Iran-Arabia Saudita: Riad richiama l'ambasciatore e sospende i voli

Mosca si è detta disponibile a fare da mediatrice.

Aggiornamento ore 16:30 - Il ministro degli Esteri dell'Arabia Saudita Adel al-Jubeir ha comunicato la sospensione di tutti i voli da e verso l'Iran e ha spiegato che Nimr Al-Nimr, l'imam sciita giustiziato nei giorni scorsi, era un terrorista coinvolto in attacchi, aggiungendo che Riad dovrebbe essere elogiata e non criticata per la sua esecuzione.

Lunedì 4 gennaio 2016 - Dopo le proteste di ieri davanti all'ambasciata araba a Teheran, l'Arabia Saudita ha richiamato l'ambasciatore e ha ridotto la proprio rappresentanza diplomatica in Iran. Ricordiamo che la petro-monarchia sunnita e il Bahrein ha deciso di rompere ogni relazione diplomatica con Teheran.
Intanto la Russia si è detta disponibile a entrare attivamente nella mediazione tra Iran e Arabia Saudita. Fonti del ministero degli Esteri russo hanno detto:

"Se richiesto in quanto Paese amico siamo pronti a metterci in campo con il ruolo di mediatori per risolvere tutte le contraddizioni attuali e anche quelle che potranno sorgere in futura tra Iran e Arabia Saudita"

Cresce la tensione tra Iran e Arabia


Domenica 3 gennaio 2016, ore 10:47 - Le 47 esecuzioni capitali eseguite a Riad, soprattutto quella di Nimr al Nimr hanno provocato una violenta reazione degli sciiti in Iraq, Libano, Yemen e Bahrein, ma l’evento di maggiore rilevanza è senza dubbio l’assalto portato dagli sciiti all’ambasciata saudita di Teheran. Le autorità iraniane hanno arrestato 40 manifestanti che hanno dato fuoco alla sede diplomatica e a Riad l’ambasciatore iraniano è stato convocato con l’accusa di “sponsorizzare il terrorismo”.

Anche a Mashad, nel nord dell’Iran ci sono stati disordini con l’incendio di Mashad.

Washington ha chiesto a Riad di rispettare e proteggere i diritti umani, aggiungendo come l’Arabia Saudita debba permettere “la pacifica espressione del dissenso e di lavorare con i tutti i capi della comunità per ridurre le tensioni emerse da queste esecuzioni”.

La risposta dell’Arabia Saudita alla protesta in Iran è stata durissima, con Riad che ha accusato Teheran di sponsorizzare il terrorismo. Il regime degli ayatollah, secondo il governo saudita, si è comportato in modo vergognoso e a fianco della posizione assunta da Riad si sono schierati sia il Bahrein a regime sunnita con popolazione in maggioranza sciita, sia gli Emirati Arabi.

“Senza dubbio l'illegittimo spargimento di sangue di questo martire innocente avrà un effetto rapido e la vendetta divina si abbatterà sui politici sauditi. Questo leader religioso non ha né incoraggiato la gente ad azioni armate né cospirato segretamente, l'unica cosa che ha fatto è stata una critica pubblica”,

ha dichiarato Ali Khamenei, guida suprema iraniana.

Arabia Saudita: dopo la condanna dello sceicco al-Nimr scoppia la protesta sciita

Sabato 2 gennaio 2015


Alta tensione tra Iran e Arabia Saudita

Aggiornamento ore 15:20 - Incalzano le proteste dall'islam sciita dopo l'uccisione dello sceicco Nimr al-Nimr. Da Teheran, l'Ayatollah Ahmad Khatami, membro dell'influente Assemblea di esperti, ha definito "criminale" il comportamento della famiglia reale saudita. Ed ha aggiunto: "Non ho dubbi che questo sangue puro macchierà la casa dei Saud e li spazzerà via dalle pagine della Storia".

Condanne per l'esecuzione sono arrivate da Hezbollah in Libano e dai ribelli sciiti Houti in Yemen. Anche esponenti del governo dell'Iraq sono intervenuti sul caso, affermando che "l'applicazione della condanna a morte del religioso saudita Nimr Baqir al-Nimr incendierà la regione".

Manifestazioni di protesta e scontri si sono verificati in Bahrein, dove le forze dell'ordine hanno usato gas lacrimogeni per disperdere la folla, che esibiva ritratti dello sceicco. Altre proteste sono esplose in Arabia Saudita, a Quatif, nella Provincia Orientale, l'unico distretto dove gli sciiti sono in maggioranza.

Mohammed al-Nimr (fratello dello sceicco giustiziato), preoccupato che suo figlio Ali, attualmente nel braccio della morte, possa essere giustiziato come lo zio, ha invitato a protestare pacificamente: "Nessuno deve avere reazioni al di fuori di una cornice pacifica, basta bagni di sangue".

Il Gran mufti (il più aprestigioso ufficiale della legge religiosa) dell'Arabia Saudita, Sheikh Abdul-Aziz Alal-Sheikh, ha invece difeso la scelta di condannare alla pena capitale i 47 detenuti. A suo avviso, la massima condanna rappresenta una "grazia ai prigionieri", in quanto la morte "eviterà loro di commettere altro male e di causare caos". Il mufti ha evidenziato, poi, che le esecuzioni sono state condotte nel rispetto della Sharia.

Segnaliamo, infine, che nella lista dei 47 c'è anche Fares al Zahrani, membro di Al Qaida e super ricercato dopo l'attentato alle Torri Gemelle dell'11 settembre 2001. La mossa di inserire tra i condannati a morte anche terroristi islamisti potrebbe essere stata meditata al fine di tenere a freno eventuali rimostranze da parte dell'Occidente.

Arabia Saudita: eseguite 47 condanne capitali. Tra i giustiziati lo sceicco al-Nimr

Sabato 2 gennaio 2016

- La televisione satellitare Al Jazeera conferma che l'Arabia Saudita ha eseguito 47 condanne capitali. Tutti i condannati erano accusati di "terrorismo", la maggior parte di loro era sospettata di aver partecipato ad attentati attribuiti ad Al Qaeda tra il 2003 e il 2006.


L'appello lanciato da Amnesty International nel novembre scorso è così caduto nel vuoto. I paesi occidentali non hanno fatto alcuna pressione sul sovrano Salman bin Abdulaziz per impedire che si compisse "la mattanza". La petromonarchia del Golfo, alleata strategica della Nato contro gli interessi russi in Medio Oriente, continua ad agire indisturbata nella sistematica violazione dei diritti umani. Ricordiamo che, sempre secondo Amnesty, in Arabia Saudita dal 1985 al 2005 sono state condannate a morte più di 2200 persone, mentre da gennaio ad agosto 2015, le esecuzioni sono state circa 150. Tutte eseguite attraverso decapitazione.

Nella nota diffusa dal ministero degli interni di Riad, si apprende che tra i condannati c'è anche Nimr al-Nimr. Lo sceicco ha capeggiato il movimento di protesta partito nel 2011 nella Provincia Orientale del Paese, da dove viene gran parte del petrolio saudita. L'accusa nei suoi confronti era di "incitamento alla lotta settaria", ed è stata confermata il 25 ottobre scorso. Tre anni fa si presentò in tribunale con vistosi segni di tortura. Dopo di lui, furono arrestati il fratello Mohammed e poi il nipote diciassettenne Ali al-Nimr (21 anni).

È opportuno evidenziare che Ali è il nipote dell'illustre imam sciita Shaykh Nimr Baqr an-Nimr, oppositore della monarchia sunnita-wahhabita. Quest'ultimo, a causa de suo attivismo, fu messo in carcere e decapitato nel 2011, quando erano appena deflagrate le rivolte della cosiddetta Primavera Araba.

È molto difficile stabilire se i condannati siano veramente legati alla rete del terrorismo internazionale. Quello che è certo è che l'Arabia Saudita continua ad agitare l'accusa di "terrorismo" contro ogni forma di opposizione politica. L'uso della pena capitale, più che a bloccare Al Qaida o l'Isis, che conservano un legame ideologico con il wahabismo saudita (movimento messianico nato nel diciottesimo secolo, che vuole restaurare un califfato intorno a la Mecca e Medina), appare infatti un modo per stroncare il dissenso, in particolare di segno sciita.

A tale riguardo segnaliamo che alcuni condannati provenivano Awamiya, città della zona orientale del regno e, da tre anni, centro delle protese contro Riad. Qui la minoranza sciita ritiene di essere oggetto di pesanti discriminazioni, mentre il governo la accusa di avere fomentato rivolte nello stato del Bahrein e di avere organizzato attacchi contro le forze dell'ordine.

L'Iran ha già ufficialmente protestato contro la decisione di Riad. Ma la monarchia non ci sta a fare la parte del "carnefice". E come riporta Al Jazeera, il professore di sociologia e politico saudita, Khalid al-Dakhil, ha contestato oggi la veridicità dei rapporti di Amnesty e ha sottolineato che "l'Iran esegue molte più condanne a morte in un anno, ma non subisce la stessa pubblicità negativa dell'Arabia Saudita".

I paesi che eseguono il maggior numero di esecuzioni annuali sono Cina, Iran, Arabia Saudita, Iraq e Stati Uniti.


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