compagno ce ne corre.

La presa di posizione della Curia di Bologna, attraverso il suo settimanale, arriva proprio il giorno prima dell'inizio del Sinodo ordnario sulla famiglia. Sarà un caso?

photo credit wikipedia

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