Ilaria Cucchi pubblica su Facebook la foto di un carabiniere indagato. Lucia Uva fa lo stesso

Il carabiniere ha fatto sapere che denuncerà Ilaria Cucchi.

Ilaria Cucchi Foto Carabiniere su Facebook

Aggiornamento ore 12:35 - Qualche minuto fa Lucia Uva, sorella di Giuseppe Uva, morto nel 2008 in circostanze simili a quelle in cui è morto Stefano Cucchi un anno dopo, ha manifestato la sua solidarietà a Ilaria Cucchi pubblicando, o meglio condividendo, la foto di uno dei poliziotti presenti in caserma la notte che suo fratello è stato arrestato.

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Ilaria Cucchi e la foto del carabiniere su Facebook


Lunedì 4 gennaio 2016, ore 9:06

- In queste ore Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, morto in carcere nel 2009, è al centro di una polemica scoppiata dopo aver pubblicato sulla sua pagina Facebook, che ha oltre 145mila sostenitori, la foto di uno dei carabinieri indagati per la morte di suo fratello.

Ilaria Cucchi ha pubblicato la foto ieri, 3 gennaio 2016, nel primo pomeriggio, scrivendo:

"Volevo farmi del male, volevo vedere le facce di coloro che si sono vantati di aver pestato mio fratello, coloro che si sono divertiti a farlo. Le facce di coloro che lo hanno ucciso. Ora questa foto è stata tolta dalla pagina. Si vergogna? Fa bene"

Un paio di ore dopo, vedendo che gli animi si erano accesi e che alcuni utenti commentavano con pesanti insulti e incitazioni alla violenza nei confronti del carabiniere palestrato, la signora Cucchi è intervenuta di nuovo precisando:

"Non tollero la violenza, sotto qualunque forma. Ho pubblicato questa foto solo per far capire la fisicità e la mentalità di chi gli ha fatto del male ma se volete bene a Stefano vi prego di non usare gli stessi toni che sono stati usati per lui. Noi crediamo nella giustizia e non rispondiamo alla violenza con la violenza. Grazie a tutti"

La polemica, però, aveva ormai preso piede e non pochi commentatori, anche illustri, hanno scritto su giornali e blog che quella messa in atto da Ilaria Cucchi è una vera e propria gogna e così la donna ha pubblicato un altro lungo post per spiegare i motivi della sua azione:

"Sto ricevendo numerose telefonate anche di giornalisti su questa fotografia. La prima domanda che mi pongo è: se fosse stato un comune mortale, cioè non una persona in divisa, non ci si sarebbe posto alcun problema. La cronaca nera e piena di 'mostri' rei o presunti tali di efferati ed orrendi delitti sbattuti in prima pagina. Sto passando le mie giornate ascoltando quelle intercettazioni. Leggo sul sito del Fatto Quotidiano le infamanti ricostruzioni del maresciallo che si permette di offendere me e la mia famiglia raccontando le sue presunte verità dopo aver taciuto per sei anni e dopo essersi avvalso della facoltà di non rispondere di fronte ai pubblici ministeri. Non sono ipocrita. Questa foto non è uno scatto rubato in violazione della privacy del soggetto ritratto ma è stata addirittura postata dallo stesso sui social network. Questa foto io non l'avrei mai pubblicata ma l'ho fatto solo perché la ritengo e la vedo perfettamente coerente col contenuto dei dialoghi intercettati e con gli atteggiamenti tenuti fino ad oggi dai protagonisti. Per sei anni si è fatto il processo a Stefano e a noi membri della sua famiglia. Il maresciallo incurante di quanto riferito sotto giuramento ai giudici sei anni fa e non curandosi nemmeno della incoerente scelta di non rispondere ai magistrati ha avviato un nuovo processo a Stefano e a noi, che abilmente sarà di una violenza direttamente proporzionale alla quantità di prove raccolte contro di loro dai magistrati. E quindi io credo che non mi debba sentire in imbarazzo se diventeranno pubblici anche i volti e le personalità di coloro che non solo hanno pestato Stefano ma pare se ne siamo addirittura vantati ed abbiamo addirittura detto di essersi divertiti. Di fronte al possibile imbarazzo che qualcuno possa provare pensando che persone come queste possano ancora indossare la prestigiosa divisa dell'arma dei carabinieri io rispondo che sono assolutamente d'accordo e condivido assolutamente questo imbarazzo. Ma non è un problema o una responsabilità di Stefano Cucchi o della sua famiglia. Non è stata una scelta di Stefano Cucchi quella di subire un 'violentissimo pestaggio', come lo hanno definito i magistrati, per poi morirne. Non è stata una scelta della famiglia Cucchi quella di essere processata insieme al loro caro per sei anni. Quella di avere invece pestato Stefano è stata una scelta degli autori del pestaggio.
Quella di nascondere questo pestaggio e di lasciare che venissero processato altri al loro posto è stata una scelta di altri. Così come quella di farsi fotografare in quelle condizioni e di pubblicarla sulla propria pagina Facebook è stata una scelta del soggetto ritratto. Io credo che sia ora che ciascuno sia chiamato ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Accollandosene anche le conseguenze. E il fatto che questo qualcuno indossi una divisa lo considero un aggravante non certo un attenuante o tantomeno una giustificazione"

Intanto il carabiniere, attraverso il suo legale, ha fatto sapere che denuncerà Ilaria Cucchi.

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