Un jihadista pentito: “Padre Dall’Oglio è vivo, c’è un video che lo dimostra”

Saleh A. ha già fatto sventare due attentati in Germania, a Düsseldorf.

Paolo Dall'Oglio - Rapito in Siria

Padre Paolo Dall’Oglio, rapito in Siria il 29 luglio 2013, potrebbe essere ancora vivo e in mano all’Isis. Lo sostiene con convinzione Saleh A., un “jihadista pentito” grazie al quale finora sono stati già sventati due attentati a Düsseldorf.

Secondo la ricostruzione fatta dal giornale francese Le Monde, Saleh A. è stato arrestato nel 2009 in Siria per aver insultato il presidente, poi nel 2013 è stato liberato, si è arruolato nelle forze di Al Nusra, organizzazione affiliata ad Al Qaeda, ma quando ha provato a trattare con l’Isis il passaggio del suo battaglione tra le forze dell’esercito islamico, è stato arrestato dagli islamiti a Raqqa. Quando è stato liberato ha conosciuto un agente della polizia segreta dello Stato Islamico il quale gli ha dato istruzioni per consegnare un video al Vaticano, dove avrebbe dovuto incontrare un certo Carlos che glielo avrebbe pagato 10mila euro. Ebbene, secondo Saleh A. in quel video c’era la prova che Padre Paolo Dall’Oglio è ancora vivo e che dunque non è stato ucciso subito dopo il rapimento, quindi già nel 2013, come dicevano i media nel 2014.

Tuttavia, sull’attendibilità di Saleh A. come testimone ci sono ancora molti dubbi, nonostante grazie alla sua collaborazione siano stati sventati già due attentati a Düsseldorf. Il jihadista “pentito”, infatti, si è consegnato spontaneamente alla polizia di Parigi a febbraio 2016 dicendo di essere “stanco” di passare da un campo profughi a un altro in attesa di mettere in atto degli attentati con la sua cellula dormiente composta da circa venti persone sparse tra Düsseldorf, in Germania, e il campo profughi di Nimègue, in Olanda.

Grazie alle informazioni rivelate da Saleh A., la polizia francese ha messo in guardia quella tedesca che è così giunta all’arresto di tre jihadisti che erano pronti a mettere in atto due attentati nella vecchia Düsseldorf.
Saleh A. ha parlato nella speranza di ottenere un trattamento di favore, ma la polizia francese lo ha arrestato per la “sua stessa sicurezza”. Dopo l’arresto Saleh A. ha cercato di sminuire il suo ruolo nella cellula di cui faceva parte e il sospetto della polizia è che ora stia parlando semplicemente per una questione di soldi, cioè per il fatto di non aver mai ricevuto quei 10mila euro, che avrebbe dovuto trovare presso un parrucchiere di Parigi, per la consegna del video che non sarebbe andata in porto.

Saleh A. è arrivato in Europa partendo insieme ai profughi e sbarcando in Turchia per poi passare da Grecia, Macedonia, Serbia e Ungheria prima di arrivare in Germania dove ha chiesto asilo a marzo del 2015. Il racconto del suo viaggio è stato verificato punto per punto dagli inquirenti che lo ritengono veritiero, tanto che a confermarlo ci sarebbero anche i dati dell’utilizzo del servizio BlaBlaCar.

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