Gaza: l'Onu presenta un rapporto sulla condizione femminile dopo Margine Protettivo

Palestinian women pray over the grave of a relative at a cemetery in Gaza City's eastern suburb of Al-Shejaiya on July 17, 2015, in the early hours of the first day of Eid Al-Fitr holiday that marks the end of the Muslim fasting month of Ramadan. AFP PHOTO / MAHMUD HAMS        (Photo credit should read MAHMUD HAMS/AFP/Getty Images)

L'Ocha, Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, ha rilasciato un nuovo report sugli effetti dell'operazione Margine Protettivo del 2014 a Gaza. Questa volta lo studio si occupa della condizione di donne e ragazze nella Striscia.

I numeri, c'era da attenderselo, sono allarmanti. Durante l'offensiva sferrata dal governo di Benjamin Netanyahu, 299 donne (di cui per lo meno 16 incinta) e 197 ragazze sono state uccise. Inoltre, si registrano 790 donne rimaste vedove e 2 mila donne e centinaia di ragazze ferite.

A partire dalla seconda metà del 2014, la mortalità materna e neonatale ha subito un impennata rispetto alla prima parte dell'anno. C'è poi da rilevare che circa 22.900 donne e 24.300 ragazze sono ancora sfollate e vivono in una situazione di estrema indigenza. Ricordiamo, che tutte hanno visto demolite o gravemente danneggiate le loro abitazioni durante i raid dell'esercito di Tel Aviv.

Le donne, rimaste spesso sole a causa dei lutti subiti, riescono con difficoltà a garantire a sé stesse e ai loro figli una vita dignitosa. A Gaza il 70% delle famiglie può avere accesso all'acqua per 6-8 ore una volta due-quattro gironi. Mentre ci sono blackout elettrici per 12-16 ore al giorno.

Solo il 20% delle donne in età da lavoro è impiegata. Il tasso di disoccupazione femminile ha superato il 63% nel terzo trimestre del 2015 ed è raddoppiato rispetto al 2007, anno in cui Israele ha deciso l'embargo.

Ad incidere ancora di più sulle possibilità occupazionali femminili, ci sono i gravi danni inferti ai terreni agricoli dall'operazione Margine Protettivo. Ricordiamo che il settore agricolo era quello dove le donne erano maggiormente impegnate.

Secondo il rapporto, il disagio per le donne sfollate è grandissimo. Non c'è solo la questione della precarietà quotidiana, ma anche quella della mancanza di privacy. Le sfollate sono ospitate da famiglie, case prefabbricate, tende, rifugi improvvisati, oppure vivono tra le macerie delle loro abitazioni bombardate.

Questa condizione, così sconfortante, ha effetti molto negativi sul comportamento delle donne. Spesso i figli maschi devono abbandonare la scuola ancora bambini e le ragazze sono spinte a sposarsi in età precoce.

Evidenziamo, andando oltre la questione femminile, che l' Unctad, l'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di commercio internazionale e sviluppo, nello scorso settembre ha diffuso un rapporto molto preoccupante su Gaza. Secondo i dati previsionali presentati dall'ente, la Striscia potrebbe diventare "inabitabile" entro il 2020.

Vota l'articolo:
4.00 su 5.00 basato su 1 voto.  

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • +1
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO