Uranio impoverito, ministero della Difesa condannato per la morte di Salvatore Vacca

Il soldato è stato in missione in Bosnia nel 1998 e 1999 ed è morto a soli 23 anni.

Roberta Pinotti

La Corte d’Appello di Roma conferma quanto stabilito in primo grado circa il caso della morte del caporalmaggiore dell’esercito Salvatore Vacca, che facevano parte del 151° reggimento della brigata Sassari (era originario di Nuxis, Carbonia-Iglesias).

Vacca è morto nel settembre del 1999, a soli 23 anni, per leucemia linfoblastica acuta e i giudici hanno condannato il ministero della Difesa per condotta omissiva di natura colposa, perché avrebbe dovuto proteggere adeguatamente il soldato che è morto per essere stato esposto a munizioni all’uranio impoverito.

Il ministero dovrà pagare un risarcimento di circa 2 milioni di euro ai genitori di Salvatore Vacca. Proprio la madre del ragazzo, Giuseppina, cominciò questa battaglia nel 2002 dando il via a quello che è diventato il “caso uranio impoverito”.

Domenico Leggiero dell’Osservatorio Militare spiega perché questa sentenza è così importante:

“La sentenza d'appello che conferma il primo grado è importante perché fissa dei principi fondamentali: primo la colpa del ministero della Difesa e secondo la distinzione che c'è tra indennizzo e risarcimento. La madre infatti aveva già avuto un indennizzo per danno patrimoniale, mentre ora i giudici attestano che da parte del ministero c'è stato un danno causato dall'inadempienza di misure di sicurezza previste per il militare. È una sentenza unica nel suo genere da questo punto di vista. Se si parla di omicidio colposo di un militare morto, se parliamo di 333 vittime cosa è, una strage? E perché ancora non si fa nulla? Il ministro Pinotti ora non potrà ignorare quello che emerge dalla sentenza"

Secondo i giudici il ministero della Difesa avrebbe dovuto pianificare e valutare meglio gli elementi di rischio. I magistrati ritengono inoltre che ci sia compatibilità tra il caso e i riferimenti provenienti dalla letteratura scientifica e che sia evidente l’esistenza di un collegamento causale tra zona operativa e insorgenza della malattia.

Nei prossimi giorni l’attuale ministro della Difesa Roberta Pinotti sarà ascoltata in commissione d’inchiesta.

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