Siria: un jihadista uccide la madre perché disapprovava la sua adesione all'Isis

Bandiera Isis

Mercoledì scorso, Ali Saqr al-Qasem, ventenne seguace dello Isis, ha giustiziato pubblicamente sua madre, Lena al-Qasem. Il matricidio ha avuto luogo con un colpo alla testa, in Siria, a Raqqa, capitale dell'autoproclamatosi Califfato. A renderlo noto è stato Rami Abdurrahman, capo dell'Osservatorio siriano per i diritti umani (Osdh), con sede a Londra.

Lena è stata freddata davanti all'ufficio postale di Raqqa, dove lavorava. Ali ha portato a termine l'esecuzione sotto lo sguardo dei passanti, perché il gesto doveva avere un fine "pedagogico". Sua madre, infatti, per i discepoli di Abu Bakr al-Baghdadi era un'apostata, in quanto voleva che suo figlio lasciasse l'organizzazione jihadista. Secondo quanto riferito dall'Osservatorio, la donna avrebbe anche proposto di fuggire insieme a suo figlio, fuori dai confini dello Stato Islamico.

Sarebbe stato lo stesso Ali a raccontare dell'offerta della madre ai suoi superiori, che hanno stabilito di condannarla a morte. E, inoltre, hanno deciso che fosse giusto che a ucciderla fosse suo figlio. Ricordiamo che l'accusa di blasfemia viene usata per giustificare l'omicidio di chiunque manifesti, direttamente o indirettamente, contrarietà alle "autorità" jihadiste.

Il quotidiano El Pais riporta un commento sul matricidio da parte dell'attivista di Raqqa SL, Mohamed Saleh. Quest'ultimo afferma che "Ali era noto a Raqqa, già prima che aderisse all'Isis. Consumatore abituale di droga, fu protagonista di risse con i coltelli. E 'stato tra i primi ad aderire allo Stato Islamico".

Sempre secondo l'attivista di Raqqa SL, Lina al-Qassem era originaria di roccaforte sciita e alawita di Latakia. "Probabilmente proprio perché suo figlio è un membro dell'Isis non è stata giustiziata prima come lo sono stati tutti gli sciiti", ha aggiunto.

Sebbene più di 2 mila persone siano state giustiziate sotto il Califfato per apostasia, omosessualità e stregoneria, è la prima volta che ci giunge notizia di un matricidio. Il segnale è preoccupante perché evidenzia quanto sia forte il grado di indottrinamento portato aventi dai jihadisti. E, come evidenzia Saleh, è molto probabile che Ali sarà indicato come un esempio per gli altri giovani miliziani.

Come è noto, l'indottrinamento, che si basa sulla memorizzazione del Corano, sull'uso delle armi e sull'addestramento per attentati suicidi, incomincia presto nello Stato Islamico. A Tabqa, città dove abitava in precedenza Lena, i minori vengono reclutati già all'età di 10 anni. In alcuni video emersi negli ultimi mesi, è emerso che dei ragazzini di 12 anni siano stati incaricati di uccidere dei prigionieri.

Ali è proprio il frutto della spietata disciplina jihadista. Aveva 15 anni quando scoppiò la guerra civile siriana, e forse non aveva ancora 18 anni quando si schierò con gli uomini del Califfato. Dopo quella scelta, nel giro di pochissimo tempo, ha compiuto un gesto tremendo.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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