Panama Papers, blitz delle autorità di El Salvador negli uffici di Mossack Fonseca

Sabato 9 aprile 2016, ore 10:55 - Le autorità di El Salvador hanno fatto un blitz presso gli uffici dello studio legale Mossack Fonseca e hanno sequestrato documenti e apparecchiature informatiche. A supervisionare l’operazione c’è il procuratore generale di El Salvador, Douglas Melendez. Secondo quanto riportato da alcune fonti locali, lo studio legale, che è al centro dello scandalo internazionale battezzato dalla stampa Panama Papers, stava per trasferirsi.

Argentina, Mauricio Macri: "Niente da nascondere"


Venerdì 8 aprile 2016, ore 10.30

- Dopo David Cameron, anche un altro dei nomi illustri emersi dal caso Panama Papers ha rotto il silenzio. Mauricio Macri, presidente dell’Argentina, ha affrontato la questione intervenendo in diretta televisiva per spiegare di non avere nulla da nascondere:

So che alcune persone sono preoccupate dalle accuse emerse nei confronti dai Panama Papers. Voglio ribadire che io sono molto tranquillo, ho rispettato la legge, ho detto la verità e non ho nulla da nascondere.

Secondo quanto emerso dai documenti, Macri sarebbe stato amministratore e vicepresidente di un’azienda delle Bahamas gestita proprio da Mossack Fonseca tra il 1998 e il 2009, anche nel periodo in cui il politico era sindaco di Buenos Aires.

Macri, da ieri sotto inchiesta da parte delle autorità argentine, ha confermato il ruolo emerso dai documenti, ma ha precisato di non aver mai posseduto azioni né di aver mai ricevuto alcun compenso per esser stato amministratore di quell’azienda.

Intanto il quotidiano L’Espresso continua a rilasciare informazioni col contagocce e oggi, come sbandierato ieri ai quattro venti, ha pubblicato l’elenco di 100 degli 800 nomi italiani emersi dai Panama Papers. Si tratta di un elenco secco di nomi che poco o nulla aggiungono a ciò che sappiamo già in questa vicenda e che nulla rivelano sulle attività o presunte tali in cui queste persone sarebbero o sarebbero state coinvolte.

Panama Papers, David Cameron ammette di aver posseduto quote della società offshore del padre


Giovedì 7 aprile 2016

- Il primo ministro inglese David Cameron ha rotto il silenzio sul caso Panama Papers, confermando in TV quando emerso dai documenti analizzati in questi mesi dall’International Consortium of Investigative Journalists. Cameron, parlando a ITV News, ha precisato:

Non ho nulla da nascondere. Sono orgoglioso di mio padre e di quello che ha fatto e dell’azienda che ha fondato. Non posso sopportare di vedere il suo nome infangato.

Nello specifico il Premier ha confermato di aver posseduto insieme a sua moglie circa 5 mila quote della società offshore Blairmore Holdings fondata negli anni ’80 dal padre Ian Cameron, deceduto nel 2010, ma di aver venduto tutto per 30 mila sterline nel gennaio 2010, pochi mesi prima di diventare Primo ministro del Regno Unito.

Questa ammissione, lo scrivono i quotidiani britannici, non dovrebbe di certo bastare a togliere David Cameron dalla lente degli accertamenti e sono in tanti a chiedere le sue dimissioni. Il Primo Ministro, intanto, ha anticipato che pubblicherà quanto prima le sue dichiarazioni dei redditi, così che potranno essere fatte pubblicamente le verifiche del caso.

Panama Papers, coinvolta anche Marine Le Pen. Dimesso il premier islandese Gunnlaugsson

ore 18.03 - Il primo ministro islandese Sigmundur Gunnlaugsson ha chiesto al presidente Ólafur Ragnar Grímsson di sciogliere il parlamento in seguito alle accuse di cui è oggetto, quelle di avere nascosto milioni di dollari di investimenti in una società offshore.

Dopo la pubblicazione dei Panama Papers, ieri, lunedì 4 aprile, una grande manifestazione si era tenuta davanti al Parlamento islandese per protestare contro il premier dopo che alcuni documenti avevano dimostrato che lui e sua moglie erano proprietari della società off shore Wintris.

Oggi Gunnlaugsson si è dimesso e ha messo la sua richiesta di scioglimento del parlamento nelle mani del presidente Grímsson dopo che l’opposizione aveva proposto una mozione di sfiducia.

Possibili legami con la Lista Falciani


ore 16.05 -

Secondo quanto riferito da Il Sole 24 Ore potrebbe esservi un legame fra i Panama Papers e la Lista Falciani, l’elenco di clienti della Hsbc sul quale il procuratore aggiunto Alberto Perduca e i sostituti Marco Gianoglio e Vito Sandro Destito stanno indagando sull’ipotesi di riciclaggio.

Al centro delle indagini vi sono 12 consulenti della Hsbc che si recavano in 29 diverse città italiane per incontrare i clienti che depositavano le loro somme in Svizzera, presso la Hsbc Private Bank. Nei report redatti dai consulenti dopo gli incontri con gli investitori è emerso come i gestori proponessero alla loro clientela l’apertura di società-scudo nei paradisi fiscali come Panama. E, secondo Angelo Mincuzzi de Il Sole 24 Ore, il punto di riferimento per questo tipo di attività a Panama era proprio la Mossack Fonseca.

Martedì 5 aprile 2016, ore 10.45 - Continuano ad uscire nomi di politici e società coinvolti nello scandalo dei Panama Papers. I potenti del mondo rettificano, provano a censurare, ma l'effetto dei documenti usciti dallo studio legale Mossack Fonseca rimane devastante.

Oggi Credit Suisse e HSBC, tra le banche finite sotto la lente dei giornalisti, rigettano l'ipotesi di aver impiegato strutture offshore per dare una mano ai clienti ad aggirare le tasse. A tale riguardo, il ceo di Credit Suisse, Tidjane Thiam, ha detto: "come compagnia, come banca, incoraggiamo soltanto l'uso di strutture quando c'è un legittimo scopo economico [...] non tolleriamo strutture per l'evasione fiscale". Successviamente ha evidenziato che i documenti emersi sono precedenti a una riforma del modello economico dell'istituto.

Sulla stessa lunghezza d'onda il portavoce di Hsbc di Hong Kong: "le accuse sono storiche, in alcuni casi risalgono a 20 anni fa, prima delle nostre significative e ben note riforme applicate negli ultimi anni".

La Cina, intanto, ha censurato direttamente la diffusione dei Panama Papers, che si soffermano anche su alcune società offshore correlate alle famiglie del presidente cinese Xi Jinping e ad altri esponenti politici del Sol Levante.

Segnaliamo che digitando la parola "Panama" sui motori di ricerca cinesi, molti link risultano essere disabilitati oppure si aprono soltanto su articoli inerenti a personaggi sportivi.

Infine, il quotidiano francese, Le Monde, afferma che stretti collaboratori di Marine Le Pen sono accusati di aver creato "un sistema offshore sofisticato". Anche Jean-Marie Le Pen è coinvolto. L'ex leader del Front National avrebbe dissimulato parte del noto "tesoro" del partito attraverso la società offshore Balerton Marketing Limited, creata nei Caraibi nel 2000.

Panama Papers, ecco come i potenti del mondo hanno nascosto miliardi nei paradisi fiscali


Domenica 3 aprile 2016Undici milioni e mezzo di file segreti

su oltre 200mila società offshore. É questo il contenuto di quella che è già stata definita “la più grande fuga di notizie nella storia della finanza”, frutto di un’inchiesta giornalistica avviata oltre un anno fa, quando la colossale mole di documenti dello studio legale Mossack Fonseca, con sede principale a Panama, è stata recapitata anonimamente alla sede del quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung.

La redazione ha subito condiviso quei documenti con l’International Consortium of Investigative Journalists, network di oltre 180 giornalisti in arrivo da 65 Paesi del Mondo e l’inchiesta denominata Panama Papers è partita.

Questi documenti segreti, 11,5 milioni di file analizzati nel corso dell’ultimo anno, illustrano come Mossack Fonseca abbia aiutato i propri clienti a riciclare denaro, evitare sanzioni ed evadere le tasse negli ultimi 40 anni. E tra questi clienti ci sarebbero oltre 70 tra capi di stato ed ex capi di Stato, come conferma L’Espresso, che ha preso parte all’indagine in esclusiva per l’Italia:

Nei documenti compaiono società offshore che riconducono alla cerchia degli uomini più vicini al presidente russo Vladimir Putin. C'è il presidente ucraino Petro Poroshenko e pure il padre, deceduto nel 2010, del primo ministro britannico David Cameron, che in patria si è lanciato in una campagna politica contro l'evasione. […] tra i leader politici internazionali, la famiglia del presidente dell'Azerbaigian, Ilham Aliyev, ha usato fondazioni e società di Panama per nascondere partecipazioni azionarie in alcune miniere d'oro e anche proprietà immobiliari a Londra. I figli del primo ministro del Pakistan, Nawaz Sharif, hanno invece comprato palazzi nella capitale britannica, intestati a offshore create da Mossack Fonseca.

E, ancora:

I numeri parlano da soli. Oltre 200 mila società, fondazioni, trust con sede in 21 paradisi fiscali sparsi per il mondo, dai Caraibi ai mini Stati del Pacifico, da Cipro fino al deserto del Nevada, negli Stati Uniti. E poi decine di migliaia di clienti, cittadini di 200 Paesi diversi, tra cui politici, uomini di spettacolo, imprenditori, sportivi. [...] Offrono un resoconto inedito sulla gestione di grandi flussi di denaro attraverso il sistema finanziario globale, soldi che a volte sono il frutto dell'evasione fiscale, della corruzione o anche del crimine organizzato.

Il quotidiano rivela che sarebbero almeno 800 i nomi degli italiani emersi dai documenti, tra i quali spiccano quelli di Luca di Montezemolo, Nino Rovelli, Giuseppe Donaldo Nicosia e Marcello Dell'Utri. Tra gli altri nomi illustri, invece, troviamo il calciatore Lionel Messi, che si sarebbe rivolto allo studio panamense per creare la società Mega Star Enterprises, e Jackie Chan, che avrebbe aperto ben sei società col supporto di Mossack Fonseca.

Gerard Ryle, direttore dell’ICIJ, ha spiegato che i documenti coprono l’attività quotidiana dello studio Mossack Fonseca negli ultimi 40 anni:

Credo che questo leak sia probabilmente il più grosso colpo inferto al Mondo offshore, visto l’estensione di questi documenti.

Il contenuto dei documenti sta emergendo in tutta la propria forza in queste ore e i casi specifici saranno chiari soltanto nel corso dei prossimi giorni. Tra i casi più eclatanti è già emerso quello che vede coinvolte la banca russa Bank Rossiya, ora oggetto di sanzioni da parte di Stati Uniti ed Europa in seguito all’annessione della Crimea alla Russia, e alcuni personaggi vicini al presidente Vladimir Putin, a cominciare dal violoncellista Sergei Roldugin, protagonista di una presunta operazione di riciclaggio di denaro messa in piedi attraverso società offshore.

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Via | L'Espresso e ICIJ

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