India: proteste dopo il suicidio di un giovane "intoccabile"

Party supporters listen as the President of India's ruling Bhartiya Janata Party (BJP) Amit Shah addresses a public meeting in Howrah, some 10kms west of Kolkata on January 25, 2016. BJP President Amit Shah was unanimously elected on January 24 for a full three-year term to head the ruling party. AFP PHOTO / DIBYANGSHU SARKAR / AFP / DIBYANGSHU SARKAR        (Photo credit should read DIBYANGSHU SARKAR/AFP/Getty Images)

Rohith Vemula frequentava il dottorato presso l'Università Centrale di Hyderabad, nel sud dell'India. Domenica, il giovane 26enne è stato trovato impiccato nel dormitorio di un campus, e si ritiene che si sia tolto la vita. Pare che a causa delle sue posizioni politiche, al dalit, cioè membro della casta degli esclusi, fosse stata revocata la borsa di studio. Insieme ad altri quattro compagni, anche loro appartenenti al gruppo di quelli che venivano considerati "intoccabili", era stato accusato lo scorso agosto di aver attaccato un leader del Bjp, Partito Nazionalista indù attualmente al governo (nella foto). Tutto ciò però è ancora oggetto di indagine, e le borse di studio di luglio di 25 mila rupie (350 euro) sono rimaste in sospeso. Quello che è certo è che nel mese di dicembre l'istituto universitario ha ratificato un ordine di espulsione dal campus per i cinque protagonisti di questa vicenda.

Il suicido di Rohith ha suscitato nel paese un'ondata di sdegno e massicce manifestazioni di protesta a Delhi, Mumbai, Hyderabad, Pune e Chenna. In Parlamento, il partito del Congresso Nazionale di opposizione, ha detto chiaramente che i ministri del Bjp hanno interferito con le decisioni di espulsione, ma loro negano recisamente.

Così cinque giorni dopo la morte di Rohith è dovuto intervenire il primo ministro, Narendra Modi. "L'India ha perso un figlio. Riesco a sentire il dolore ", ha detto il premier, che poi ha citato Bhimrao Ramji Ambedkar, simbolo dalit, un riformatore sociale che ha combattuto contro la discriminazione sociale.

Il caso ha risvegliato la rabbia dei 180 milioni di dalit indiani, che quotidianamente subiscano abusi e discriminazioni: sono i più poveri nella scala sociale e hanno minori opportunità. A dirlo è anche Sukhadeo Thorat, un dalit che "fa eccezione" perché diventato direttore del famoso Consiglio indiano per la Ricerca in Scienze Sociali. In una intervista a Scroll, ha ha evidenziato che il suicidio di domenica è il risultato del brutto clima di esclusione che si respira ancora nel sistema universitario.

Per lo studioso i dalit "sviluppano un complesso di inferiorità e diventano introversi. Questo porta a dare livelli bassi nelle prestazioni scolastiche, mentre il mondo accademico non li supporta". Thorat spiega che, come Rohith, la stragrande maggioranza degli studenti che scelgono di suicidarsi sono poveri. Sentono il peso di essere la grande speranza delle loro famiglie, ma allo stesso tempo non reggono a livello psicologico perché sono isolati.

Intanto i familiari del ragazzo hanno rifiutato il risarcimento da 11 mila 200 euro che l'Università ha offerto loro. "Vogliamo sapere perché è morto. Perché è stato sospeso? I responsabili devono essere arrestati e puniti. Questo è tutto quello che vogliamo", ha detto la sorella di Rohith ai giornali.

Ricordiamo che il sistema castale è stato ufficialmente abolito nel 1950 in India. Eppure ancora oggi influenza la suddivisione dei lavori, gli equilibri di potere e il passaggio dei beni.

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