H&M: associazioni contro la produzione in Bangladesh. "Non rispetta standard sicurezza"

BERLIN, GERMANY - JULY 14:  Young activists from the labor rights group ver.di perform a dance in the rain during a demonstration against working conditions at production sites used by the H&M clothing chain in Bangladesh on July 14, 2012 in front of one of the company's stores, at the Wilmersdorfer Arcaden shopping center in Berlin, Germany. According to the group, the retail giant is not doing enough to prevent dangerous working conditions such as those leading to the deaths of 49 workers in 2010 due to factory fires at its suppliers' operations in the country, one of the world's largest providers of textiles.  (Photo by Adam Berry/Getty Images)

Il crollo del Rana Plaza del 24 aprile 2013, a Dacca (capitale del Bangladesh), in cui persero la vita 1.138 persone, spinse H&M, insieme ad altri marchi di abbigliamento, a promettere un miglioramento delle condizioni di lavoro nella sua catena di fornitura. Ma, secondo la campagna internazionale "Abiti Puliti", lanciata dall’ International Labor Rights Forum e dallo United Students Against Sweatshops, il noto brand di moda non avrebbe fatto grandi progressi in materia di sicurezza.

Nello specifico, le associazioni hanno fatto un'analisi su 32 fabbriche fornitrici di H&M in Bangladesh. Dallo studio emergerebbe che la maggior parte di queste "non è ancora dotate di uscite di sicurezza adeguate". Inoltre, gli attivisti chiedono all'azienda di concentrarsi su tre punti nodali: "1) la rimozione di blocchi alle uscite di sicurezza, 2) la rimozione delle porte e delle serrande scorrevoli e 3) l’installazione di porte tagliafuoco e recinzioni alle scale”. Proprio la mancata attenzione su questi problemi, avrebbe aggravato l'incendio avvenuto a febbraio nella Matrix Sweaters Ltd, fornitrice di H&M. "I lavoratori hanno rischiato di rimanere bloccati all'interno", dicono le associazioni.

Gli attivisti, al fine di accendere i riflettori sul problema, hanno promesso una serie di mobilitazioni fino al prossimo 3 maggio, giorno in cui, a Solna (Svezia), avrà luogo l’Annual general meeting di H&M. Ma anche in Italia le proteste non mancheranno. Oggi ce ne sarà una a Genova, al Teatro Altrove. Poi a Cocconato d’Asti il 25 Aprile, a Milano il 27 Aprile e a Torino il 1 maggio.

H&M, contattata da Il Fatto Quotidiano, rende noto "che l’impegno in sostenibilità è sempre stato un elemento fondamentale dell’offerta". E sulla questione di fornitori in Bangladesh aggiunge: "stiamo seguendo da vicino il piano di interventi previsto dall’Accord on Fire and Bulding Safety e stiamo riscontrando dei buoni progressi. Per accelerare ulteriormente il lavoro, stiamo collaborando con IndustriAll [...] Siamo in stretto dialogo con i fornitori che stanno procedendo con il lavoro che rimane da fare. In ogni caso, nella nostra catena di fornitura ci sono sempre state le uscite di sicurezza”.

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