Veneto, nelle moschee sarà obbligatorio parlare in italiano

Lo prevede una nuova legge regionale sui luoghi di culto.

Veneto, nelle moschee sarà obbligatorio parlare in italiano

Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato una proposta di legge che modifica la legge regionale del 2004 relativa alle norme per il governo del territorio in materia di paesaggio e successive modificazioni. Ebbene, questa legge regola anche la realizzazione e l’attivazione di nuovi luoghi di culto.

Ma il punto che fa discutere è nel cosiddetto emendamento anti-moschee, che prevede l’obbligatorietà di parlare in italiano per tutte “le attività svolte nelle attrezzature di interesse comune per servizi religiosi che non siano strettamente connesse alle pratiche rituali di culto”.

Il relatore di quell’emendamento che è poi stato approvato ed è entrato nella legge è il leghista Alessandro Montagnoli secondo il quale questa norma non costituisce una discriminazione, ma è solo “una regolamentazione che finalmente mette ordine dove prima non c’era”.

Ovviamente c’è stato un grande dibattito perché il Pd, il M5S, la Lista Moretti e Veneto Civico sono contrari e la ritengono una norma palesemente anticostituzionale. In Consiglio regionale, però, la legge è passata con 30 voti a favore, otto contrari e un astenuto, anche se la questione non sembra essersi chiusa qui.
Piero Ruzzante del Pd afferma:

“Non è certo la Regione Veneto che può stabilire che lingua parlo quando voglio, dove voglio”

Tra l’altro un’altra integrazione alla norma prevede il diritto dei Comuni a indire referendum sulle costruzioni, che è una regola che la Corte Costituzionale ha bocciato in un analogo provvedimento approvato in Lombardia.

A votare a favore della legge anti-moschee sono stati Lega, Lista Zaia, Forza Italia, Fratelli d’Italia-An, Lista Tosi e Veneto del Fare. Alberto Villanova della Lista Zaia dice:

“Per una questione di trasparenza e rispetto non è possibile che non si possa comprendere quello che viene detto nelle moschee”

e Elena Donazzan di Forza Italia, assessore all’Istruzione, aggiunge:

“Viviamo in un periodo storico pericoloso, le città europee sono state colpite dal terrorismo islamico e bisogna dare un segnale perché nel nostro territorio non ci possono essere luoghi di culto creati senza controllo in capannoni, sottoscala, appartamenti privati in cui l'omelia viene tenuta in una lingua che noi non comprendiamo

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