Giulio Regeni: l'uccisione dei presunti killer del ricercatore fu "a sangue freddo"

Giulio Regeni, lo studente trovato morto al Cairo. Le ultime notizie e gli indizi sui possibili colpevoli del suo decesso.

2 maggio 2016 - Due testimoni, rimasti anonimi per motivi di sicurezza, hanno raccontato all'agenzia Associated Press che i presunti rapinatori, accusati da Il Cairo di aver rubato e nascosto i documenti d'identità di Giulio Regeni, sarebbero stati uccisi "a sangue freddo" dalle forze dell'ordine egiziane.

Dunque non ci sarebbe stato nessuno "scontro a fuoco", come aveva invece sostenuto il ministero degli Interni egiziano nel marzo scorso. I testimoni hanno anche puntualizzato che i cinque uomini uccisi erano disarmati e che ben sette veicoli delle forze dell'ordine hanno accerchiato il minibus su cui viaggiavano prima di aprire il fuoco.

Gli assassinii sarebbero avvenuti alle 6 del mattino. Dopo le esecuzioni, ricordiamo che la polizia ha sequestrato le riprese delle videocamere di sorveglianza di abitazioni vicine. I corpi dei presunti rapinatori sono stati lasciati sulla strada per circa dieci ore.

Ma non è finita qui. Nel giorno in cui Giulio Regeni fu rapito a Il Cairo, i tre componenti della presunta banda di rapinatori, additati dall'Egitto come responsabili del sequestro, si trovavano molto lontani: sul delta del Nilo, nel governatorato di Sharqiyya. A dirlo sono Rasha e Sameh Tarek, i figli del "capobanda". Rasha Tarek, parlando all'Associated Press, ha accusato per la prima volta il governo egiziano di essere responsabile della morte del ricercatore italiano: "accuso il ministero dell'Interno di tentare di coprire le proprie malefatte uccidendo la mia famiglia".

29 aprile 2016, ore 09:29 - Il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni è invertenuto questa mattina a Radio Rai 1, dove ha fatto il punto sul caso Regeni e sui rapporti con l'Egitto:

"La nostra ricerca della verità finora non ha avuto risposte soddisfacenti ma il trascorrere del tempo non diminuirà l'attenzione dell'Italia. [...] E' accaduto un fatto molto importante nelle relazioni diplomatiche fra Italia ed Egitto. Abbiamo richiamato a Roma il nostro ambasciatore al Cairo. un gesto molto forte nei rapporti tra Stati. Se qualcuno immaginava che il tempo avrebbe portato l'Italia ad allentare l'attenzione, sbagliava. Per noi il ritorno alla normalità nelle relazioni con l'Egitto passa dalla soluzione di questo caso. Dipende da una collaborazione seria. Continueremo ad esercitare la nostra pressione diplomatica affinché si arrivi alla verità, anche se sappiamo che non sarà facile. [...] L'Egitto abbia promesso una collaborazione che finora è stata assolutamente inadeguata. So che sono in corso nuovi contatti tra le procure e mi auguro che l'attività della procura di Roma possa ripartire. La procura di Roma ha inviato una nuova rogatoria in Egitto, vedremo se produrranno risultati. [...] Mi auguro che l'attività del procuratore Pignatone possa riannodare qualche contatto utile, ma nel frattempo manteniamo la nostra posizione di insoddisfazione"

26 aprile 2016 - Secondo quanto riportato dalle maggiori agenzie internazionali, Ahmed Abdallah, presidente del consiglio d'amministrazione della Commissione egiziana per i diritti e le libertà (Ecrf), è stato arrestato ieri in Egitto. Ricordiamo che Ecrf sta offrendo attività di consulenza per i legali di Giulio Regeni. La famiglia del ricercatore italiano assassinato si dice "angosciata" dalla notizia.

Amnesty International ha confermato l'arresto. Per l'organizzazione, tra le persone fermate in Egitto ci sono "la nota attivista Sanaa Seif, l'avvocato Malek Adly e Ahmed Abdullah, presidente della Commissione egiziana per i diritti e le libertà [...] Ahmed Abdullah è stato prelevato nella sua abitazione nella notte tra il 24 e il 25 aprile dalle Forze speciali. È accusato di istigazione alla violenza per rovesciare il governo, adesione a un gruppo "terroristico" e promozione del 'terrorismo'".

Probabile che questa serie di arresti sia stata predisposta dalle autorità egiziane in vista delle manifestazioni di protesta di ieri, che hanno coinvolto Il Cairo ed altre città egiziane.

Giulio Regeni, Reuters nel mirino di polizia e magistratura egiziani


25 aprile 2016 - Dopo l’articolo pubblicato alcuni giorni fa sulla morte di Giulio Regeni, l’ufficio del Cairo dell’agenzia di stampa Reuters è nel mirino della polizia e della magistratura egiziani. La versione della Reuters, con Regeni fermato dalla polizia e poi trasferito in un luogo gestito dai servizi di sicurezza il giorno della scomparsa, smentisce quella ufficiale delle autorità egiziane secondo cui i servizi di sicurezza non arrestarono il ricercatore.

Il capo della stazione di Polizia Al-Azbakiya, dove Regeni sarebbe stato portato secondo la Reuters, ha presentato una denuncia alla polizia contro l’agenzia di Stampa citando Michael Georgy, capo dell’ufficio di corrispondenza del Cairo, e accusando Reuters di pubblicare “notizie false” tese a “danneggiare la reputazione dell'Egitto”.

Finora nessun giornalista della Reuters è stato convocato per un interrogatorio, ma Georgy rischia fino a un anno di prigione e una sanzione pecuniaria di duemila euro in caso di condanna.
Secondo un recente report del Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ) attualmente sono 23 i giornalisti detenuti nelle prigioni egiziane.

Giulio Regeni, Reuters: "Fu arrestato da polizia". Egitto: "Ricostruzione infondata"


22:41 - Secondo quanto scrive al Ahram, il ministero dell'Interno egiziano ha denunciato l'agenzia di stampa Reuters con l'accusa di "avere pubblicato notizie false utilizzando fonti anonime" sul caso della morte di Giulio Regeni.
Le notizie false riportate da Reuters sarebbero quelle secondo cui Regeni fu arrestato dalla polizia egiziana e poi trasferito ai servizi di sicurezza il giorno in cui scomparve. Secondo il portavoce del ministero la ricostruzione di Reuters è "infondata"

22 aprile 2016, ore 08:57 - Ieri l'agenzia Reuters ha pubblicato una notizia esclusiva, che riferiva sei diversi informatori, tre della polizia egiziana e tre della sicurezza nazionale, i quali avrebbero confermato ai cronisti dell'agenzia che Giulio Regeni è stato arrestato, il giorno della sua sparizione, portato in un centro della polizia e da qui consegnato ai servizi segreti egiziani.

Un fatto che, se confermato, cambierebbe non poco le carte in tavola e rivelerebbe le bugie delle autorità e della giustizia egiziana in modo inequivocabile.

Intanto gli Stati Uniti continuano a premere sul governo egiziano affinché garantisca che l'indagine sulla sparizione, le torture e l'omicidio di Giulio Regeni "sia condotta in modo completo e trasparente", auspicando che le autorità egiziane collaborino "con i funzionari italiani che sappiamo essere parte di questa indagine". Lo scrive in una nota del dipartimento di Stato.

21:27 - Il presidente francese Francois Hollande, che oggi ha incontrato l'omologo egiziano Abdel Fattah Al Sisi in visita di Stato al Cairo, ha riferito durante la conferenza stampa al termine dell'incontro circa il colloquio con l'egiziano. Hollande ha detto di aver parlato del caso di Giulio Regeni e di quello di Eric Lang, un francese morto in circostanze controverse in un commissariato del Cairo nel 2013.

Sappiamo che vi sono questioni che non hanno ancora trovato risposta [...] Ho discusso con il presidente al-Sisi dell'uccisione di Regeni al Cairo, dal momento che ci sono molte domande che riguardano questi e altri incidenti. [...]

ha detto Hollande, ovviamente non rivelando il contenuto della conversazione. Nei giorni scorsi i preidente francese era stato molto criticato dalla stampa internazionale per il silenzio sin qui perpetrato sul caso: l'Eliseo in effetti non ha mai commentato il caso, nè inviato messaggi particolari a Roma o al Cairo.

Dal canto suo il presidente egiziano Al-Sisi avrebbe accolto le osservazioni del presidente francese, sottolineando tuttavia le peculiarità culturali delle istituzioni e del diritto egiziano:

"Ho offerto le mie condoglianze per la morte dello studente italiano più di una volta e ho detto che siamo trasparenti e siamo pronti a ricevere qualsiasi team investigativo per rassicurarli" sulle indagini. [...] Ma voglio chiarire qualcosa di importante alla comunità europea e anche agli egiziani: ci sono tentativi di abbattere le istituzioni egiziane, come la polizia, la magistratura e anche il Parlamento. [...] Il nostro lavoro è di proteggere una nazione di 90 milioni di persone, non potete immaginare cosa succederebbe al mondo intero se questo Paese crollasse"

17 aprile 2016, ore 15:37 - Smentiti rumors forniti dal quotidiano egiziano Al Watan, in base ai quali le autorità egiziane avrebbero parlato di "importanti sviluppi" sul caso Regeni. Il portavoce del ministero degli Esteri egiziano, Ahmed Abou Zeid, parlando all'Ansa, ha detto che non ci sono novità significative sulla scomparsa del ricercatore italiano. Ed ha aggiunto che Il Cairo chiede di allentare le "pressioni politiche" sul dossier in cui si parla di influenze politiche. Per il governo egiziano, gli "apparati di sicurezza competenti" devono continuare a lavorare liberamente.

15 aprile 2016, ore 12:18 - In un messaggio inviato in occasione del Meeting nazionale delle scuole per la pace, la fraternità e il dialogo che si svolge ad Assisi, il capo dello Stato Sergio Mattarella ha detto la sua sulla decisione di intitolare a Giulio Regeni la manifestazione:

"Non vogliamo e non possiamo dimenticare la sua passione e la sua vita orribilmente spezzata. Fare memoria è un atto di pace che, sono convinto, aiuterà queste giornate di Assisi a produrre nuovi frutti"

14 aprile 2016, ore 13:03 - La procura di Roma ha inoltrato alla procura egiziana del Cairo una nuova richiesta di rogatoria internazionale sul caso Regeni: i magistrati italiani chiedono all'Egitto la consegna di atti relativi all'inchiesta sulla morte del giovane ricercatore italiano.

L'atto è stato inviato al Ministero della Giustizia, che poi attraverso la Farnesina e il consolato sarà fatto arrivare al procuratore generale egiziano Ahmed Nabil Sadeq. Il braccio di ferro tra Italia ed Egitto procede con toni sempre più aspri e, allo stato attuale, sembra molto difficile che si arrivi a una collaborazione effettiva tra le parti nella risoluzione del caso.

13:33 - Stanno arrivando altre dichiarazioni di al-Sisi sul caso Regeni. Il presidente egiziano ha detto che dietro l'uccisione del giovane italiano "c'è gente malvagia" e non i servizi di sicurezza del Cairo e che il suo Paese ha agito in "totale trasparenza". Al-Sisi ha anche detto che "i rapporti con l'Italia sono unici" e ha accusato i media di aver trasformato il caso Regeni in un problema molto più grave pubblicando menzogne.

13:10 - Secondo il Daily News Egypt il presidente dell’Egitto Abdel Fattah al-Sisi avrebbe detto, durante un incontro in Parlamento con esponenti politici, sindacati e ong:

“Noi egiziani abbiamo creato un problema con l’assassinio del giovane italiano”

e avrebbe poi ribadito le sue condoglianze alla famiglia del ricercatore italiano ucciso al Cairo.
Ecco i tweet del Daily News Egypt:

13 aprile 2016, 10.40 - Dopo il Regno Unito, anche la Francia si interessa al caso Regeni. Oggi La Stampa riporta che "arriva il sostegno del presidente francese Hollande che, secondo fonti di Parigi, nella sua visita di domenica parlerà al collega Al Sisi del caso Regeni".

Giulio Regeni, l'UK invita l'Egitto a un'indagine completa e trasparente


12 aprile 2016

15.20 - A poche ore dall’invito della Gran Bretagna a un’indagine completa e trasparente, il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukri, ha annunciato in conferenza stampa al Cairo che le autorità egiziane si impegneranno ad esaminare i tabulati e il traffico telefonico chiesti dalla Procura di Roma sul caso di Giulio Regeni e a fornire tutti i risultati all’Italia.

La richiesta italiana sui tabulati delle celle telefoniche nei tre luoghi dove Regeni viveva, dove sarebbe stato rapito e dove è stato ritrovato, è stata respinta per queste ragioni costituzionali e legali, ma la parte egiziana esaminerà i tabulati informando la parte italiana dei risultati.

14.28 - Anche la Gran Bretagna ha iniziato a fare pressioni all’Egitto chiedendo la verità sulla morte di Giulio Regeni. Il merito è di una petizione riuscita a raccogliere oltre 10 mila adesioni in pochi giorni in cui si chiedeva al governo britannico di prendere una posizione.

E poche ore fa questa presa di posizione è arrivata. Il Foreign and Commonwealth Office, l’ufficio del Segretario di Stato per gli Affari Esteri e del Commonwealth, ha invitato l’Egitto a indagini complete e trasparenti:

Abbiamo sollevato il caso con le autorità egiziane sia a Londra sia al Cairo, sottolineando la necessità di un’indagine completa e trasparente. Rimaniamo in contatto con le autorità italiane e con quelle dell'Egitto, mentre i nostri pensieri vanno alla famiglia Regeni in questo momento difficile.

Martedì 12 aprile 2016 - Oggi pomeriggio il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, non appena sarà tornato dalla Libia, riceverà alla Farnesina l'ambasciatore italiano al Cairo Maurizio Massari, richiamato per consultazioni dopo il fallimento della soluzione "giudiziaria" tentata dal governo. Secondo Repubblica.it sono già state studiate alcune contromisure, ma per il momento la Farnesina vuole costruire un percorso politico da condividere anche con gli Stati Uniti e con i partner europei.

Giulio Regeni fu arrestato in Piazza Tahrir. Era lo "straniero" di cui parlava un giornale locale

Lunedì 11 aprile 2016 - Mentre l’Egitto, tramite il portavoce del ministero degli Esteri Abou Reid, accusa l’Italia di aver “politicizzato” il caso Regeni per motivi interni dopo le dimissioni del ministro dello Sviluppo economico sullo sfondo di uno scandalo corruzione (ma in realtà sulla vicenda del ricercatore italiano morto al Cairo l’Italia fa pressioni da molto prima del caso Tempa Rossa), gli investigatori di Roma stanno facendo qualche passo avanti nelle indagini e avrebbero scoperto con certezza che Giulio Regeni è stato catturato in un bar a Piazza Tahrir, tanto che la notizia era stata anche data da un giornale locale “Veto”, come riporta Repubblica che spiega che il 25 gennaio furono arrestati in un locale in Piazza Tahir 19 egiziani e uno straniero, poi nei giorni successivi è stato detto che gli stranieri erano due, uno turco e l’altro americano, ma non è mai stato specificato chi fosse, mentre è stato detto che tale straniero era stato portato nella questura di Giza. Il regista di quegli arresti era il generale Khaled Shalaby.

Ministro Gentiloni: "Prenderemo nuove misure"


Domenica 10 aprile 2016

17.30 - Dal G7 di Hiroshima, il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, è intervenuto in merito al richiamo per consultazioni dell'ambasciatore italiano al Cairo: "Non c'è da parte nostra una rinuncia a chiedere che venga assicurata la verità, come è doveroso che sia. C'è la decisione, visto che il livello di collaborazione si è rivelato insufficiente, di prendere delle misure che diano questo segnale di insoddisfazione in modo proporzionato e senza scatenare guerre mondiali". Ed ribadito: "nei prossimi giorni valuteremo le misure da prendere".

Domenica 10 aprile 2016 - Sul caso Regeni, il quotidiano Repubblica oggi scrive: "per otto settimane, tra il 5 febbraio e il 30 marzo, giorno e notte, (il regime egiziano) ha monitorato ogni mossa, ogni spostamento e comunicazione del nostro team investigativo al Cairo. Ha costretto a pratiche carbonare il nostro personale diplomatico". Secondo il giornale, l'attività di indagine degli uomini dei Ros e Sco in Egitto è stata ostacolata sin dal primo momento.

Gli investigatori, a marzo, avevano preso contatti con una fonte informata. Ma prima che potesse essere ascoltata, quella stessa persona viene convocata in una caserma egiziana, dove le viene chiesto conto di casa vogliano gli inquirenti italiani. Tale vicenda testimonia chiaramente che la cooperazione tra Il Cairo e Roma non è mai iniziata veramente.

Prosegue Repubblica: "al team al Cairo viene vietato di utilizzare le mail, di agganciarsi a qualunque sorgente Wi-fi, in luoghi privati o aperti al pubblico, nonché il servizio di messaggistica tradizionale da smartphone e l'applicazione WhatsApp (in quel momento ancora priva di crittografia automatica dei testi). Le comunicazioni con Roma viaggiano solo attraverso "Signal", l'applicazione correntemente utilizzata in Egitto per evitare di essere intercettati".

Viene poi raccontato che i nostri investigatori sono costretti a parlarsi solo sul lato ovest della nostra ambasciata, il lato est è intercettato. E anche in strada per il nostro team non va meglio, visto che è costantemente monitorato.

Giulio Regeni, la Procura di Roma ha pronta una nuova rogatoria internazionale


15:45 - La Procura di Roma è intenzionata a inoltrare una nuova rogatoria internazionale la prossima settimana per riformulare alle autorità egiziane le richieste di acquisizione dei tabulati telefonici di una decina di persone e dei video delle zone frequentate da Giulio Regeni.

Sabato 9 aprile 2016 - Il giorno dopo la chiusura del vertice tra investigatori italiani ed egiziani a Roma per avere delucidazioni sul caso di Giulio Regeni, emergono nuovi particolari sul perché nel corso dei due giorni di dialoghi si sia arrivati a una vera e propria rottura: gli italiani sono arrabbiati perché si sono ritrovati davanti uno scarno dossier di una trentina di pagine, contente nella maggior parte documenti di cui erano già a conoscenza da almeno un mese, mentre non è stata chiarita da parte degli egiziani la bizzarra vicenda del ritrovamento dei documenti del ricercatore italiano e soprattutto non è stata data dagli egiziani la possibilità di conoscere quali cellulari erano attivi sulle celle presenti intorno al luogo in cui è stato rapito Regeni.

Gli egiziani hanno invocato la loro Costituzione dicendo che per tutelare la privacy dei cittadini non possono convivere i dati sui cellulari che si trovavano nella zona del rapimento al momento della scomparsa di Regeni.

Agli investigatori italiani ha dato particolarmente fastidio il fatto che questo impedimento di legge non sia stato fatto presente subito, ma solo al momento del vertice. Inoltre, altro fatto che che fa infuriare l’Italia è quello della gang di criminali uccisi il 24 marzo e che gli egiziani insistono nel voler far passare come i responsabili della morte di Regeni perché i documenti del ricercatore sarebbero stati trovati proprio nel covo della gang sterminata dalla polizia. L’Italia, invece, continua a non credere minimamente a questa ipotesi.

Fallito il vertice di Roma. L'Italia richiama l'ambasciatore al Cairo


Venerdì 8 aprile 2016

20.15 - Dopo l'esito negativo del vertice di Roma e il richiamo dell'ambasciatore italiano a Il Cairo, intervengono anche i genitori di Regeni. "Siamo certi -fanno sapere i due- che le nostre istituzioni e tutti coloro che stanno combattendo al nostro fianco questa battaglia di giustizia, non si fermeranno fino a quando non otterranno verità".

18.50 - Non è errato dire che si chiude malissimo il vertice di Roma, tra Italia ed Egitto, sul caso Regeni. Tanto male che, è notizia di pochi minuti fa, l'Italia ha richiamato l'ambasciatore a Il Cairo, Maurizio Massari.

Dal comunicato diramato dalla Procura di Roma emerge la profonda insoddisfazione di inquirenti e investigatori italiani, che non hanno visto soddisfatte le loro richieste. Nella nota dicono gli inquirenti: "gli egiziani hanno riferito le circostanze attraverso le quali sono stati, recentemente, rinvenuti i documenti di Giulio Regeni e che solo al termine delle indagini sarà possibile stabilire il ruolo che ha avuto la banda criminale, coinvolta nei fatti del 24 marzo 2016". E a sua volta la Procura ha ribadito "il convincimento che non vi sono elementi del coinvolgimento diretto della banda criminale nelle torture e nella morte di Giulio Regeni".

È saltato anche il comunicato congiunto di autorità italiane ed egiziane. Gli inquirenti nostrani si sarebbero rifiutati, in quanto non avrebbero ricevuto i tabulati delle utenze riferibili a egiziani presenti a Il Cairo nel gennaio scorso, quando Regeni è sparito in circostanze non chiare. Inoltre, il dossier egiziano non comprenderebbe nemmeno i filmati delle telecamere della metro e del quartiere dove viveva il giovane ricercatore.

Giulio Regeni, concluso il secondo incontro a Roma con gli inquirenti egiziani


14.50 - È terminato poco fa il secondo confronto degli inquirenti italiani con quelli egiziani. Al momento non è filtrato nulla dei contenuti della seconda riunione.

10.30 - Al via anche questa seconda e ultima giornata di vertice, al termine della quale verrà diffuso un comunicato congiunto. I due gruppi restano invariati rispetto a ieri, così come il luogo di incontro, la scuola di polizia di via Guido Reni a Roma.

Per l’Italia ci sono i dirigenti del Servizio centrale operativo della polizia di Stato e del Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri, oltre al procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone e il pm Sergio Colaiocco, mentre per l’Egitto il procuratore generale aggiunto Mostafa Soliman e segretario Mohamed Hamdy, il generale Adel Gaffar della Sicurezza Nazionale, il comandante Mostafa Meabed, l'ufficiale Ahmed Aziz e il generale Alaa Azmi.

8 aprile 2016 - A pochi minuti dal secondo incontro tra le autorità italiane e quelle egiziane sul caso di Giulio Regeni, domina l’insoddisfazione per la prima giornata di vertice, conclusasi alle 15 di ieri dopo circa cinque ore. É La Stampa a scrivere che

al di là di quel che scrivono i media egiziani, l’Italia non si ritiene per il momento soddisfatta da quanto messo sul tavolo: anzi, le carte portate susciterebbero perplessità poiché non contengono elementi davvero utili per arrivare al come e soprattutto al perché un giovane ricercatore sia stato torturato e ucciso in quella maniera così brutale.

E lo scarno comunicato diffuso in serata dalla Procura di Roma poco aggiunge a ciò che sappiamo già:

Si è concluso con uno scambio reciproco di informazioni il vertice tra gli inquirenti italiani ed egiziani che da oltre un mese lavorano al caso della morte di Giulio Regeni.

Oggi, anche alla luce di quanto accaduto ieri in quelle cinque ore e del lavoro svolto dagli inquirenti italiani nelle ore successive alla consegna del materiale egiziano, l’incontro potrebbe essere molto più proficuo.

Giulio Regeni, primo incontro a Roma con gli inquirenti egiziani

18.15 - Si è conclusa nel pomeriggio, dopo circa 5 ore, la prima giornata di vertice tra gli inquirenti italiani e quelli egiziani sul caso di Giulio Regeni.

Secondo quanto si apprende, il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, il pm Sergio Colaiocco, il capo del Cos, Renato Cortese, e quello dei Ros, Giuseppe Governale, hanno illustrato i risultati dell’autopsia eseguita in Italia e le analisi eseguite sul computer del giovane, mentre le autorità egiziane egiziane avrebbero fornito aggiornamenti sull’attività investigativa svolta dal 14 marzo scorso in poi.

La delegazione egiziana ha lasciato l’edificio intorno alle 15 di oggi, ma tornerà domani per esaminare nuovamente i fascicoli e tutto il materiale raccolto. A termine dell’incontro è atteso un comunicato congiunto che farà il punto della situazione.

7 aprile, 11.50 - È iniziato a Roma l'incontro tra gli inquirenti italiani e quelli egiziani. Sono presenti, per l'Italia, il procuratore capo romano Giuseppe Pignatone, il pm Sergio Colaiocco, il capo del Cos Renato Cortese e il capo dei Ros Giuseppe Governale. Per l'Egitto ci sono il generale Adel Gaffar e Alaa Abdel Megid della polizia egiziana, Mostafa Meabed della polizia del governatorato di Giza e i procuratori del Cairo Mostafa Soliman e Mohamed Hamdy El Saye.

Giulio Regeni, gli inquirenti egiziani sono a Roma

6 aprile

ore 22:27 - La delegazione di inquirenti e polizia egiziana di alto livello che domani incontrerà gli investigatori italiani è arrivata a Roma, all’aeroporto di Fiumicino, poco prima delle ore 20 con un volo di linea Alitalia 897 proveniente dal Cairo.
Intanto oggi il Premier italiano Matteo Renzi, nel corso di un forum al Mattino, ha detto:

“Abbiamo scelto di far lavorare insieme i magistrati di Italia ed Egitto e siamo impegnati a che su Regeni non sia una verità di comodo ma la verità. Aspettiamo che i magistrati facciano i loro incontri, noi siamo pronti a seguire quel lavoro con grandissima determinazione. Nessun tentativo di svicolare rispetto alla verità sarà accolto da nessuna parte”

6 aprile 2016 - Sarebbe il generale Khaled Shalabi, capo della Polizia criminale e del Dipartimento investigativo di Giza, il nome del principale responsabile della morte di Giulio Regeni. La Stampa oggi scrive: “C’è un colpevole per la morte di Giulio Regeni. Al Sisi sacrifica l’investigatore dei servizi” e scrive di Shalabi (o Shalaby), alto ufficiale della sicurezza nazionale che già nel 2003 era stato condannato da un tribunale di Alessandria per aver torturato a morte un uomo e per aver poi falsificato i rapporti della polizia. La sentenza fu però poi sospesa e Shalabi venne reintegrato.
Ma a puntare il dito contro Shalabi sono soprattutto le rivelazioni che un anonimo ha fatto a Repubblica e che potete leggere nel post di approfondimento.
Intanto nelle prossime ore dovrebbe finalmente arrivare in Italia il tanto atteso dossier degli egiziani sul caso Regeni.

Gentiloni: "Pronti a contromisure"


Martedì 5 aprile 2016

ore 15.42 - Ahdaf Soueif, scrittrice e attivista egiziana è stata intervistata da Francesca Caferri di Repubblica. Il nipote della donna, Alaa Abdel Fatah si trova da più di due anni in carcere e la donna partendo dal caso di Regeni ha parlato della situazione dei diritti umani in Egitto:

“Nel mio paese ci sono abusi sistematici e voglio ringraziare la stampa italiana per il lavoro di inchiesta che sta facendo: prima di queste cose non si parlava mai. Quando qualcuno muore nelle circostanze in cui è morto Giulio per la famiglia è una perdita terribile, da cui non ci si riprende mai: ma in questo caso si può fare qualcosa con questa morte. Usarla per fare la differenza per altre persone. È quello che sta facendo la famiglia Regeni e per questo hanno tutto il mio rispetto”.

Soueif ha aggiunto di essere a conoscenza delle parole della madre di Giulio Regeni e di essere rimasta impressionata dalla sua forza. La scrittrice sarà presto in Italia nell’ambio del Salone del Libro di Torino.

5 aprile 2016, ore 12.50 - Dopo il rinvio dell'incontro fra inquirenti italiani e egiziani, il ministro Paolo Gentiloni interviene sul caso Regeni. Il titolare della Farnesina ha detto: "Ci fermeremo solo quando troveremo la verità, quella vera e non di comodo".

Il ministro degli Esteri ha fatto il punto sull'attività investigativa fin qui svolta. E poi ha aggiunto che qualora l'incontro del 6 aprile (data confermata dalla Procura generale de Il Cairo) non presentasse una svolta, allora saranno prese "misure tempestive e proporzionate di cui il Parlamento sarà informato".

Il ministro ha concluso affermando: "E' per la ragione di Stato che non ci rassegneremo all'oblio di questa vicenda e non permetteremo che sia calpestata la dignità del nostro Paese".

Regeni, il 7 ed 8 aprile gli incontri tra inquirenti italiani ed egiziani

18:19 - Dopo la decisione, decisamente controversa, da parte dell'Egitto di spostare l'incontro tra gli investigatori italiani ed egiziani inizialmente previsto a Roma per domani, 5 aprile 2016, e la notizia che si terrà i 7 e l'8 aprile in Egitto sono emersi nuovi dettagli sulle indagini della procura del Cairo. Quella che si recherà a Roma "dovrebbe essere" una delegazione di magistrati.

In particolare il giornale Al Shourouk scrive, citando fonti della sicurezza egiziana, che "gli apparati interessati hanno preparato un dossier sulla vicenda di 2000 pagine che indica le linee generali del crimine e la scomparsa del corpo, nonchè le indagini su 200 persone di diverse nazionalità che avevano relazioni con la vittima"

Lunedì 4 aprile 2016 - Il dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell'Interno comunica che "nel quadro della cooperazione internazionale concernente l'omicidio del ricercatore Giulio Regeni il 7 e l'8 aprile prossimi si svolgeranno a Roma i previsti incontri tra magistrati e investigatori egiziani ed italiani, per fare un punto di situazione sulle indagini svolte".

Ministro esteri Egitto: "Regeni, caso isolato"


3 aprile

13.15 - Il viceministro aggiunto dell'interno Abou Bakr Abdel Karim, secondo quanto riportato dal sito del quotidiano Al Masry Al Youm, fa sapere che il governo de Il Cairo "non ha mai sostenuto che la banda di cinque rapinatori uccisi dalla polizia fosse responsabile dell'assassinio" di Regeni. Ed ha aggiunto: "la ricerca delle persone coinvolte nell'uccisione (del ricercatore ndr.) è ancora in corso".

Domenica 3 aprile 2016 - Il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukri, in un'intervista rilasciata al quotidiano Al Shourouk, torna a parlare del caso Regeni: "(l'assassinio del ricercatore ndr.) è un atto isolato e bisogna valutarlo in questo quadro, considerando la determinazione e l'impegno totale del governo egiziano e degli apparati di sicurezza a continuare gli sforzi per scoprire la verità e arrestare gli aggressore".

Aggiunge il ministro: "la vicenda non è stata ancora chiarita. Lo Stato egiziano e gli apparati di sicurezza stanno producendo grandi sforzi per arrivare alla verità, nella totale cooperazione con gli investigatori italiani che si trovano in Egitto".

Shoukri insiste, dunque, sulla collaborazione tra Roma e il Cairo. Ma in realtà le difficoltà persistono: a tre giorni dall'annunciato arrivo a Roma della delegazione che dovrebbe consegnare al procuratore Pignatone il dossier sulle indagini egiziane, l'ambasciata italiana a Il Cairo non ha percepito nessuna richiesta di visto per la trasferta.

Giulio Regeni, martedì 5 aprile il dossier degli egiziani. I servizi lo seguivano?


Venerdì 1 aprile 2016 - Circolano oggi delle indiscrezioni sul dossier che gli investigatori egiziani starebbero per fornire all’Italia e che è atteso con molta ansia soprattutto dai genitori della vittima. Si tratta di un dossier elaborato da una delegazione della sicurezza egiziana e dovrebbe essere consegnato martedì prossimo, 5 aprile, al procuratore di Roma Giuseppe Pignatone e che dovrebbe contenere le indagini degli apparati egiziani sugli incontri del ricercatore con ambulanti e sindacalisti al Cairo.

Secondo il quotidiano egiziano Al-Akhbar, nel dossier ci sono documenti e informazioni importanti tra cui foto e tutte le indagini su Regeni dal suo arrivo fino alla scomparsa, tutti i rapporti, gli incontri con il lavoratori e i sindacati sui quali conduceva le sue ricerche. Inoltre ci sarebbero anche le dichiarazioni dei suoi amici sugli spostamenti di Giulio negli ultimi giorni. In pratica questo dossier sarebbe l’ammissione che i servizi segreti egiziani seguivano Regeni già da molto tempo.

Martedì prossimo, alle ore 16, presso l’Aula della Camera ci sarà un’informativa urgente del Governo e il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni illustrerà tutti gli sviluppi sul caso Regeni alla luce del dossier.

Renzi: "Ci fermeremo solo davanti alla verità vera"


Mercoledì 30 marzo 2016

18:06 - Il Premier italiano Matteo Renzi, oggi in visita a Chicago dove ha inaugurato la scuola Enrico Fermi, ha risposto a una domanda sulla vicenda Regeni e ha detto:

“Il dolore della famiglia Regeni è il dolore di tutta l'Italia. Noi siamo con il cuore, la mente e le azioni concrete a sostegno della famiglia. Noi speriamo che si possa finalmente trovare il colpevole o i colpevoli. E se questo non restituirà Giulio alla sua famiglia, restituirà onore all'Italia e all'Egitto. Noi ci fermeremo solo quando avremo trovato la verità. Lo dobbiamo al popolo egiziano e al popolo italiano. Ci fermeremo solo davanti alla verità, alla verità vera, non a una verità di comodo. La vicenda è molto complicata, è seguita dal procuratore Pignatone, uno dei più importanti e autorevoli magistrati in Italia insieme agli inquirenti delle forze dell'ordine. C'è il massimo impegno e sforzo affinché i magistrati italiani possano avere accesso a tutte le carte. Siamo impegnati perché ciò accada senza alcun tentennamento”

Intanto la procura egiziana ha annunciato di aver creato un nuovo pool d’inchiesta dell’Ufficio del procuratore generale che coordina tutte le procure coinvolte nella ricerca della verità in questa intricata vicenda.

30 marzo 2016 - È il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, a poche ore dalla conferenza stampa dei genitori di Giulio Regeni, a ribadire la necessità che l’Egitto faccia chiarezza sull’omicidio del giovane italiano, mettendo da parte “le piste improbabili e offensive” fornite nelle ultime settimane. Il ministro lo ha ribadito nel corso di un’intervista al Corriere Della Sera:

La verità, ossia l’individuazione dei responsabili. Ci si può arrivare da un lato esercitando una pressione politico diplomatica costante, cosa che abbiamo fatto e stiamo facendo e che costituisce un deterrente contro verità di comodo, dall’altro con una collaborazione investigativa. Quest’ultima a nostro avviso deve fare un salto di qualità, perché anzitutto non sono stati consegnati tutti i documenti e materiali che abbiamo richiesto. Inoltre occorre poter svolgere almeno una parte delle indagini insieme. La collaborazione non può essere solo formale. Lo stillicidio di piste improbabili moltiplica il dolore della famiglia e offende il Paese intero.

E se l’Egitto non dovesse collaborare? La famiglia di Regeni ha chiesto una risposta forte da parte del Governo Italiano e il ministro Gentiloni non si è sbilanciando, anticipando comunque che l’Italia prenderà provvedimenti:

Di fronte alla mancanza di collaborazione valuteremo le misure possibili, ma noi ci auguriamo che i rapporti tra Italia ed Egitto possano dar luogo al salto di qualità necessario. Se non ci fosse, ripeto, saremmo prontissimi a trarne le conseguenze. Nel caso da lei citato, Mosca non ha rotto i rapporti diplomatici, ma per esempio ha bloccato i voli russi verso l’Egitto e quelli dell’Egypt Air verso la Russia.

Il prossimo 5 aprile gli investigatori egiziani saranno a Roma per un confronto con gli inquirenti italiani.

Giulio Regeni, per gli egiziani la pista dei criminali non è l'unica


29 marzo 2016, ore 15:19 - Si tiene in questi minuti una conferenza stampa al Senato della Repubblica a Roma alla presenza dei genitori di Giulio Regeni con il loro legale, del senatore Luigi Manconi e di Riccardo Noury di Amnesty International, una conferenza stampa a tratti anche molto toccante che ha cercato di fare chiarezza, nelle parole dei genitori, sulla figura del figlio.

"Sul viso di Giulio ho visto il male del mondo. [...] Se il 5 aprile sarà una giornata vuota confidiamo in una risposta forte del nostro Governo. Forte ma molto forte. E' dal 25 gennaio che attendiamo una risposta su Giulio"

Nel corso della conferenza la famiglia Regeni ha chiesto al governo italiano di fare il possibile, e di esercitare quante più pressioni possibili, affinchè venga fuori la verità sulla morte del figlio. In particolare hanno definito le versioni sin qui fornite dagli egiziani "bugiarde e false" chiarendo di non avere la verità in tasca, ma di essere certi che il figlio "è morto per torture".

Manconi ha proposto al governo il richiamo dell'ambasciatore italiano in Egitto.

18:20 - In una nota diffusa dal procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone, che guida le indagini italiane per chiarire le vicissitudini che hanno portato alla morte di Giulio Regeni, si rende noto di un colloquio telefonico tenutosi oggi tra il magistrato italiano e il procuratore generale egiziano Nabil Sadeq.

Secondo le rassicurazioni che Pignatone avrebbe ricevuto dal suo omologo egiziano ribadito l'impegno della procura africana sarebbe quello di continuare le indagini in ogni direzione, sino all'accertamento della verità. E' stato inoltre chiarito che quella dei rapinatori, versione decisamente poco credibile anche secondo la procura di Roma, non è l'unica pista seguita dagli investigatori.

Il prossimo 5 aprile a Roma la polizia italiana e quella egiziana faranno il punto della situazione sul caso Regeni e, stando a quanto riferisce l'Ansa, le autorità egiziane consegneranno tutta la documentazione richiesta dagli inquirenti italiani e quella ulteriormente raccolta

Lunedì 28 marzo 2016, ore 13:06 - Il portavoce del ministero dell’Interno egiziano, il generale Abu Karim, ha detto che le ricerche degli assassini di Giulio Regeni sono ancora in corso e ha spiegato che da quando sono arrivati gli investigatori italiani c’è stata con loro una costante collaborazione e vengono informati di tutti gli sviluppi sul caso.
Intanto, fonti della procura di Giza hanno fatto sapere che il Pm e l’apparato di sicurezza stanno allargando il cerchio dei possibili sospetti e ha aggiunto che finora quello è che è certo è che il reato è stato intenzionale e la morte è stata causata dalle torture.

Domani i genitori del ricercatore, Paola e Claudio Regeni, parteciperanno a una conferenza stampa presso il Senato convocata dal senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione per i diritti umani. L’incontro con i giornalisti si terrà alle ore 14 presso la sala Nassyria e ci saranno anche gli avvocati Alessandra Ballerini e Gianluca Vitale e il portavoce di Amnesty international Italia, Riccardo Noury.

Ministro degli Esteri egiziano: "Disponibili a collaborare"


27 marzo 2016 - Il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, parlando al quotidiano al-Youm, rende noto che il suo paese "lavora con trasparenza e vuole collaborare a fondo con l'Italia" sul caso Regeni. Ed ha aggiunto: "L'Italia è un partner importante; ciò che sta accadendo è un caso isolato. L'identificazione e l'incriminazione dei responsabili servirà a dissipare le nuvole, proverà che la giustizia egiziana funziona".

Giulio Regeni, familiari del rapinatore: "Non è stata la gang ad uccidere il ricercatore"


19:41 - Nella sua enews il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha commentato le recenti notizie trapelate dall'inchiesta egiziana sulla morte di Giulio Regeni:

"L'Italia non si accontenterà di nessuna verità di comodo. Consideriamo un passo in avanti importante il fatto che le autorità egiziane abbiano accettato di collaborare e che i magistrati locali siano in coordinamento con i nostri, guidati da una figura autorevolissima come il Procuratore di Roma Pignatone e accompagnati da investigatori di prim'ordine. Ma proprio per questo potremo fermarci solo davanti alla verità. Non ci servirà a restituire Giulio alla sua vita. Ma lo dobbiamo a quella famiglia. E, se mi permettete, lo dobbiamo a tutti noi e alla nostra dignità"

ha scritto Renzi.

26 marzo 2016, ore 17:05 - La sorella e la moglie di Tarek Abdel Fatah, capobanda dei rapinatori ucciso insieme a quattro complici dalla polizia al Cairo, smentiscono la Procura generale egiziana. Non sarebbe stati i rapinatori ad uccidere Giulio Regeni. Dubbi anche degli investigatori italiani, che escludono che il borsone rosso mostrato dagli egiziani possa essere appartenuto al giovane ricercatore.

La notizia è stata diffusa dal quotidiano Al Masry Al Youm. Le due donne, arrestate per favoreggiamento, hanno negato che Tarek sia coinvolto nell'assassinio di Regeni. Non è escluso che siano circolate notizie false riguardo alla deposizioni delle due fermate, una sorta di test mediatico. Ma c'è anche chi parla di discorsi estorti dalle autorità egiziane.

Per le due donne e per il cognato di Tarek è comunque scattato un arresto cautelare di 4 giorni. L'accusa per i tre è di occultamento di refurtiva, in quanto erano a conoscenza delle attività di Tarek Abdel Fatah. La Procura di Shubra El-Khema ha fatto richiesta di unire l'inchiesta sulla banda con quella su Regeni.

Giulio Regeni, trovati i documenti. I genitori: "Ennesimo depistaggio"


19.35 - La testimonianza di due donne, la moglie e la sorella di Tarek Abdel Fatah ucciso dalla polizia giovedì, secondo le quali Giulio Regeni sarebbe stato ucciso semplicemente perché ribellatosi a un tentativo di rapina, non convince minimamente gli investigatori italiani che trovano numerose incongruenze, prima fra tutte il fatto che il ricercatore italiano sia stato torturato prima di essere ucciso.

La famiglia Regeni ha commentato con una nota:

“Siamo feriti e amareggiati dall'ennesimo tentativo di depistaggio da parte delle autorità egiziane sulla barbara uccisione di nostro figlio Giulio che, esattamente due mesi fa, veniva rapito al Cairo e poi fatto ritrovare cadavere dopo otto giorni di tortura. Siamo certi della fermezza con la quale saprà reagire il nostro Governo a questa oltraggiosa messa in scena che peraltro è costata la vita a cinque persone, così come sappiamo che le istituzioni, la nostra procura ed i singoli cittadini non ci lasceranno soli a chiedere ed esigere verità. Lo si deve non solo a Giulio ma alla dignità di questo Paese"

14.15 - Da Palazzo Chigi, si rende noto che l'Italia, dopo l'arresto dei cinque banditi, continua a seguire con il massimo impegno la vicenda Regeni. Il governo italiano ha ribadito che l'obiettivo è quello di fare in modo che le indagini in corso "facciano piena luce, senza ombre o aloni, sulla morte del giovane ricercatore italiano".

25 marzo 2016 - Arrivano nuove conferme sui legami tra la banda di criminali smantellata ieri al Cairo e la morte di Giulio Regeni, i cui documenti sarebbero stati rinvenuti in una sacca di pelle all’interno di un appartamento legato proprio a uno dei componenti della banda.

A confermarlo ci has pensato il Ministero dell’Interno egiziano, che ha pubblicato su Facebook le foto dei documenti rinvenuti: il passaporto, la tessera dell’università di Cambridge e la tessera dell’American University del Cairo di Giulio Regeni.

Come trapelato ieri, il Ministero ha confermato che le persone uccise sono cinque, in arrivo dal governatorato di Sharqiyya e da Shubra El-Khema. La banda si sarebbe specializzata nel rapimento di stranieri e sarebbe quindi responsabile dell’omicidio di Regeni.

Gli investigatori italiani che si trovano ancora in Egitto, lo scrive il quotidiano La Repubblica, avrebbero già espresso dei dubbi sulla veridicità di questa ricostruzione e attendono ulteriori indagini per avere un quadro più chiaro dell’accaduto.

صرح مسئول المركز الإعلامى الأمنى بوزارة الداخلية أنه فى ضوء تمكن الأجهزة الأمنية بمديرية أمن القاهرة صباح اليوم 24 الجار...

Posted by ‎الصفحة الرسمية لوزارة الداخلية‎ on Thursday, March 24, 2016

24 marzo - In uno scontro a fuoco, le forze di polizia hanno ucciso, a Il Cairo, una banda di criminali che stavano sequestrano stranieri per derubarli, mascherati da poliziotti, sequestravano stranieri per derubarli. Le fonti che hanno dato la notizia, tra cui il sito del quotidiano egiziano El Watan riferiscono che secondo una fonte della sicurezza questi criminali "sarebbero legati all'omicidio di Regeni". Le persone uccise sono cinque, ma si tratta di una ricostruzione da prendere davvero con le pinze.

16 marzo 2016 - Il presidente dell'Egitto, Abd al-Fattah al-Sisi, è intervenuto sul caso Regeni nel corso di un’intervista a La Repubblica:

Per prima cosa voglio dire agli italiani che questa morte è uno shock per l'Egitto come per l'Italia. Ciò che è accaduto è terribile e inaccettabile, non ci appartiene e sconvolge non solo il governo ma tutto il popolo egiziano . Questo è un fatto drammatico ma unico, migliaia di italiani hanno visitato, lavorato e vissuto in Egitto e a nessuno di loro è mai accaduto nulla, sono stati in sicurezza.

Il generale, parlando delle ipotesi relative all’uccisione di Giulio Regeni, ha spiegato ai giornalisti Mario Calabresi e Gianluca Di Feo:

Sulla morte di Regeni ci sono molti interrogativi che dobbiamo porci: il primo è sulla tempistica, in particolare sulla scoperta del corpo. Perché è accaduta durante la visita di una delegazione italiana di imprenditori con il ministro dello Sviluppo economico, che erano al Cairo per rafforzare la nostra collaborazione? Perché è accaduto mentre le relazioni tra noi hanno raggiunto un livello senza precedenti dal punto di vista economico e politico? Un'altra domanda inevitabile è capire chi ha interesse a boicottare o bloccare l'ampia collaborazione tra Italia e Egitto sul fronte dell'energia e della sicurezza, in una fase di turbolenza in tutta la regione. Non bisogna dimenticare l'importanza di questa cooperazione che arriva in un momento di sofferenza per la nostra economia e dopo anni di debolezza.

Potete leggere l’intervista interale a questo indirizzo.

Giulio Regeni, si incontrano le autorità giudiziarie egiziane e italiane

14 marzo 2016 - Secondo quanto riferito all'ANSA dal procuratore di Giza Ahmed Nagui, che ha assistito all'incontro tra il procuratore generale egiziano Nabil Sadeq e il procuratore generale di Roma Giuseppe Pignatone, "tutte le piste restano aperte" e l'incontro tra le due autorità giudiziarie sarebbe stato "molto positivo". Tutti gli attori vertono a trovare "i veri responsabili" dell'omicidio del ricercatore italiano.

Nonostante il massimo riserbo da parte delle autorità due diverse fonti avrebbero confermato ad Agenzia Nova che la Procura generale egiziana non possiede il fascicolo delle indagini ma unicamente un rapporto inviato due settimane fa dalla Procura di Giza che semplicemente riassume per sommi capi gli elementi di prova raccolti finora.

15:30 - Secondo il sito Youm7 esisterebbe un video che ritrarrebbe Giulio Regeni litigare con un giovane dietro l’edificio del Consolato italiano al Cairo il giorno prima della sua scomparsa. Il sito, che cita fonti della sicurezza egiziana, spiega che i due sarebbero stati inquadrati da una telecamera e ora sono in corso le indagini per rintracciare il ragazzo con cui litigava il ricercatore italiano.

12 marzo - Un sospetto inquietante arriva dalle parole, rilasciate a Repubblica, da Hoda Kamel, dell'Egyptian Center for Economic and social rights, che stava aiutando Giulio Regeni nelle sue ricerche sui sindacati. "Sicuramente il capo del sindacato degli ambulanti potrebbe essere un "agente" della Polizia", spiega Kamel. Che in un'altra risposta circostanzia meglio il suo sospetto:

"Penso che i responsabili di questa vicenda siano negli apparati di sicurezza dello Stato e che se anche questo venisse alla fine ammesso, in ogni caso non si riuscirà a dargli un nome. Primo perché potrebbe trattarsi di qualche grosso papavero. Secondo, perché questo equivarrebbe ad ammettere che l'Egitto ha un governo criminale e questo non sarebbe tollerabile da Al Sisi, che vuole dare l'impressione di essere nel pieno controllo del sistema".

Il timore, quindi, è che il sindacato con cui Giulio Regeni stava collaborando fosse infiltrato ai massimi livelli dai servizi segreti egiziani, che in questo modo potrebbero averlo "attenzionato", dando poi il via alle conseguenze che hanno portato alla tragica morte del ricercatore.

11 marzo - Dopo l'annuncio di ieri della collaborazione di Pignatone con le autorità egiziane, ha preso la parola Andrea Orlando. Per il ministro della Giustizia, la presenza del procuratore in Egitto "è il segno di una volontà delle autorità giudiziarie italiane di andare fino infondo alla vicenda".

Orlando ha rimarcato che Pignatone ha il pieno sostegno del dicastero da lui presieduto e che la sua missione non lascia dubbi sul fatto che si chiede all'Egitto "una pronta, effettiva e trasparente cooperazione".

Giulio Regeni, l'Egitto chiede la collaborazione della polizia italiana


10 marzo - Dopo settimane di polemiche e tensioni, sembra che finalmente l'Egitto si sia arreso alla necessità di coinvolgere anche le nostre forze dell'ordine nelle indagini sulla morte di Giulio Regeni. La procura di Roma ha infatti ricevuto il documento ufficiale in cui apre alla collaborazione tra la polizia egiziana e quella italiana.

I nostri inquirenti sono stati invitati al Cairo per essere messi al corrente degli ultimi sviluppi delle indagini sulla morte del ricercatore italiano "nonché al fine di individuare ulteriori modalità di collaborazione tra le due autorità giudiziarie nell'interesse dei rispettivi Paesi", come si legge nella nota.

9 marzo 2016 - Con un lungo articolo ben documentato il quotidiano Repubblica oggi fa il punto sulle indagini attorno alla tragica morte di Giulio Regeni, rivelando scenari temuti ma sin qui incerti e che riguardano presunti depistaggi delle indagini da parte degli egiziani.

Secondo l'inchiesta di Bonini e Foschini infatti il depistaggio sul movente dei torturatori e assassini del ricercatore italiano "è cominciato non appena il cadavere è stato ritrovato". Già la mattina del 3 febbraio infatti, prima che il ritrovamento del corpo fosse comunicato alle autorità italiane e poi alla famiglia Regeni, la Polizia egiziana si era attivata per cercare di confondere le acque: alcune persone forse vicine al ricercatore sarebbero state interrogate in gran segreto nel commissariato di Dokki proprio quella mattina e a loro gli inquirenti avrebbero rivolto domande decisamente oppressive e atte a scoprire i gusti sessuali, le abitudini e qualche ombra nella vita del giovane italiano.

Secondo Repubblica la polizia del Cairo conosceva Giulio Regeni e in passato lo aveva anche già cercato, a casa sua. Un amico di Regeni, italiano, anonimo per tutelarne la sicurezza, dice a Repubblica che "Seppi quella sera della morte di Giulio. Me lo comunicarono nella sala d'attesa del commissariato. Mi avevano convocato "per farmi alcune domande". Mi interrogarono in sei, forse sette. Non c'erano magistrati. Cominciarono a chiedermi di Giulio, dei suoi studi, delle sue relazioni al di fuori della ragazza con cui stava, se facesse uso di sostanze stupefacenti".

Il racconto diventa interessante quando la fonte di Repubblica racconta l'attività di Regeni, ad esempio la partecipazione, per via dei suoi studi accademici, a un'assemblea sindacale l'11 dicembre: Eravamo insieme in una sala con un centinaio di persone. "L'assemblea era stata convocata da una Ong che si occupa di diritti dei lavoratori per riunire il fronte dei sindacati indipendenti: in discussione c'era la legge sul pubblico im- piego e c'era da affrontare il nodo delle libertà sindacali. Non si trattava di una riunione particolarmente a rischio. Anzi. La notizia era circolata anche sulla stampa nei giorni precedenti, ed erano presenti anche diversi giornalisti. Giulio cercava materiale per la sua ricerca. Furono registrati tutti gli interventi e al termine fu lui a fare interviste singole. Una cosa però ci inquietò. [...] Giulio si accorse che durante la riunione era stato fotografato da una ragazza egiziana, con un telefonino. Pochi scatti. Strano. Ne parlammo a lungo. Una delle possibilità è che fossero presenti informatori delle forze di sicurezza". Inoltre pesanti incongruenze ci sarebbero sui referti medici prodotto dagli egiziani, gravemente omissivi: secondo il quotidiano rispetto a quanto accerterà successivamente l'esame effettuato in Italia dal professor Vittorio Fineschi, i medici del Cairo non refertano molte delle lesioni inflitte al ragazzo (a cominciare da una decina di fratture), indicano come avvenute in un'unica soluzione le sevizie e come causa della morte un colpo al cranio che avrebbe provocato un edema cerebrale letale. Non una di queste conclusioni collima con il referto italiano.

8 marzo 2016 - É il quotidiano La Repubblica, oggi, a dare qualche aggiornamento sul caso di Giulio Regeni, pubblicando un’intervista al procuratore aggiunto di Giza, Hassam Nassar, che si sta occupando delle indagini. Il magistrato parte spiegando che al momento le certezze sono tre:

Il referto autoptico dei nostri medici certifica che Giulio è morto non più tardi delle 24 ore precedenti il ritrovamento del suo corpo, la mattina del 3 febbraio. Quindi è morto in un lasso compreso il 2 e il 3. Gli stessi medici ci dicono che le violenze che ha subito sono state inflitte tutte in un’unica soluzione tra le 10 e le 14 ore precedenti alla sua morte. […] Giulio Regeni alle 19,38 della sera del 25 gennaio, giorno della sua scomparsa, era all’interno della stazione della metropolitana di El Behoos.

Nassar ha precisato che tutte le immagini di quell’area, che potrebbero aver ripreso Regeni, si sono autocancellate a distanza di tempo e non possono essere recuperate e ha sottolineato anche che, allo stato attuale delle indagini, “non esistevano ragioni di nessun tipo che facciano pensare che Giulio avesse problemi di alcun genere con le persone che conosceva e aveva incontrato qui in Egitto”.

A proposito delle lesioni sul corpo del giovane italiano, il pubblico ministero dice:

Sulle unghie e alle lesioni alle orecchie si è creato un equivoco: sono stati i medici legali egiziani ad asportare le une e le altre per poter effettuare esami accurati. Nel caso delle unghie si voleva verificare se contenessero tracce che potevano far risalire o dimostrare una colluttazione.

La breve intervista, che vi invitiamo a leggere integralmente a questo indirizzo, si conclude con un punto fermo e un chiaro messaggio agli inquirenti ai magistrati italiani:

L’inchiesta la conduco io. E la polizia egiziana. Con la magistratura italiana scambiamo informazioni.

7 marzo 2016 - La Procura di Roma reitera la rogatoria alle autorità egiziane: sarebbero fino ad ora arrivati pochi atti, come informa l'agenzia Ansa.

3 marzo 2016 - Il ministro degli esteri Paolo Gentiloni, intervenendo ieri al Council on Foreign Relations di New York, è tornato sul caso del ricercatore italiano ucciso in Egitto ribadendo la richiesta italiana al governo egiziano di "collaborare" per far emergere la verità.

L'Ambasciata italiana al Cairo ha ricevuto ieri pomeriggio una nota verbale con la quale il Ministero degli Esteri egiziano ha trasmesso alcuni dei materiali investigativi richiesti nelle scorse settimane dal governo italiano attraverso canali diplomatici. Secondo quanto reso noto dalla Farnesina i primi documenti ottenuti dalle autorità egiziane sono "in particolare informazioni relative a interrogatori di testimoni da parte delle autorità egiziane, al traffico telefonico del cellulare di Giulio Regeni e a una parziale sintesi degli elementi emersi dall'autopsia".

Secondo l'Ansa, che cita una fonte di alto rango della presidenza egiziana, le autorità del Cairo sarebbero convinte che dietro la tortura a morte di Giulio Regeni vi siano terroristi islamici: "Il terrorismo in Egitto non è finito e cerca di danneggiare i rapporti tra l'Egitto stesso e altri paesi come è stato nel caso del cittadino italiano Giulio Regeni".

1° marzo 2016 - Secondo l’agenzia di stampa Reuters che cita due fonti della Procura egiziana che a loro volta citano il parere del direttore del dipartimento di medicina legale del Cairo e autore dell’autopsia, Hisham Abdel Hamid, Giulio Regeni sarebbe stato interrogato per sette giorni per ottenere informazioni.

Le ferite ritrovate sul corpo del giovane fornirebbero la prova inequivocabile di torture inflitte a intervalli di 10-14 ore nel periodo di detenzione precedente alla morte del ragazzo.

Le associazioni umanitarie sottolineano come le bruciature provocate dalle sigarette siano una costante delle torture inflitte dai servizi segreti egiziani, una specie di marchio distintivo del loro modus operandi.

Ferite e fratture si sarebbero verificate in tempi diversi, in un intervallo di tempo di 5-7 giorni.

Secondo i periti forensi e i funzionari della procura Regeni sarebbe stato ucciso “da un colpo con un oggetto appuntito alla parte posteriore della testa”.

Il Ministero della Giustizia egiziano ha smentito le rivelazioni della Reuters definendole “destituite di qualsiasi fondamento” e il Governo sta facendo pressione sulla stampa egiziana affinché non pubblichi queste notizie.

Giulio Regeni aveva fatto 20 telefonate prima di sparire


27 febbraio 2016 - La notizia del giorno sul caso di Giulio Regeni è che il ricercatore, prima di sparire la sera del 25 gennaio, avrebbe effettuato 20 chiamate telefoniche secondo quanto riportato dal quotidiano egiziano Akhbar Al Youm sostenendo di aver avuto queste informazioni da una fonte della sicurezza. Il giornale dice anche che i servizi di sicurezza hanno quasi concluso l’interrogatorio di tutte le persone che Regeni aveva chiamato quella sera e dei suoi amici. Intanto la Procura di Roma ha esaminato il computer portatile del ricercatore e da esso non emergono rapporti con i servizi segreti dell’Italia o di altri Paesi. Il pm Sergio Colaiocco ha chiesto a Facebook e Google collaborazione per ricostruire gli spostamenti che il giovane ha fatto quella sera e che si potrebbero ricostruire attraverso la geocalizzazione.

Giulio Regeni torturato da professionisti


26 febbraio 2015 - Il giorno dopo il commosso sit-in organizzato dalle associazioni Antigone e Amnesty International per i diritti umani, cui hanno partecipato tantissime persone e lo scrittore Erri De Luca, il quotidiano Repubblica ha snocciolato alcune indiscrezioni dalle indagini aperte dalla Procura di Roma per accertare i fatti che hanno portato alla morte di Giulio Regeni.

Il ricercatore italiano sarebbe stato ucciso da professionisti della tortura, persone esperte nell'infliggere atrocità ad altre persone, addestrate per farlo. Le indiscrezioni di Repubblica restano tali, manca ancora una presa di posizione ufficiale da parte degli inquirenti italiani, ma secondo quanto ricostruito il movente dell'omicidio del ventottenne friulano, come già emerso più volte già dalle ore successive il ritrovamento del corpo, sarebbe da ricercare nell'ambito della sua attività di studio in Egitto.

La prossima settimana è atteso in procura l'esito completo dell'autopsia effettuata dal professor Vittorio Fineschi.

20.50 - Anche la famiglia di Giulio Regeni, dopo la nuova ipotesi investigativa fornita dall’Egitto, è tornata a ribadire la propria richiesta di verità da parte delle autorità locali. E lo ha fatto attraverso i propri legali:

Ribadiamo con forza, insieme al ministro Gentiloni, di non volerci accontentare di verità di comodo e di non accettare nessun tentativo di infangare la memoria di Giulio. Reagiremo ai tentativi di depistaggio con tutti i mezzi.

18.40 - Poche ore dopo le parole del Ministro dell'Interno egiziano, anche il nostro ministro degli Esteri Paolo Gentiloni è nuovamente intervenuto sul caso Regeni e lo ha fatto rispondendo al question time di Sinistra Italiana alla Camera:

Gli agenti italiani impegnati al Cairo devono avere accesso a tutti i documenti sonori e filmati, ai referti medici e a tutti gli atti del processo nelle mani della procura di Giza. Il governo trasmetterà richieste specifiche su questo attraverso i canali diplomatici. Lo dobbiamo alla famiglia di Regeni e alla dignità del nostro Paese.

24 Febbraio 2016 - Il Ministro dell'Interno egiziano ha diffuso una nota con la quale ha fatto il punto sull'indagine legata all'omicidio di Giulio Regeni. Stando al Ministro, "in base alle informazioni disponibili, tutte le possibilità sono aperte, tra cui il movente criminale o la volontà di vendetta per ragioni personali". L'indagine è dunque ancora in alto mare e il Ministro ha puntato il dito contro i media che stanno diffondendo notizie, o presunte tali, sull'indagine: "c'è qualcuno che insiste nell'anticipare i risultati dell'inchiesta e nel diffondere dicerie, che poi vengono riprese dai quotidiani stranieri, senza alcun indizio materiale... si diffondono notizie errate che ingannano l'opinione pubblica, in una corsa allo scoop senza alcun sostegno a livello di informazioni".

Il Ministro ha poi spiegato che è stato creato un team apposito, che si sta dedicando all'indagine collaborando con la delegazione italiana che si trova in Egitto dal 5 febbraio per seguire gli sviluppi: "Gli apparati di sicurezza egiziani hanno creato un team d'indagine per studiare il caso e rivelarne i retroscena attraverso un piano integrato che ha tra i suoi cardini principali un attento esame della vittima e dei suoi contatti. Le indagini hanno confermato la ramificazione degli ambienti con cui Regeni era in contatto e i suoi numerosi rapporti, nonostante il ristretto lasso di tempo in cui ha soggiornato nel Paese, ovvero non più di 6 mesi. Il team ha individuato alcuni dei contatti di Regeni e ha convocato delle persone provenienti da quei circoli, sia egiziani che stranieri, con i quali ha parlato in dettaglio dei loro rapporti con la vittima".

Giulio Regeni, ultime notizie. Ministro degli Interni egiziano: "Scoprire i colpevoli è nostra priorità"

22 febbraio 2016 - Mentre la stampa egiziana continua a fornire notizie confuse sulla morte di Giulio Regeni, che fanno pensare al depistaggio, oggi è intervenuto sul caso il ministro degli Interni Magdi Abdel Ghaffar. Ecco cosa ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa, a cui ha partecipato anche il premier Sherif Ismail:"La ricerca dei criminali e dei responsabili dell'uccisione di Giulio Regeni è in cima alle nostre priorità, ai nostri sforzi e trattiamo questo argomento con estrema importanza, considerati anche i nostri rapporti con l'Italia e il governo italiano".

Ghaffar ha assicurato che gli inquirenti egiziani sono al lavoro e che "informano una squadra d'azione della polizia italiana di tutti gli sforzi che si stanno facendo senza interruzione per arrestare i responsabili". E ci ha tenuto ad aggiungere che "il 90 per cento dei sottufficiali è composto da persone oneste".

Con queste parole il governo egiziano cerca di placare la mobilitazione del governo e della società civile italiana, che chiede la verità sul decesso del ricercatore italiano. Intanto, si procede molto lentamente con le indagini.

Giulio Regeni, ultime notizie. La stampa egiziana: "Ucciso dalla Fratellanza"


Giovedì 18 febbraio - Secondo quanto riporta il portale egiziano Youm7, citato dall'AdnKronos, la procura egiziana si starebbe avvicinando all'identificazione del killer del giovane ricercatore friulano Giulio Regeni, torturato e ucciso, e due testimoni sarebbero stati sentiti dalla procura, in presenza anche degli investigatori italiani presenti sul posto.

Secondo quanto riporta invece il quotidiano LaStampa, sempre citando Youm7 sarebbe stato ucciso da agenti segreti sotto copertura, molto probabilmente appartenenti alla confraternita terrorista dei Fratelli Musulmani, per imbarazzare il governo egiziano.

Martedì 16 febbraio -Secondo il quotidiano La Stampa Giulio Regeni lavorò per un'agenzia di intelligence inglese, la Oxford Analytica, fondata da un ex funzionario Usa implicato nello scandalo Watergate. Secondo quanto affermato da Alessandra Rizzo, il giovane ricercatore avrebbe collaborato fra il settembre 2013 e il settembre 2014 alla redazione degli articoli del Daily Brief inviato dall'agenzia a clienti d'élite.

Lunedì 15 febbraio, ore 10:10 - I media egiziani, e in particolare l'agenzia ufficiale Mena, riferiscono in merito ad un comunicato stampa del Ministero dell'Interno egiziano nel quale si smentirebbero le informazioni diffuse nei giorni scorsi e relative al rapimento di Giulio Regeni da parte dei servizi di sicurezza egiziani.

"La fonte afferma che media occidentali avevano pubblicato informazioni completamente erronee circa le condizioni della scomparsa dell'italiano e aggiunge che una grande squadra di indagine è incaricata di svelare i moventi dell'omicidio dell'italiano e che questa squadra coopera pienamente con la controparte italiana", viene aggiunto nel testo che conclude: "i risultati delle ricerche e delle indagini su questo caso saranno annunciati quando porteranno a risultati utili".

Secondo quanto riferisce questa mattina l'agenzia Ansa gli investigatori italiani inviati da Roma al Cairo faticano a raccogliere elementi sulla fine del ricercatore friulano: ciò potrebbe dipendere anche dalle metodologie di indagine utilizzate dagli inquirenti egiziani, molto diverse da quelle italiane. Secondo il Corriere e Repubblica il giovane ricercatore italiano sarebbe stato tradito da alcuni report universitari finiti nelle mani dei servizi segreti egiziani.

Aggiornamento ore 19.20 -La magistratura egiziana sta visionando le registrazioni dei sistemi di videosorveglianza presenti nei negozi e negli appartamenti della zona dove Giulio Regeni è scomparso. Secondo quanto affermato dagli apparati di sicurezza, prima della scomparsa Giulio Regeni si trovava in via Sudan. Fonti giudiziarie del Cairo segnalano che l’ultima chiamata del giovane sarebbe durata 20 minuti e avrebbe avuto come destinatario il suo amico Gennaro Gervasio.

Domenica 14 febbraio - Continuano ad emergere nuovi sviluppi attorno alle indagini per la morte di Giulio Regeni. Il legale della famiglia afferma che "viene pubblicato di tutto" sottolineando la difficoltà di verifica delle informazioni provenienti dall'Egitto.

Nel frattempo il M5s è insorto dopo la pubblicazione delle notizie del NYT: il portavoce Manlio Di Stefano ha chiesto un Commissione d'inchiesta Onu per accertare fatti e responsabili, intimando al governo di interrompere immediatamente ogni relazione diplomatica con l'Egitto. Mentre Alessandro Di Battista ha definito "vergognoso che notizie su Regeni ci arrivino da media stranieri. Italia da zerbino europeo a tappeto arabo", ha twittato. Al Cairo intanto il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukry ha sottolineato che nei colloqui con Roma "non viene sollevata una simile illazione o accusa", ovvero il coinvolgimento di forze di sicurezza egiziane nella morte di Regeni.

Sabato 13 febbraio 2016 - Secondo quanto riportato dal New York Times tre funzionari della sicurezza egiziana coinvolti nelle indagini sulla morte di Giulio Regeni affermano che il ragazzo sarebbe stato preso da alcuni agenti il 25 gennaio scorso e avrebbe reagito "bruscamente" comportandosi "come un duro". I tre intervistati (sentiti separatamente) sostengono che Regeni era sospettato di avere contatti con persone vicine ai Fratelli Musulmani e al movimento 6 Aprile, che sono considerati nemici dello Stato egiziano. In base ai contatti che aveva sul telefono Giulio Regeni era sospettato di essere una spia secondo quanto riferito dalle tre fonti del New York Times.

I funerali di Giulio Regeni


Venerdì 12 febbraio 2016 - Oggi a Fiumicello, paesino in provincia di Udine, sono stati celebrati i funerali di Giulio Regeni. Il funerale è stato celebrato all'interno di una palestra per consentire al maggior numero di persone di prendere parte alla cerimonia, ma per espressa volontà della famiglia non sono state fatte entrare telecamere o macchine fotografiche per tutelare la loro privacy in un momento così delicato. Non c'erano neanche i gonfaloni del Comune o della Regione; Sindaco e Presidente hanno partecipato senza indossare fasce tricolori. Tutti i partecipanti l'hanno dunque fatto a titolo personale.

Per stringersi attorno alla famiglia sono arrivati a Fiumicello anche tanti giovani amici e colleghi di Giulio Regeni, molti anche dall'estero. Per questo motivo la messa è stata celebrata anche in inglese dal parroco del paese e dal frate copto che ha benedetto il corpo di Regeni in Egitto. Il parroco, Don Luigi, ha descritto Giulio come una "persona speciale con gioia ed entusiasmo di vivere, con la voglia di conoscere le cose fino in fondo. E così deve essere per tutti i ragazzi un esempio di vita". Sul cancello del battistero di Fiumicello è stato appeso un cartello con una frase: "Non è giusto. Senza giustizia non si può costruire la pace".

Durante l'omelia il parroco ha fatto proprio riferimento a questo messaggio: "Noi siamo qui per volere pace e giustizia assieme. Giulio diceva ai suoi ragazzi di impegnarsi proprio per questi obiettivi di giustizia. Giulio è una persona speciale, con gioia ed entusiasmo di vivere, con la voglia di conoscere le cose fino in fondo". Paolo, un amico di Giulio, è salito sull'altare ed ha letto poche parole scritte dalla madre del ricercatore: "Grazie Giulio per avermi insegnato tante cose. Nel mio cuore resterà il tuo pensiero libero e fluente".

Giulio Regeni, ultime notizie. Colleghi: "Fu fotografato ad una riunione. Aveva paura"

19.00 - Tre ricercatori universitari, colleghi di Regeni, sono stati sentiti in procura. Al pm, Sergio Colaiocco, hanno riferito che Giulio fu fotografato da uno sconosciuto l'11 dicembre 2015, in occasione di un'assemblea di un sindacato indipendente egiziano. E che quanto accaduto lo aveva turbato.

Evidenziamo che una delle piste seguite dagli inquirenti è che il delitto possa essere connesso all'articolo scritto dal giovane, sotto pseudonimo, il 14 gennaio 2016 e pubblicato su Nena News. Ivi, riferiva anche dell'assemblea sindacale.

11 febbaraio - Continuano a trapelare notizie sulla morte di Giulio Regeni. A gettare ombre sulla vicenda è un testimone, che a Il Correre della Sera ha raccontato che alcuni uomini, forse poliziotti, erano stati nella casa dove il giovane abitava “due o tre giorni prima” della sua sua sparizione. Qualcuno dice anche il sequestro del ragazzo, risalente al 25 gennaio scorso, sarebbe avvenuto sotto la sua abitazione. Tutte queste voci sono ovviamente da confermare.

Inoltre, l'Huffington Post segnala una strana coincidenza, indicata da due fonti rimaste anonime: "il generale Alberto Manenti, direttore dell’Agenzia per la sicurezza esterna (Aise), si è trovato al Cairo faccia a faccia con i vertici dei servizi segreti egiziani". La visita di Manenti avrebbe avuto luogo a ridosso del ritrovamento del cadavere martoriato di Regeni.

Giulio Regeni, ultime notizie: secondo la polizia sarebbe stato ucciso in un appartamento

10 febbraio - Il quotidiano egiziano Al Masry cita fonti della polizia egiziana che sostengono che Giulio Regeni sia stato ucciso in un appartamento nel centro de Il Cairo. Il cadavere, quindi, sarebbe stato da lì spostato sulla strada poco frequentata che da Il Cairo va verso Alessandria. Dalla prefettura arrivano altre indiscrezioni, e cioè che il crimine potrebbe avere avuto lo scopo di rapina, ed essere poi degenerato nell'omicidio. Ricostruzione che, però, non convince e lascia aperti molti punti interrogativi.

9 febbraio, 17.00 - Il computer di Giulio Regeni è a disposizione delle autorità italiane. La famiglia del ragazzo ucciso ha consegnato agli inquirenti italiani il portatile che Regeni utilizzava in Egitto. Non c'è traccia invece del suo cellulare.

Manca il telefonino di Regeni ma c'è un'informazione sull'ultima telefonata fatta: "L'ultima persona con cui c'è stata una chiamata è un suo amico italiano, Gennaro Gervasio", ha detto all'Ansa il capo della Procura di Giza.

Giulio Regeni, ultime notizie: "Non è stato arrestato in Egitto"

18:55 - Il ministro dell’Interno egiziano Magdi Abdel Ghaffar ha affermato che Giulio Regeni non è mai stato imprigionato da alcuna autorità egiziana e ha aggiunto:

"Non è accaduto, sono voci, non possiamo nemmeno accettare un'allusione. Non è questa l'usanza dei nostri apparati di sicurezza noti per trasparenza e integrità. Non trattiamo assolutamente l'italiano come una spia ma come se fosse egiziano. È un atto criminale. Il corpo è stato scoperto per caso da un tassista"

Secondo il New York Times il caso Regeni potrebbe essere al centro di un incontro tra rappresentati diplomatici degli Stati Uniti e dell’Egitto. In questi giorni è prevista una visita del ministro degli Esteri egiziano Shoukry a Washington, dove vedrà Kerry, e una missione al Cairo dell'incaricata del Dipartimento di Stato Usa per i diritti umani.
Il New York Times scrive:

"Il caso Regeni è visto da molti come un altro segnale allarmante di abusi da parte della forze di sicurezza in un Paese dove detenzioni arbitrarie e torture stanno diventando abituali"

Intanto i genitori di Giulio Regeni al Pm Colaiocco, che sta indagando sulla morte del ragazzo per omicidio volontario, hanno detto che il loro figlio non aveva mai accennato a rischi imminenti per la propria incolumità, pur essendo consapevole del preoccupante clima politico che c’era al Cairo, soprattutto nei giorni dell’anniversario della rivoluzione di piazza Tahir. La versione dei genitori è stata confermata anche da alcuni amici del ragazzo.

Lunedì 8 febbraio 2016 - Dopo i risultati dell'autopsia, che hanno svelato che la morte di Giulio Regeni è stata causata da lesione alla vertebra cervicale, continuano le ipotesi sui fatti che hanno condotto all'uccisione del ragazzo italiano. L'inviato del Secolo XIX Francesco Grignetti spiega che il lavoro di Regeni sul sindacati indipendenti aveva toccato un nervo scoperto del regime.

Si stava dedicando al mondo dei taxisti e a quello dei venditori ambulanti. Ma se il primo ambito non ha connotazioni politiche, il secondo, per le particolari caratteristiche della società egiziana, è molto più delicato di quanto si possa pensare. Non soltanto perché gli ambulanti del Cairo sono moltissimi e arrabbiati con il governo che li ha scacciati dalla città vecchia, e quindi sono tenuti sotto controllo prima che diventino fonte di disordini, ma perché spesso il loro mestiere li trasforma in informatori della polizia.

È per questo che Regeni sarebbe diventata una persona "attenzionata" dalla polizia segreta e - sapendolo - utilizzava pseudonimi per firmare i suoi articoli.

Giulio Regeni: "morte causata da lesione alla vertebra cervicale".


Domenica 7 febbraio 2016
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17:20 - Dovrebbe arrivare già domani il nulla-osta della Procura di Roma per la restituzione della salma di Giulio Regeni alla famiglia, in vista della cerimonia funebre che si svolgerà la settimana prossima, in un giorno ancora da definire, a Fiumicello.

Si attendono, intanto, i risultati degli esami effettuati ieri in seguito all’autopsia, a cominciare dalla data del decesso. Per questo, fanno sapere gli inquirenti, sarà necessario qualche giorno.

Domenica 7 febbraio 2016 - Oggi dalle agenzie trapela qualche notizia in più sull'esame autoptico compiuto sulla salma di Giulio Regeni. Letale, per il ragazzo che studiava a Cambridge e scriveva per de Il Manifesto, è stata la lesione di una vertebra cervicale, provocata da un colpo violento sul collo e da una torsione della testa. Tutto ciò ha indotto la rottura del midollo spinale e una conseguente crisi respiratoria. Sul corpo sono state riscontrate anche numerose abrasioni e contusioni.

Intanto, un quotidiano egiziano filo-governativo, Al Ahram, riferisce che prima di scomparire il 25 gennaio scorso, Giulio avrebbe partecipato ad una festa di compleanno "in compagnia di un certo numero di amici". Tale ipotesi ne contraddice un'altra precedente, ovvero che Regeni sarebbe stato rapito a Il Cairo prima di raggiungere quella festa.

I due arresti del 5 febbraio si sono dimostrati un buco nell'acqua. Le autorità egiziane fanno sapere solo di aver interrogato due persone e di averle poi rilasciate. Tuttavia, non è da scartare l'ipotesi che gli egiziani avrebbero tentato di "offrire" due colpevoli per chiudere la vicenda e che il governo italiano abbia rifiutato una "forzatura" del genere.

Il procuratore di Giza, Ahmed Nagy, citato dai media di stato, fa sapere che si continua ad indagare sulle ultime telefonate di Regeni.

Giulio Regeni, l'autopsia: è morto per un colpo alla testa


Sabato 6 febbraio 2016

22:35 - Filtrano i primi dati sull'autopsia: Giulio Regeni è morto per un colpo ricevuto in testa. Le agenzie riportano che sono stati riscontrati sul corpo i segni di un violento pestaggio e numerose abrasioni e lesioni, tuttora oggetto di analisi così come il colpo al capo che ha provocato il decesso.

20:30 - È in corso al Policlinico di Roma l'autopsia al corpo di Giulio Regeni. Il ministro della giustizia Andrea Orlando a Fiumicino: "Vogliamo la verità, vogliamo che i responsabili siano assicurati alla giustizia".

L'ambasciatore italiano al Cairo Maurizio Massari ha rilasciato una dichiarazione dopo aver visto il corpo del ragazzo ucciso: "Vederlo per me è stato devastante presentava segni evidenti di percosse e torture. Ho notato ferite, ecchimosi e bruciature. Non c'è alcun dubbio che il ragazzo sia stato duramente picchiato e seviziato".

15:55 - La salma di Giulio Regeni è arrivata a Fiumicino, con un volo della Egypt Air, intorno alle 13:40. I genitori del giovane sono stati accolti dal ministro della Giustizia Andrea Orlando che si è trattenuto con loro per circa un'ora. La madre e il padre del giovane torneranno a casa a Fiumicello, mentre il corpo del 28enne resterà a Roma perché sarà trasferito all'Istituto di medicina legale dell'università La Sapienza.

13:15 - Secondo fonti mediche locali riportate dall’Agenzia Nova l’autopsia effettuata al Cairo sul corpo di Giulio Regeni ha confermato la presenza di segni di tortura. intanto il ministero degli Interni egiziano avrebbe smentito l’arresto di due persone sospettate dell’omicidio dello studente italiano.

11:18 - Il Ministro degli Affari Esteri Paolo Gentiloni, riferendo questa mattina dell’inchiesta sulla morte di Giulio Regeni, ha ammesso che la verità è ancora lontana e che le due persone arrestate ieri dalle autorità egiziane non hanno aggiunto nulla a quanto già noto:

A quanto risulta dalle cose che ho sentito sia dall'ambasciata sia dagli investigatori italiani che stanno cominciando a lavorare con le autorità egiziane, siamo lontani dal dire che questi arresti abbiano risolto o chiarito cosa sia successo. Credo che siamo lontani dalla verità. Credo che bisognerà lavorare, bisogna assolutamente che questo lavoro possa essere fatto insieme.

La salma del giovane ricercatore, intanto, è in viaggio per l’Italia.

Sabato 6 febbraio 2016 - A poche ore dall’arrivo in Egitto del team inviato dall’Italia, le autorità egiziane hanno fatto sapere che sarà necessario ancora qualche giorno per il completamento del rapporto medico-legale sulla salma di Giulio Regeni. Le prime indiscrezioni, trapelate sulla stampa egiziana, parlano però di “contusioni su tutto il corpo, un taglio all'orecchio” e di “tracce di sevizie, un'emorragia interna e una frattura del cranio che ha causato l'emorragia interna provocando la morte".

Il ministro Angelino Alfano, intanto, ha dichiarato:

Abbiamo un solo obiettivo: la verità. Stanno partendo squadre di investigatori italiani per collaborare con la polizia egiziana e sono convinto che al Sisi non si sottrarrà alla collaborazione e che i buoni rapporti con l'Egitto siano un fluidificante che aiutino nella ricerca della verità. Tutte le procedure saranno attivate perché la giustizia sia severa con i responsabili.

La salma di Giulio Regeni arriverà alle 13 di oggi all’aeroporto di Fiumicino e sarà subito trasferita all’istituto di medicina legale de La Sapienza di Roma, dove sarà sottoposta all’esame autoptico.

Giulio Regeni, due arresti per l'omicidio dello studente italiano


Venerdì 5 febbraio 2016
18:30 - Secondo quanto riferisce una fonte della sicurezza al Cairo all'agenzia Ansa due persone sono state arrestate in quanto sospettate dell'omicidio dello studente italiano Giulio Regeni.

L'aereo con la salma del giovane universitario arriverà domani all'aeroporto di Roma Fiumicino e il corpo sarà poi trasferito nell'istituto di medicina legale La Sapienza dove sarà eseguita l'autopsia, disposta dalla procura di Roma che indaga per omicidio volontario.

Venerdì 5 febbraio - Com'è morto Giulio Regeni, il 28enne studente di Cambridge? Quello che si sa finora è che il ragazzo è stato trovato lungo un'autostrada alla periferia de Il Cairo e che sul corpo sono stati trovati segni (armi da taglio, bruciature di sigarette e non solo) che fanno pensare alla tortura del ragazzo, che collaborava da Il Cairo con il manifesto e firmava sotto pseudonimo.

Le prime ricostruzioni della polizia parlano di un poco credibile incidente d'auto, ma è proprio il manifesto a lanciare dei sospetti molto precisi. Ovvero che il ragazzo sia finito nelle mire della polizia nel nuovo e duro corso del generale Al-Sisi, in occasione delle misure di sicurezza prese in occasione del quinto anniversario della rivolta di piazza Tahrir.

Giulio Regeni, la morte dello studente italiano


Giovedì 4 febbraio 2016
20:50 - L’ANSA, citando fonti di governo, annuncia che domani un team di sette uomini di Polizia, Carabinieri e Interpol raggiungerà la città de Il Cairo per collaborare con le autorità egiziane nelle indagini sulla morte di Giulio Regeni.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha rilasciato oggi un breve comunicato in cui ha auspicato una rapida soluzione del caso:

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, profondamente turbato dalla tragica morte del giovane studioso Giulio Regeni, avvenuta in Egitto, esprime il suo cordoglio e la sua vicinanza alla famiglia, così dolorosamente colpita. Il Presidente Mattarella auspica che, attraverso la piena collaborazione delle autorità egiziane, sia fatta rapidamente piena luce sulla preoccupante dinamica degli avvenimenti, consentendo di assicurare alla giustizia i responsabili di un crimine così efferato, che non può rimanere impunito.

Giovedì 4 febbraio 2016 - A margine di un incontro a Londra, in occasione della Conferenza dei donatori per la Siria, i ministri degli Esteri egiziano Sameh Shoukry e quello italiano Paolo Gentiloni, hanno deciso di cooperare per stabilire le cause della morte di Giulio Regeni. In particolare si dovrà fare luce sui possibili maltrattamenti subiti dallo studente.

A tale riguardo, il portavoce del ministero degli Esteri del Cairo, Ahmed Abu Zeid, citato dall'agenzia Mena, conferma che i due ministri "si sono accordati su una cooperazione totale tra i due Paesi per far luce sulle cause del decesso dello studente italiano Giulio Regeni al Cairo".

22:02 - Secondo quanto riporta Il Gazzettino il corpo di Giulio Regeni sarebbe stato trovato morto in un fosso alla periferia del Cairo. Le fonti sarebbero alcuni siti egiziani che riferiscono che il corpo potrebbe essere del giovane italiano scomparso, sul quale la trasmissione Chi l'ha visto? riferisce ci sarebbero alcuni segni di maltrattamenti.

Secondo quanto si apprende la famiglia Regeni è stata raggiunta in ambasciata dal ministro Federica Guidi, in visita al Cairo.

21:30 - La Farnesina ha emesso una nota nella quale parla di un "probabile tragico epilogo" nella vicenda del giovane Giulio Regeni:

Il Governo italiano ha appreso del probabile tragico epilogo della vicenda del nostro connazionale Giulio Regeni al Cairo. In attesa di conferme ufficiali da parte delle autorità egiziane, il Ministro degli Affari Esteri Paolo Gentiloni esprime il profondo cordoglio personale e del Governo ai familiari che si trovano al Cairo e che sono stati informati di questa notizia ancora priva di conferme ufficiali

Mercoledì 3 febbraio 2016, ore 20:53 - Continuano a non aversi notizie di Giulio Regeni, lo studente italiano scomparso al Cairo, dove si trovata per i suoi studi mediorientalisti.

Start of 168th hour and 8th night. #whereisgiulio #جوليو_فين

Pubblicato da Noura Wahby su Lunedì 1 febbraio 2016

Noura Wahby è un'amica del giovane italiano, si sono conosciuti a Cambridge due anni fa, e su Facebook ha pubblicato alcuni post sulla vicenda che vede misteriosamente coinvolto Giulio, che viene descritto come un giovane entusiasta e curioso. La ragazza ha pubblicato numerosi tweet, sin dal giorno della scomparsa del ragazzo e chiedendosi dove fosse, sia in arabo che in inglese.

Lunedì 1 febbraio 2016, ore 13:49 - Continuano a non esserci novità su dove sia finito Giulio Regeni, scomparso oramai una settimana fa al centro del Cairo. Ci sono tuttavia alcune novità circa il giovane italiano: originario di Fiumicello in provincia di Udine, un comune della Bassa friulana, Regeni è appassionato di studi sul Medio Oriente, nel 2012 e nel 2013 ha vinto due premi al concorso internazionale "Europa e giovani" promosso dall'Istituto regionale per gli studi europei.
Era al Cairo da settembre per sviluppare una tesi, è studente a Cambridge, sull'economia egiziana.

Le tracce del giovane italiano si sono perse a El Dokki, un centrale quartiere di Giza, città sulla sponda ovest del Nilo che fa parte dell'area metropolitana del Cairo: Regeni aveva un appuntamento poco dopo cui non si sarebbe presentato.

La famiglia Regeni è volata al Cairo, dove si trova in questo momento per seguire direttamente le attività di ricerca delle autorità egiziane. Sono molto conosciuti nel paese friulano, la madre di Giulio Regeni si era candidata alle ultime elezioni comunali del 2014 a sostegno del primo cittadino, Ennio Scridel, mentre la sorella ha ottenuto successi nel pattinaggio, partecipando agli ultimi campionati mondiali.

Quel giorno al Cairo erano in corso alcune manifestazioni di protesta contro il governo del generale dell'esercito di al-Sisi e per ricordare il quinto anniversario della primavera egiziana, che depose l'allora corrotto presidente Mubarak avviando il paese verso nuove elezioni, vinte poi dai Fratelli Musulmani di Mohamed Morsi, poi destituito dai militari: dalle istituzioni egiziane trapela però la notizia che Regeni non sia tra gli arrestati, nè risulta sia stato coinvolto nei tafferugli che una settimana fa hanno contraddistinto tutte le principali città dell’Egitto.

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Domenica 31 gennaio 2016, ore 18:30 - Secondo quanto si apprende Giulio Regeni, uno studente italiano di 28 anni che si trova a Il Cairo, in Egitto, sarebbe sparito "misteriosamente" la sera del 25 gennaio nel centro della città: secondo quanto riferisce l'Ansa l'Ambasciata italiana e la Farnesina stanno seguendo "con la massima attenzione e preoccupazione" la vicenda.

Secondo quanto riporta una nota del ministro degli affari esteri Paolo Gentiloni lo stesso "ha avuto un colloquio telefonico con il suo omologo egiziano Sameh Shoukry al quale ha richiesto con decisione il massimo impegno per rintracciare il connazionale e per fornire ogni possibile informazione sulla sue condizioni".

Ambasciata e Farnesina sono anche in stretto contatto con i genitori di Regeni, oltre che in stretto contatto con le autorità egiziane per chiarire la dinamica di quanto accaduto e seguire le indagini.

(in aggiornamento)

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